Vincitori in una battaglia. 10 punti e altrettanti motivi per goderci questa Sampdoria

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Direttore Responsabile TMW Sampdoria. Collabora con Alfredopedulla.com, Radio19, Primocanale, TMW Magazine, TuttoEntella.com.
24.09.2015 10:32 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Vincitori in una battaglia. 10 punti e altrettanti motivi per goderci questa Sampdoria

10 punti in 5 gare, 3 successi in altrettante gare casalinghe tra squadre alla nostra portata e la Roma rientrante tra le principali candidate alla conquista dello scudetto, 1 pareggio in rimonta sotto di due goal al San Paolo, un'unica sconfitta contro il Torino su un campo che ultimamente mal digeriamo. Non potevamo aspettarci un miglior inizio di campionato per provare pian piano a dimenticare la disfatta europea contro il Vojvodina che ha gettato al vento uno dei principali obiettivi stagionali, ovvero la partecipazione all'Europa League.

Ieri sera ho assistito ad una di quelle prestazioni che rende fiero e orgoglioso qualunque tifoso, dal più ottimista al più negativo, perchè ho ammirato una squadra caratterizzata, oltre ad alcune importanti individualità e un paio di giovani davvero promettenti, da un carattere, una personalità e la voglia di non mollare nemmeno un centimetro, doti tipiche di un gruppo con gli attributi. Nel calcio spesso contano gli episodi, gli errori arbitrali e i colpi di fortuna, ma complessivamente nulla viene lasciato al caso, chi semina alla fine raccoglie e questa Sampdoria, mantenendo alta la concentrazione per l'intero arco della sfida, può davvero togliersi altre soddisfazioni.

Il possesso palla della Roma è stato prolungato, in alcuni momenti abbiamo assistito ad un autentico assedio, ma con il potenziale offensivo giallorosso e la palese qualità in impostazione gli uomini di Garcia avrebbero potuto e dovuto fare di più per non perdere ulteriore terreno in ottica scudetto. Certo, abbiamo sofferto, ma era umanamente possibile pensare il contrario? Quando si affrontano avversari di così elevata superiorità tecnica non bisogna sbagliare la prestazione, è quella che conta in primis per l'allenatore di turno. A quel punto risulta fondamentale affidarsi alle giocate decisive di quei giocatori in grado di fare la differenza anche contro le big, ovvero i campioni, scavare per utilizzare al meglio ogni minima energia psicofisica e sperare che la buona sorte possa dare una mano in determinati episodi, ad esempio il miracolo di Viviano sulla punizione deviata di Pjanic e l'autorete di Manolas nel finale.

10 punti in graduatoria e altrettanti motivi per godere della nostra Sampdoria. Partiamo dalla gigantesca prova di Emiliano Viviano, l'ennesima. Dal campionato scorso possiamo finalmente contare su un n°1 in tutti i sensi, uno di quegli estremi difensori capaci di farti portare a casa una decina di punti a stagione. Abituati recentemente a portieri non affidabili, senza la giusta continuità o esperienza a grandi livelli, la differenza è davvero notevole. Emiliano ha gli attributi, il carisma, la personalità, la giusta carica agonistica per trasmettere sicurezza, grinta e consapevolezza nei propri mezzi all'intero reparto, peraltro ieri privo dei vari De Silvestri, Cassani, Coda, a complicare le cose ci ha pensato l'infortunio di Silvestre nei primi 45'. Abbiamo perso il conto delle parate decisive, ne sa qualcosa perfino Dzeko, ma merita la copertina la deviazione d'istinto sulla punizione calciata da Pjanic al limite dell'area e deviata dalla barriera. Un autentico miracolo. Il coro Viviano Viviano dal cuore della Gradinata Sud rappresenta l'ennesimo meritato riconoscimento di stima e affetto nei confronti di uno di quegli uomini che non lasciano mai nulla di intentato sul terreno di gioco.

Da anni si è parlato della difficoltà a trovare esterni bassi di valore, fatta eccezione per Lollo De Silvestri, si fatica a ricordare elementi davvero in grado di fornire affidabilità in entrambe le fasi. Gli infortuni subiti dall'ex laziale e dal naturale sostituto Mattia Cassani hanno inevitabilmente spalancato le porte a Pedro Pereira, un talento di appena 17 anni pescato in estate dagli attenti osservatori blucerchiati nel Benfica. In ritiro se ne era parlato molto bene, ma si sa come sia notevole il passaggio dai test estivi alle gare che contano. Eppure nessuno si è accorto della sua giovanissima età, un caso più unico che raro nell'intera massima serie. Concentrazione in copertura, personalità, buon bagaglio tecnico, grinta, predisposizione ad accompagnare l'azione offensiva. Un talento completo che gioca da veterano nonostante sia poco più di un esordiente in serie A. Enormi i margini di crescita per mostrare al mondo uno dei migliori elementi in prospettiva che il campionato italiano possa offrire. Chapeau a chi l'ha portato a Genova.

Restiamo al reparto arretrato. In estate era andata in onda la telenovela Zukanovic, conclusasi con l'arrivo alla Sampdoria e l'Inter costretta a restare con un pugno di mosche in mano. L'impatto con il mondo blucerchiato non è stato dei migliori, la prestazione offerta contro il Vojvodina lasciò piuttosto perplessi, ma era evidente il ritardo di condizione e la confusione generale del collettivo in una serata assolutamente da dimenticare ha fatto il resto. Ha poi faticato a ritrovare spazio nell'11 titolare, anche in considerazione delle buone prove offerte da Coda fino al grave infortunio che lo costringerà ad un lungo periodo di stop. Ieri sera Zenga gli ha dato fiducia dal 1' nel ruolo di difensore centrale e l'ex Chievo si è dimostrato all'altezza anche in quella posizione. Contro uno dei migliori attaccanti a livello europeo e le continue percussioni centrali dei centrocampisti ed esterni giallorossi, il bosniaco non si è mai fatto trovare impreparato. Tempismo e senso della posizione per spazzare un elevato numero di insidiose palle nel cuore dell'area, capacità nel giocare d'anticipo e guidare con autorevolezza l'intero reparto. Con la speranza di rivedere Silvestre il più breve tempo possibile, la Sampdoria ha trovato una validissima spalla.

