ESCLUSIVA SN - Tirotta: "Samp dal rendimento altalenante. Il voler mettere il razzismo dove in realtà non esiste"

ESCLUSIVA SN - Tirotta: "Samp dal rendimento altalenante. Il voler mettere il razzismo dove in realtà non esiste"
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
giovedì 1 giugno 2017, 08:38Primo Piano
di Enzo Tirotta

Il campionato della Sampdoria è terminato a Marassi con la sfida contro il Napoli. Lungi da essere una tranquilla partita di fine stagione, la gara è stata caratterizzata dalle diverse motivazioni che hanno animato le due compagini, ma, occorre essere onesti, anche da una differenza di valori che è apparsa piuttosto evidente. Va da sé, comunque, che la Samp sia stata più esposta ai rischi motivazionali dall’età verde di molti suoi giocatori.

Una conferma di quanto possano aver giocato le capacità di concentrazione sugli elementi meno esperti l'abbiamo avuta dall’altalenante andamento della stagione blucerchiata. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni contro le squadre più titolate, contro le quali il “mettersi in mostra” diviene un’esigenza, ma abbiamo patito contro tutte le piccole, eccezion fatta che contro il Genoa. Ma guarda caso, in quel frangente le motivazioni, seppur di altro genere, c’erano, eccome!

Ma più che sotto l’aspetto tecnico o estetico della partita contro i partenopei vorrei soffermarmi sulle polemiche che si sono scatenate contro la nostra tifoseria. Inizierei col dire che non possono arrivare lezioni di educazione e di comportamento da chi probabilmente non è in grado di impartirle. E non dico altro confidando nella memoria di tutti. Fermo restando che certi cori non incontrano la mia approvazione, mi piace però fare alcune considerazioni.  Sfido chiunque a dichiarare di pensare realmente ciò che urla allo stadio. Mi rendo conto che si tratta di argomenti che chi non ha mai vissuto la curva stenterà a comprendere.  Più pericoloso, invece a mio giudizio, è il voler mettere il razzismo dove in realtà non esiste.

Riguardo infatti ai fischi destinati a Reina, troppo facile condannare una tifoseria che si è sentita presa in giro dal comportamento di quello che dovrebbe essere un professionista. E anche qui le motivazioni e le accuse dei cosiddetti benpensanti mi sono parse piuttosto sterili e superficiali: non uno che abbia ricordato la grande caduta di stile al San Paolo da parte del portiere spagnolo, che determinò di fatto un’espulsione che è costata punti pesanti. Tutto sommato, però, non mi stupisce.

Tutto quanto ho esposto fa parte di un contesto generale in cui si beatifica e si porta sugli altari un giocatore che in una partita dei Mondiali segna con la mano. Il misfatto fu pure denominato “La mano di Dio”, senza che neppure un sacerdote abbia individuato la bestemmia. E tutto ciò mi porta anche a ricordare che c’è stato un altro giocatore del Napoli che domenica ha messo le mani alle orecchie sotto la nostra Gradinata, senza ricevere neppure un rimbrotto dall’arbitro, quando la settimana prima la stessa vicenda è costata a Muriel l'espulsione e il dover saltare questa partita.

Insomma, il campionato è finito. Ma qualcosa da salvare io lo individuerei non nella decima e pur graditissima posizione, e neppure nella seconda posizione che la Samp ha ottenuto dietro all’Atalanta, nel campionato dei “normali”. Per il sottoscritto la cosa da ricordare e della quale essere fieri quest’anno è l’essersi messi nelle condizioni di trovare dei buoni e giovani giocatori, per farli maturare e raccogliere già i primi loro frutti. Questo a mio giudizio è il parametro più importante che dobbiamo valutare in una squadra come l’attuale Sampdoria. 

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