Federsupporter, Parisi: "Povera Italia, poveri noi tifosi"

31.05.2020 18:42 di Redazione Sampdoria News   Vedi letture
Federsupporter, Parisi: "Povera Italia, poveri noi tifosi"

In una nota diffusa in giornata, l'amaro sfogo del Presidente di Federsupporter, Alfredo Parisi, in merito alla situazione del calcio italiano:

"Il presidente Figc Gravina ha affermato: “La ripartenza del calcio rappresenta un messaggio di speranza per tutto il Paese”. Ma Confindustria ha lanciato l’allarme per la contrazione dei fatturati, e il Paese rischia gravi conseguenze economico-sociali. Eppure il calcio deve riprendere: la politica è pronta a modificare la legge Melandri e a concedere altri aiuti

“Calcio, signori, si gioca per lo spettacolo e per non fallire” (così” La Repubblica”, 29 maggio 2020, pag. 35, a firma Gabriele Romagnoli).

Tra domatori di tigri, clown, trapezisti ed equilibristi, il Circo calcio ha dato l’ennesima dimostrazione di uno sprezzante menefreghismo. In una parola, utilizzando la famosa frase del Marchese del Grillo, “Io so io e voi non siete un c…”.

Ma l’affermazione che più ferisce chi vede nel calcio la sua passione realizzarsi, tra gioie e delusioni, il Tifoso (la maiuscola non è casuale) è quella che ho dovuto leggere “Un altro momento di gioia restituito agli italiani”.

Così come offende la “gioia” del Presidente della FIGC per il quale “La ripartenza del calcio rappresenta un messaggio di speranza per tutto il Paese”.

Un Paese che presenta un generalizzato blocco delle attività produttive (- 48%) e che registra, per le imprese, mancate entrate conseguenti alla contrazione dei rispettivi fatturati, circostanza che “potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza di intere filiere produttive” ( cfr. Confindustria , 31 marzo 2020).

Un Paese che ha il dovere di tutelare il diritto alla salute psico-fisica di una Popolazione chiamata a non assembrarsi, a limitare i contatti, a fare lunghe file per i bisogni alimentari, a chiudere le scuole, ad indossare mascherine e guanti, a dare il proprio sangue per consentire di studiare mezzi di contrasto ad una epidemia virale che sembra non finire, a lavorare da casa o ad essere messa in Cassa Integrazione, ad indebitarsi per sopravvivere.

La crisi epidemica ha colpito, in termini di volumi, nell’ultimo mese, con maggiore pesantezza, il commercio al dettaglio:, -21,3; l’abbigliamento -57,1%; le calzature -54.1%; i beni non alimentari – 36.5 % (cfr. ISTAT, Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana: mese di marzo rispetto al precedente mese di febbraio).

Una crisi così profonda ma che ha avuto, nelle ultime due settimane, un solo Grande Malato da curare, con immediatezza, il calcio, che deve riprendere, nel rigoroso rispetto del “distanziamento sociale “, tanto da ripartire “a porte chiuse”, senza la presenza di tifosi ,sugli spalti, che pur ne avevano chiesto la sospensione definitiva.

Ma anche a questo si può ovviare.

Riprende il calcio “A porte chiuse ma sedili occupati. Animazioni grafiche in tribuna. Si studia come evitare immagini di vuoto.” ( così, “La Gazzetta dello Sport”, 30 maggio 2020, pag. 7).

Come si vede il problema degli appassionati, lontani dagli spalti dove far sentire la loro passione, non si pone proprio! 

Così come non si pone il problema, ben più grave per quel Paese cui il calcio dice di tenere: cioè l’indotto economico, attivato dalla presenza dei tifosi alle partite: dai trasporti, su ferro e su ruote, alla ristorazione, all’hotelleria, al merchandising, al turismo sportivo familiare.

Ed in questa situazione si parla di “Vittoria di tutto il calcio italiano“ (cfr, “Il Corriere della Sera”- inserto di Roma, pag. 12, Stefano Agresti).

La “Ripartenza” , sostenuta da un mondo mediatico, di carta stampata, di radiotelevisioni regionali e nazionali, da commentatori, da opinionisti, che non può fare a meno di questo calcio, pena la sua estinzione.

