Una vita da mediano: auguri all’inesauribile Fausto Pari

15.09.2010 12:30 di Serena Timossi  articolo letto 1964 volte
© foto di Federico De Luca
Una vita da mediano: auguri all’inesauribile Fausto Pari

Quarantotto anni fa nasceva a Bellaria Fausto Pari, colui che sarebbe diventato un perno fondamentale del centrocampo della Sampdoria degli anni d’oro di Paolo Mantovani. Il carattere schivo di chi antepone il lavoro e l’impegno alle parole, unito alla duttilità in campo, rese quel mediano con il numero quattro sulla schiena un elemento di sicura affidabilità per gli equilibri della squadra blucerchiata.

27 gettoni nel Bellaria impreziositi da quattro reti furono sufficienti all’Inter per decidere di ingaggiare quel giovane promettente. Con i nerazzurri Fausto rimase due stagioni, pagando lo scotto della verde età con una sola presenza: l’esordio in serie A il 22 marzo 1981 nella gara esterna contro la Pistoiese. Il Parma decise di puntare sul centrocampista la stagione seguente, dandogli fiducia e spazio nell’arco di due campionati.

Nell’estate del 1983 l’incontro con la Samp, un colpo di fulmine che si concretizzerà in 400 presenze tra campionato, Coppa Italia e competizioni europee nel corso di ben nove stagioni. Portando a termine ogni compito assegnatogli prima da Ulivieri e successivamente da Bersellini e Boskov, Pari convinse ciascun allenatore con le sue prestazioni caratterizzate da continuità e intensità.

Il faticatore del centrocampo per eccellenza visse l’emozione del primo trofeo blucerchiato, la Coppa Italia 1985 conquistata battendo il Milan, così come i due trionfi seguenti nella stessa competizione, superando il Torino nel 1988 e il Napoli nel 1989. Il gruppo cresceva in esperienza, compattezza e voglia di raggiungere traguardi che fino ad allora nessun tifoso blucerchiato avrebbe osato immaginare. Fu così che la Samp giunse alla Coppa delle Coppe ‘89/’90 e allo Scudetto ‘90/’91, ottenuti anche grazie alle attenzioni speciali riservate da Pari agli avversari che gli si contrapponevano.

Fuori dal campo si ergeva a difensore dei compagni, impersonando una sorta di sindacalista, la voce dello spogliatoio, tanto che Mantovani lo definì affettuosamente un “brontolone”. E’ forse proprio dall’abitudine a trattare direttamente con i vertici societari che è nata la carriera da direttore sportivo del Pari attuale. Dopo essersi fatto valere in campo indossando le maglie di Napoli, Piacenza, Spal e Modena tra il 1992 e il 2000, l’ex blucerchiato ha intrapreso la carriera dirigenziale prima nelle vesti di direttore sportivo del Brescello, poi in quelle di osservatore per l’amata Samp. La voglia di esplorare nuovi ambienti lo ha portato a Bari, Spezia e Modena, società con la quale ha recentemente rinnovato la collaborazione.

Fausto Pari ha incarnato il cuore e i polmoni della Samp d’oro, il jolly che si imponeva con autorevolezza a centrocampo, sacrificandosi per mettere nella condizione ottimale i finalizzatori del gioco. Un incontrista generoso e senza flessioni nel rendimento, in perfetta simbiosi con lo stile pacato e nel contempo orgogliosamente indomito dell’ambiente blucerchiato.