I tifosi di Reggina, Atalanta e Palermo lo confermeranno, Edgar Barreto è un guerriero, uno di quegli elementi che sei sempre fiero di avere nella propria squadra. Un centrocampista moderno che abbina buona tecnica individuale ad un infinito pressing a tutto campo, un'invidiabile dote nel recuperare palloni senza mai dare tregua agli avversari. Se la trasferta con il Toro ha presentato una Samp complessivamente sotto tono, ieri sera il paraguayano ha proseguito nel suo processo di crescita offrendo una prestazione maiuscola in termini di dinamismo ed equilibrio. In varie occasioni delicate si è trasformato nel difensore aggiunto, agendo da muro alle conclusioni giallorosse. Al suo fianco un Fernando decisivo nella zona nevralgica, un mix brasiliano di quantità – qualità, un regista sempre pronto ad indossare le vesti del mediano che svolge quel lavoro sporco fondamentale, vitale per gli equilibri della squadra, in particolare quando si affronta un avversario tecnicamente superiore sempre pronto a punirti sfruttando il minimo spazio concesso.

Se Soriano arretrato nei tre di centrocampo ha dovuto in primis pensare al lavoro di copertura, qualcosa di più era lecito aspettarsi da Joaquin Correa e Luis Muriel. L'argentino, per il quale ho scritto elogi in più occasioni in quanto lo ritengo meritevole di maggiore spazio, è andato a corrente alternata, un buon inizio andando poi ad isolarsi dalla manovra. Il colombiano si è dato un gran da fare, ma spesso le buone intenzioni sono rivelate tali, non tramutandosi in fatti concreti. L'impegno non manca, la capacità di risultare decisivo dovrà assumere la priorità rispetto al colpo ad effetto, un discorso che può essere allargato anche al n°10. Chi non tradisce mai le aspettative è Martins Eder, ogni giorno che passa benedico quel 1 settembre, nel quale la Sampdoria ha deciso di non rinunciare all'unico davvero insostituibile. Come contro l'Inter a Marassi lo scorso campionato è stato un suo calcio piazzato a mandarci in visibilio e un'altra big ha dovuto farne i conti.

Contro il Torino probabilmente non era stato impeccabile nella scelta dell'11 iniziale, alcuni cambi sono stati tardivi e l'atteggiamento generale della squadra non è stato all'altezza in primis nella prima frazione, un approccio troppo rinunciatario alla sfida. Ieri sera Walter Zenga non ha sbagliato nulla. Nonostante l'emergenza  il reparto arretrato ha mostrato solidità e alcuni meccanismi meglio oliati, azzeccata la decisione di schierare Zukanovic al centro della difesa dal 1', i suoi cambi si sono rivelati decisivi per scelte e tempismo. Ivan rappresenta una delle note più liete dell'inizio di stagione, da capitano della Primavera a titolare aggiunto nella prima squadra. Il ragazzo ha subito dimostrato di aver carattere, voglia di non arrendersi mai, nessun timore reverenziale contro alcun avversario. Un motorino inesauribile capace di viaggiare in ogni parte del campo con un cuore, un dinamismo e una predisposizione a catturare palloni davvero da grande centrocampista.

Tra le sostituzioni fondamentali non possiamo scordare Antonio Cassano. Non sarà ancora al top della condizione fisica, noi lo aspetteremo, ma ieri sera ha fornito un importante contributo al mantenimento di un risultato positivo. Non solo si è conquistato un paio di punizioni che hanno fatto respirare la squadra nel momento di maggiore forcing giallorosso alzando di conseguenza il baricentro, ma con la consueta classe ha allargato il gioco sugli esterni e ha messo lo zampino nel contropiede terminato con la clamorosa autorete di Manolas. Non appena avrà recuperato il miglior stato di forma dopo il periodo lontano dai campi e il recente infortunio, la Sampdoria potrà contare su Fantantonio per un minutaggio superiore e potremo davvero divertirci avendo tutti i nostri talenti  a completa disposizione, come ha recentemente dichiarato lo stesso mister.

Concludo l'editoriale citando tra i motivi che ci legittimano a goderci il momento la straordinaria prestazione della nostra Gradinata Sud. Ieri sera pensavo a quanto scritto nei giorni scorsi da Enzo Tirotta proprio sulle pagine di Sampdorianews.net in merito ad alcune prove sotto tono, ben di sotto del proprio standard nel corso della scorsa stagione e la decisione matura dei gruppi di organizzare alcune riunioni per confrontarsi su alcune tematiche relative la Gradinata. Contro la Roma il tifo è stato trascinante, coinvolgente, senza sosta, una vera e propria bolgia, con quel giusto di mix di determinazione, carica agonistica, voglia di combattere al fianco dei nostri ragazzi. Qualunque fosse stato in campo il risultato finale, la Gradinata avrebbe trionfato per essere riuscita a fare la differenza come ai bei tempi. I ragazzi hanno conquistato la vittoria e il sudore per quei 3 punti è anche di chi era sugli scaloni della Gradinata ha battuto le mani per 96' ed è tornato a casa senza voce. Uscire dallo stadio con la gioia nel cuore per i 3 punti, ma soprattutto con i brividi nel sentire questa Gradinata davvero non conosce prezzo.