Una “Ripartenza” che vede nell’uso dei social il veicolo prioritario per cercare consensi e trasmettere notizie, indipendentemente dalla loro veridicità, per creare vere e proprie comunità virtuali, sempre più sostenuto da un uso di internet, sia fisso sia mobile, che ha abbattuto il digital divide, costringendo “il popolo” a ricercare e leggere, con sempre maggiore frequenza, le notizie on line.

Ma perché non si ha il coraggio di dire, ad alta voce, che il calcio non si preoccupa certo del Paese ma si muove, o meglio si agita, solo e soltanto, per i propri interessi, ed in questo facilitato, dalla presenza di un interlocutore debole come l’attuale Governo, non in grado di assumere una decisione coerente con le sue stesse Linee Guida predisposte dal CTS e le preoccupazioni per una pandemia in corso e di cui già si paventa una seconda ondata ad ottobre .

“Il virus non è sparito e con l’allentamento delle restrizioni dobbiamo prepararci all’arrivo di nuove ondate che si diffonderanno molto velocemente“ (così Silvio Brusaferro, Presidente Istituto Superiore della Sanità-ISS- davanti alla Commissione Bilancio in Senato, in “Il Corriere della Sera”, 30 maggio 2020, pag. 3 , di Margherita De Bac).

E così il “caravan serraglio” del calcio, preoccupato di incassare l’ultima tranche di diritti TV cerca sponda in quello stesso Governo per una mediazione su un contratto tra privati, tra Federazione ed i broadcaster.

Ed ancora, perché non aiutare il calcio a non pagare gli emolumentidovuti per i mesi in cui l’attività calcistica non si è potuta svolgere?

Quale problema? Si modifichi la “Legge Melandri” e si tolga quella “spada di Damocle” dei giocatori quali lavoratori subordinati.

Ed ancora, perché non trovare una soluzione per i giocatori svincolati al 30 giugno e che hanno firmato un contratto con altri Club che, magari, devono incontrare da avversari nelle rimanenti gare?

Ma che problema c’è? Si modifichino le Regole.

Tutto questo per evitare il collasso del Circo Calcio che, come il Circo Barnum, chiuso nel gennaio 2017, rischia di rimanere, così come è ora, solo un ricordo.

Un sistema che, come riportato dai media (cfr, “Milano Finanza” del 28 maggio “Anche il Genoa e l’Udinese vogliono i prestiti garantiti da SACE” , o “La Repubblica” “Serie A in crisi, i club discutono del ricorso al prestito garantito”), non ha neppure la vergogna di chiedere garanzie allo Stato (SACE spa, detenuta da Cassa Depositi e Prestiti); quelle garanzie previste nel Decreto Legge “Rilancio”, del 19 maggio 2020, e che, forse, non saranno in grado, per le lungaggini burocratiche tipiche del nostro Paese, di sostenere la ripresa delle attività commerciali delle PMI e degli artigiani, consegnando l’imprenditoria minore nelle mani di forme anomale di sostegno finanziario.

Quel sistema che, sulla base dell’ultimo “Report Calcio” FIGC del gennaio 2020 evidenzia (pagg. 65-67) un indebitamento verso terzi di circa 4,1 miliardi di euro a fronte di una patrimonializzazione di circa 350 milioni di euro. Un rapporto tra capitale di rischio e capitale di terzi che porterebbe qualunque banca a dichiarare il fallimento di quell’azienda.

E questa situazione rappresenterebbe per il Paese “Un messaggio di speranza”?

Una speranza ci sarebbe: che finalmente cambi il sistema e, soprattutto, gli uomini che lo hanno governato e lo governano, preoccupati unicamente dei loro interessi economici e politici le cui “filiere” 

condizionano, con troppa frequenza, il libero agire delle nostre Istituzioni, come la cronaca di questi giorni sta mostrando.

Su tutto questo, comunque, emerge, ancora una volta, la violenza, anzi un vero e proprio”stupro”, del calcio vero, sostenuto dalla passione dei suoi Tifosi, un calcio fotografato dallo squallido deserto degli spalti di fronte ai vuoti nei quali andrà in onda il “teatrino agonistico”.

Ma, finalmente, è stato restituito al Paese “UN MOMENTO di GIOIA!”.