Auguri a Ruud Gullit, il Tulipano blucerchiato
Ruud Gullit: un nome che non ha bisogno di presentazioni. Le giocate, i goal, i numeri e i riconoscimenti parlano per lui: 169 reti in 454 presenze in tre differenti campionati (Eredivisie, Serie A e Premiership), un pallone d’oro nel 1987, due volte calciatore dell’anno del campionato olandese e trionfatore World Soccer nel 1987 e nel 1989. Ai successi personali si aggiungono i numerosi trofei conquistati con le squadre in cui ha militato, tra i quali spiccano le due Coppe dei Campioni e le altrettante Coppe Intercontinentali dello straordinario periodo trascorso con la casacca del Milan.
I tifosi sampdoriani hanno avuto il privilegio di ammirare il fuoriclasse olandese come protagonista in maglia blucerchiata in due occasioni: nella stagione ’93-’94, culminata con il terzo posto in campionato e la conquista della Coppa Italia e, dopo un momentaneo ritorno in rossonero, dal novembre 1994 a fine stagione con l’operazione che portò Melli al Milan.
Agli esordi viene impiegato come libero, ma ben presto trova la giusta collocazione come centrocampista avanzato molto duttile, in grado di assumere indifferentemente il ruolo di seconda punta e trequartista, ma a suo agio anche se utilizzato come attaccante puro. In Olanda le tappe della sua ascesa vanno dai dilettanti del Meer Boys e del Dws alla prima esperienza professionistica con l’Haarlem, fino alla consacrazione e alle vittorie con Feyenord (1982-1985) e PSV Eindhoven (1985-1987), che gli aprono le porte della Nazionale.
Il Milan del neo presidente Berlusconi non si lascia sfuggire quello che ormai è qualcosa di più di un astro nascente e lo acquista per la cifra record di 13.5 miliardi di lire. Gullit, Van Basten e Rijkaard formano il formidabile trio olandese che traghetterà i rossoneri verso un futuro costellato di successi. Gullit, pedina fondamentale dello scacchiere sacchiano, con l’arrivo di Capello aggiunge al proprio palmarès due Scudetti e una Supercoppa Italiana, ma alcuni problemi di spogliatoio inducono i rossoneri ad accettare il trasferimento alla Sampdoria.
Il campione dalle inconfondibili treccine lascia il segno anche nel cielo blucerchiato regalando, con l’imprevedibilità che lo caratterizza, goal e giocate, eccellendo nel colpo di testa e mettendo in difficoltà le difese avversarie con i suoi dribbling e le sue progressioni. Va a segno anche nella memorabile finale di Coppa Italia terminata 6-1 contro l’Ancona, firmando la rete che apre le marcature.
Memorabile resta proprio la rete contro il Milan nella stagione ’93-’94: un tiro potente e calibrato che porta alla vittoria una Samp inizialmente in svantaggio di due reti. E’ proprio nel commentare questa prodezza per una’emittente televisiva che l’intramontabile Vujadin Boskov lo definì: “Cervo che esce di foresta”.
Ancora oggi, a distanza di dodici anni dalle ultime partite disputate nel Chelsea, che lo vide anche debuttare come allenatore - l’ultima esperienza è stata sulla panchina dei Los Angeles Galaxy nel 2007/2008 – Ruud Gullit resta quel fuoriclasse in grado di risolvere una partita con l’eleganza e la maestosità di un cervo che a testa alta esce dalla foresta. Un’immagine vivida e fiera che evoca nei tifosi blucerchiati magie da sogno che sono state una splendida realtà.
