Alla corte dello Zar. Auguri a Pietro Vierchowod

06.04.2010 07:55 di Serena Timossi  articolo letto 1928 volte
Alla corte dello Zar. Auguri a Pietro Vierchowod

51 anni fa nasceva lo Zar…No, non stiamo per ripercorrere qualche noiosa pagina letta e riletta sui libri di storia, anche se in effetti faremo un tuffo in un passato glorioso a tinte blucerchiate, un’epoca in cui la bella Samp aveva incontrato il suo Presidente Principe e poteva persino contare, per l’appunto, su uno zar in difesa: Pietro Vierchowod.

C’era una volta un ragazzo di Calcinate, figlio di un ufficiale ucraino dell’Armata rossa, che dimostrò fin da giovanissimo di avere grandi doti sportive. Qualcuno gli disse che con la sua velocità avrebbe potuto avere una carriera nell’atletica, ma lui era determinato a diventare calciatore. Fu così che esordì nella Romanese in serie D, per poi approdare al Como, in cui ebbe modo di crescere calcisticamente.

Sebbene da ragazzino avesse cominciato come ala destra, ben presto fu chiaro che il suo ruolo naturale era quello di stopper e con la squadra lariana Vierchowod si mise in luce disputando quattro campionati tra serie C1 e B, fino al debutto nella massima serie nella stagione ’80-’81.

La Sampdoria allora militava nel campionato cadetto e decise di opzionare il giocatore e mandarlo in prestito per due stagioni, prima alla Fiorentina e poi alla Roma, in attesa della promozione. A obiettivo raggiunto Paolo Mantovani chiamò a sé lo Zar come tassello fondamentale di quella che sarebbe stata una difesa da favola.

Nel corso delle sue dodici stagioni blucerchiate Vierchowod si confermò uno dei migliori difensori dell’era moderna. Veloce, roccioso, maestro nell’anticipare l’avversario, talvolta autore di proficue sortite in attacco. Tra le reti segnate figura quella determinante in Roma-Sampdoria (0-1) nell’anno dello Scudetto ed il millimetrico piatto destro contro il Napoli su assist di tacco di Mancini nella finale di ritorno di Coppa Italia ’88-’89 disputata a Cremona.

Come in tutte le favole non possono mancare gli antagonisti ed il nostro eroe con la maglia numero cinque si trovò ad affrontare mostri sacri del calibro di Van Basten e Maradona, ai quali riservò marcature speciali ed asfissianti, tanto da essere definito dall’argentino “l’uomo verde”, un Hulk contro il quale il Pibe De Oro non riuscì a segnare nemmeno un goal su azione.

Non solo dedizione, decisione nei tackle e determinazione in campo, ma anche grinta da vendere con i compagni (celebri le liti con Renica in allenamento e con Pagliuca “distrattosi” in partita) e un pizzico di strafottenza che lo portò a salutare la caldissima curva della Stella Rossa a Sofia, o ad agitare festante una coppetta gonfiabile, simbolo della conquista della Coppa delle Coppe del 1990, lanciata da un tifoso sotto la gradinata dei sostenitori rossoblu in una stracittadina. Per la cronaca Vierchowod segnò anche, di testa, il goal del momentaneo pareggio nel suo ultimo derby vinto dalla Samp 3-1.

Il piglio di chi non ci sta mai a perdere, unito allo scatto e alla progressione di un centometrista, il tutto al servizio di un’armata con la quale conquistò 4 Coppe Italia, 1 Coppa delle Coppe ed una storica finale di Coppa dei Campioni. L’addio alla Samp fu nel 1995, anno in cui Vierchowod passò alla Juventus, con cui si riappropriò di quel trofeo perso per un soffio in blucerchiato.

Dopo le esperienze al Milan ed al Piacenza il longevo Zar decise di ritirarsi dall’attività agonistica all’età di 41 anni, con alle spalle ben 562 partite in serie A e 45 presenze in Nazionale.

Più sfortunata la sua carriera da allenatore, segnata dagli esoneri prima a Catania, poi dalla panchina della Florentia Viola in C2 ed infine da quella della Triestina.


La gloriosa storia del nostro combattente dovrebbe interrompersi qui con il canonico “vissero tutti felici e contenti” ma, vista la personalità e l’auorevolezza in campo del protagonista, è molto meglio dire “vissero tutti…felici e vincenti”.