ESCLUSIVA SN - 1946, Rissetto: "Pagliuca aveva grande sicurezza e regolarità. Era quasi imbattibile tra i pali"

19.05.2016 20:16 di Sandro Selis   Vedi letture
ESCLUSIVA SN - 1946, Rissetto: "Pagliuca aveva grande sicurezza e regolarità. Era quasi imbattibile tra i pali"

Nozze d'argento quest'oggi per lo scudetto della Sampdoria che compie 25 anni. Per la rubrica "1946" e per celebrare lo storico tricolore, Sampdorianews.net ha intervistato in esclusiva Stefano Rissetto, storica firma del giornalismo sportivo genovese, che ha voluto raccontarci Gianluca Pagliuca, determinante con le sue parate nei trionfi blucerchiati.

"Il più grande portiere della storia blucerchiata, anche se gli storici lo mettono in ballottaggio con Moro, Battara e Cacciatori. Arrivò come Mancini dal Bologna, ma la sua storia fu molto particolare. Le voci narrano che nella finale del Torneo di Viareggio contro l'Inter, tra il primo e il secondo tempo, Mantovani fece un blitz e ordinò di prenderlo a tutti i costi. In realtà non venne pagato nemmeno tanto rispetto a quella che poi fu la sua resa e quella del Viareggio fu la prima finale della carriera per lui. A parte l' Intercontinentale e l'Europeo, è il portiere italiano che giocò tutte le finali possibili e immaginabili. Con la Sampdoria finali di Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Coppa delle Coppe (2 Volte), Coppa Campioni. Poi con l'Inter finale di Coppa Uefa e con L'italia finale mondiale negli Stati Uniti nel 1994. Una delle sue battute preferite e al contempo amare, è che Buffon è diventato Campione del Mondo perchè i suoi compagni sono stati più precisi dei suoi, anche perchè lui un rigore lo parò in quella partita a Marcio Santos, mentre Buffon sfruttò la traversa colta da Trezeguet. 

Arrivò alla Sampdoria inizialmente col progetto di crescere e di fare il dodicesimo a Bistazzoni, poi sul finire della stagione 1987/88, questo progetto accelerò e Boskov lo lanciò in prima squadra a sorpresa durante una partita di Coppa Italia con l'Ascoli. Lui ingenuamente prese un gol in pallonetto da Carillo, il futuro vice di Iachini. Gli errori di Pagliuca sono facili da ricordare perchè ce ne sono stati pochissimi, a testimonianza del fatto appunto ricordiamo che tutte le vittorie della Sampdoria sono avvenute con lui tra i pali. Boskov dopo averlo fatto esordire,  lo schierò titolare nella doppia finale di Coppa Italia contro il Torino del 1988 poi vinta. L'anno dopo la squadra si consacrò vincendo la terza Coppa Italia e raggiungendo la finale di Coppa Coppe a Berna, anche se il suo apporto fu meno evidente in quanto protetto da una difesa fortissima. Il suo rimpianto più grande è stato ovviamente nella finale di Wembley contro il Barcellona per quel tiro di Koeman, anche se va ricordato che la Sampdoria vinse lo scudetto l'anno prima e approdò in quella finale grazie alle sue parate. 

L'anno dello scudetto non fu la stagione dove la Sampdoria giocò il miglior calcio. Assegno questo primato alla Samp del 1985 di Bersellini, capace di conquistare la prima Coppa Italia, e medaglia d'argento a quella del 1993-94 guidata da Eriksson in panchina e da Gullit in campo. Nel '91 gli Dei del calcio decisero di farle vincere almeno uno dei quattro scudetti che avrebbe potuto vincere. In quella annata Pagliuca fu protagonista assoluto in diverse partite come a Napoli o a Milano contro l'Inter, dove trasformò un 5-2 in uno 0-2. Subì un bombardamento uscendone vincitore, parando addirittura un rigore a Matthaus. 

Tra Pagliuca e i pali ci sono due relazioni molto particolari: 6 gennaio 1991, terz'ultima di andata. Il 30 dicembre la Samp batte l'Inter ed è pronta a spiccare il volo. Arriva invece la sconfitta interna col Torino e sarà un naufragio. Seconda sconfitta interna (divennero 3 totali a fine campionato). La Sampdoria accorcia le distanze nel finale e nel recupero Pagliuca si spinse in avanti e sul cancio d'angolo colpì il palo, con la palla che sulla ribattuta finì fuori. Fu tutto inutile comunque in quanto l'arbitro fischiò un fuorigioco ancora oggi incomprensibile. A mio avviso fu il momento chiave della stagione. Se avesse segnato e l'arbitro Ceccarini avesse poi annullato, la sanzione disciplinare sarebbe stata sicuramente ben peggiore delle tre giornate che poi prese per avergli stritolato la mano a fine partita. Altro palo storico fu quello nella finale di Pasedena contro il Brasile, dove su un tiro non irresistibile di Romario il pallone gli scivolò dalle mani e andò sul palo tornandogli tra le braccia. Fu tra l'altro insieme a Evani fra i due primi giocatori della Sampdoria a giocare una finale mondiale, bissati poi nel 2014 da Romero e Mustafi in Argentina-Germania. 

Arriviamo ora al 5 maggio 1991. Contro l'Inter sarebbe potuta diventare una carneficina, invece si trasformò in un trionfo con Pagliuca migliore in campo. Nella sua carriera italiana a Matthaus vennero parati solo due rigori e uno proprio dal numero uno blucerchiato. Quello fu il momento in cui la Sampdoria vinse lo scudetto. Il passo d'addio si ebbe nella finale di Coppa Italia del 1994, del 6-1 all'Ancona, dove Pagliuca difese per l'ultima volta la porta blucerchiata nelle coppe, finendo poi la stagione successiva all'Inter. Quella Sampdoria prese anche pochissimi gol in trasferta, credo solo 5/6 tolti gli ultimi 3 a Roma contro la Lazio a scudetto già vinto, che portarono al record eguagliato di tutti i tempi. Era molto bravo anche nei rigori per il suo baricentro relativamente basso e la sua esplosività nelle gambe. Aveva una grande sicurezza e regolarità, quasi imbattibile tra i pali e più la partita era importante più lui era all'altezza della situazione. Anche a Goteborg in finale di Coppa Coppe contro l'Anderlecht fece una sola parata all'87° minuto sull'unico liscio di Vierchowod, Gudjohnsen con una girata lo costrinse in una parata a terra. In quella edizione non ebbe bisogno di mettersi in mostra più di tanto, ricordo solo il 17 ottobre 1989 nella gara di andata del secondo turno a Dortmund fece muro contro i tedeschi".

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