Impossibile vivere di rendita, staccate la spina il 29 maggio. Ora un obiettivo: rivedere la Sampdoria

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, Tuttoentella.com, Antenna Blu.
26.04.2017 08:43 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Impossibile vivere di rendita, staccate la spina il 29 maggio. Ora un obiettivo: rivedere la Sampdoria

Ne parlavamo nell'ultimo editoriale commentando la sconfitta di Reggio Emilia. Fino a quel sabato pomeriggio la stagione della Sampdoria targata Giampaolo si era rivelata altamente positiva, erano state scritte alcune pagine di storia come il doppio blitz a San Siro e la doppietta nella stracittadina, la squadra aveva mostrato una crescita costante in termini di gioco, identità tattica e organizzazione. Ritrovandosi in un limbo a metà classifica, ben lontani dalla zona retrocessione e altrettanto da un piazzamento europeo, fino a quel momento i blucerchiati erano stati bravi a trovare gli stimoli necessari per non subire inattese battute d'arresto.

La sconfitta con il Sassuolo era stata digerita senza particolari strascichi, trattandosi della seconda sconfitta assieme al k.o. con la Juventus in undici gare. Un passo falso poteva anche starci fisiologicamente in un percorso simile, anche se il netto calo sotto il profilo della concentrazione e della continuità nel corso della ripresa si era rivelato talmente evidente da doverlo tenere ben presente in vista dei successivi impegni. Con il Crotone era doveroso attendersi un pronto riscatto, invece con il passare dei minuti dopo la perla di Schick ci siamo sciolti come neve al sole con il passare dei minuti.

Se Praet non avesse colpito la traversa, o Quagliarella avesse centrato lo specchio della porta in quel contropiede ad inizio ripresa, avremmo chiuso con largo anticipo la pratica. Indiscutibile, come del resto erano ben note le difficoltà nell'incontrare i calabresi reduci da ben 7 punti nelle ultime tre giornate. Tutto vero, come del resto il rammarico sull'1-1 ospite in relazione all'offside. Fatte queste doverose premesse, la sostanza del discorso però non cambia. Per almeno una frazione non siamo scesi in campo, o almeno non è scesa in campo la vera Sampdoria, quella che avevamo recentemente conosciuto e ammirato.

Si può sempre perdere, magari collezionando legni, facendo i conti con un autentico bunker o un estremo difensore sugli scudi, invece abbiamo giocato sotto ritmo, con lenti e prevedibili fraseggi, non lottando con il sangue agli occhi sui palloni vaganti, creando un numero inferiore di occasioni rispetto alle attese e finendo per concedere tantissimo alla terz'ultima compagine in graduatoria, assai pericolosa già prima dell'intervallo. Nella ripresa il Crotone, seppure con modesti valori tecnici complessivamente parlando al di là di qualche interessante individualità in primis Falcinelli, ha meritato sul campo i 3 punti, a coronamento di una prova superiore. Il risultato ha premiato chi ci ha creduto fino alla fine, chi ha lottato anche contro i propri limiti e non ha dimenticato la propria dimensione.

Le gare disputate contro Fiorentina, Sassuolo, Crotone non hanno in comune soltanto una qualità di gioco andata a scemare, ma il numero di goal incassati nel corso della ripresa. Sono sei infatti le marcature realizzate dai nostri avversari dopo l'intervallo, due per ogni seconda frazione, non un caso, ma un dato di fatto che evidenza una concentrazione non mantenuta su livelli standard per l'intero arco della sfida, oltre probabilmente ad una condizione fisica in riserva in alcuni elementi, ad esempio Barreto. Lo scarso turnover adottato da Giampaolo, fatta eccezione per la Tim Cup, non ha sicuramente aiutato, con alcuni elementi, Cigarini e Budimir soltanto per fare alcuni esempi, raramente impiegati, anche quando certi titolari avrebbero avuto bisogno di respirare.

Il clamoroso blitz dell'Empoli a San Siro lo dimostra, i risultati a sorpresa sono sempre dietro l'angolo, anche quando si va a far visita ad avversari tecnicamente superiori e in lotta per un piazzamento europeo. Chi segue il calcio da anni ha perso il conto di gare come l'ultimo Sampdoria – Crotone, nelle quali sono le diverse motivazioni a fare la differenza. Non ci sono dubbi sul fatto che i calabresi, soprattutto una volta venuti a conoscenza del momentaneo vantaggio dei toscani nella scala del calcio, si giocassero la vita ed erano pronti a lasciare tutto in campo, ma era doveroso attenderci un'altra Sampdoria, o meglio dire la Sampdoria.

Le dichiarazioni di Giampaolo nella conferenza della vigilia e nel post gara sono condivisibili in toto. Non bisogna mai scordare il lungo lavoro svolto per far sì che la Sampdoria si tirasse fuori dalle sabbie mobili e andasse ad acquisire una certa dimensione nella parte sinistra della classifica, ricevendo meritati complimenti e collezionando una lunga serie di risultati utili consecutivi. Si impiega però ben poco tempo a rovinare quanto fatto se si stacca la spina in anticipo, una stagione può essere macchiata se si susseguono prestazioni deludenti nelle ultime giornate. Chi scende in campo deve sempre tenere ben presente di svolgere la professione più fortunata in circolazione, tra le più agiate e invidiate, diversi mesi ricchi di grandi risultati non concedono a nessuno, in maggior modo a giovani talenti e non a campioni rinomati, di poter vivere di rendita e cullarsi sugli allori, presunti o reali, derby compresi. Non abbiamo alzato al cielo una Coppa Italia, non ci siamo qualificati in Europa, la parte sinistra della classifica deve rappresentare una situazione ben consolidata e un modo per continuare a migliorarsi con umile ambizione. Se invece qualcuno pensasse che si tratti di un punto d'arrivo e giocasse con il freno a mano tirato con la convinzione di aver raggiunto ogni obiettivo alla portata, significherebbe non aver compreso quale maglia si indossi, quale sia la storia del club, oltre a non conoscere la durata di una stagione agonistica.

Ci attendono ancora cinque gare, le ostiche trasferte consecutive con Torino e Lazio rappresentano un ottimo banco di prova per rivedere quella formazione gagliarda, coraggiosa e talentuosa in grado di portare a casa punti utili a mantenere alta la credibilità di un'intera stagione. Quando si ha a che fare con una rosa dall'età media molto bassa, spesso e volentieri si verifichino episodi di rilassamento, o di approccio errato contro avversari di livello inferiore, i punti persi contro le ultime quattro della graduatoria ne sono la più chiara testimonianza. Qui la Sampdoria, a prescindere dalla permanenza o meno dei propri gioielli, dovrà lavorare per alzare ulteriormente l'asticella, con un importante cambio di mentalità.

Lo stesso si può affermare per quei tifosi, pochi fortunatamente, che sui social hanno visto il capitombolo casalingo come una ragione di felicità per complicare la vita all'altra sponda calcistica cittadina in ottica salvezza, oppure per chi ha constatato il fatto che arriveremo davanti ai rossoblu. Siamo la Sampdoria e dobbiamo pensare a ben altri obiettivi che non hanno nulla in comune con il provincialismo, siamo Sampdoriani e siamo abituati a guardare in casa nostra.