Asmini: "Garrone dava fiducia. Ultima volta sentito Marotta..."

05.04.2021 12:14 di Matteo Romano   Vedi letture
Asmini: "Garrone dava fiducia. Ultima volta sentito Marotta..."
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com

Salvatore Asmini ha legato il suo nome nel mondo del calcio a quello della Sampdoria. L’arrivo a Genova con Giuseppe Marotta all’inizio della presidenza di Riccardo Garrone, per rimanervi sino alla retrocessione in B, dopo una breve addio alla fine della stagione 2009/2010, per rientrare in società a inizio 2011:

Attualmente tra i dirigenti della Castellanzese, società lombarda di Serie D, Asmini ha avuto modo di parlare del suo ultimo suo periodo con la società blucerchiata, culminato con la retrocessione in cadetteria, in un’intervista concessa a Settimana Sport, con cui ha svolto una diretta su Facebook:

“Ho fatto ultimo periodo infelice con Di Carlo e Cavasin… Se uno entra in casa mia vede due fotografie: in una sono con Riccardo Garrone, una persona eccezionale, e l’altra è con Novellino e Delneri, una volta che Walter venne a trovarci. Ho fatto circa dieci anni alla Samp, con Marotta avevo molto spazio e fatto grandi risultati. Il mio rammarico è quando sono rientrato, ho sbagliato, forse per il grande attaccamento, non avrei dovuto ma me l’aveva chiesto Garrone. Sono arrivato e mi è stato proibito di occuparmi di questioni tecniche perché c’erano altri – le parole di Asmini riportate da Sampdorianews.net – Dovevo essere una sorta di team manager, stare con la squadra e con l’allenatore. Chi se ne è andato ha avuto la forza di dire che la colpa era mia. Purtroppo quando parti con un obiettivo e poi lo vedi scemare e subentra la paura ”sei morto”. Mi son preso la colpa, sono arrivati insulti. Queste cose mi hanno ferito. Per il 90% delle persone Salvatore Asmini è responsabile della catastrofe di quell’anno lì”.

La carriera di Asmini si è svolta soprattutto assieme a Beppe Marotta, prima di una burrascosa separazione nel periodo di passaggio del dirigente varesino alla Juventus:

“Mi ha chiamato Marotta a Monza e da lì è cominciata la mia fortuna. Mi ha fatto fare il responsabile del settore giovanile e l’osservatore: ho lavorato 23 anni con lui. Oggi non sento più Marotta. L’ultima volta che l’ho sentito è stato alla partita Sampdoria – Napoli. Me ne andai a fine primo tempo, senza sentire nessuno. Non perché Marotta si fosse comportata male… io ho perso un po’ la testa. Ero sicuro che sarebbe diventato un grande dirigente: bene come il sottoscritto lo conoscono ben pochi. Ho cominciato a lavorare con lui a Monza: nella sua testa c’era l’ambizione. È un manager eccezionale, bravo nel scegliere le persone, e quando le sceglie le fa lavorare a 360°. Avrò sbagliato a prendere giocatori ma lui non mi ha mai detto niente. Mi ha dato tantissimo e io ho dato tantissimo. Nessun rimpianto né rancore”.

Con la conclusione della cavalcata verso i preliminari Champions League nell’annata 2009/2010 si conclude anche l’esperienza in blucerchiato di Fabio Paratici, anch’egli diretto alla Juventus:

Marotta o Paratici? Ho un’idea molto ben precisa: Palombo è arrivato alla Samp ma se non arrivava da noi andava all’Inter e al Milan. Paratici quando è arrivato non lo conosceva nessuno. Poi per la maggior parte della stampa genovese Paratici è stato quello ha preso i giocatori e ‘che ha cambiato il mondo’. A Marotta avevo detto una cosa precisa che si è avverata, quindi parteggio per Marotta. Non ho nulla da perdere e posso dire quello che voglio. Il mio problema non sono né Marotta né Paratici. Alla Juventus saremmo andati entrambi, io e Paratici: non ho accettato e me ne sono andato sbattendo la porta in malo modo. Anche con Paratici non ho niente. Sono un po’ polemico, ma non voglio passare per fesso”.

Asmini parla anche del mister con cui ha avuto maggiormente feeling nel suo periodo in blucerchiato:

 “Ho nel cuore Novellino e Delneri. Due persone completamente differenti: Novellino ‘cercava tensione’. Con Novellino la reazione mai scontata: a me permetteva di dirgli tutto. È un uomo che faceva finta di non ascoltare ma ascoltava – afferma l’ex dirigente doriano – Con doti differenti Delneri… poche parole ma concretezza massima. Lasciava lavorare i secondi De Bellis e Conti, non creava tensioni: bravo fuori e dentro il campo. In casa ho una fotografia con lui e Novellino”.

Asmini parla infine di Riccardo Garrone, non nascondendo una certa commozione nel ricordarlo:

“Persone come Garrone non ne nascono più: il giorno del suo funerale ero ricoverato all’ospedale. Mi è dispiaciuto non esserci, mi è rimasto nel cuore. Nell’anno della retrocessione abbiamo fatto un’amichevole con il Derthona, stavamo retrocedendo, ma quel giorno mi ha detto cose che mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Quando guardo le foto rivedo tante cose belle che abbiamo fatto –  conclude Asmini – Non so i motivi che lo hanno portato alla Sampdoria. Si sentiva sampdoriano: la prima volta che l’ho conosciuto ci siamo trovati a Milano con lui e Marotta, e ci ha detto chiaramente: questi sono i soldi a disposizione, poi dovete essere bravi a gestirvi e fare ciò che è da fare. Lui ha dato grande fiducia alle persone che ha scelto: io, Marotta, Marangon e gli altri. Lui diceva ‘non sono pratico di calcio’, ma poi ha avuto una passione incredibile”.