"Insieme, con la Sampdoria" - Mauro nel Senese: "Nato predestinato e rimasto stregato. 8 anni la prima partita e mi sono perso: l'altoparlante..."

01.08.2020 13:42 di Redazione Sampdoria News   Vedi letture
"Insieme, con la Sampdoria" - Mauro nel Senese: "Nato predestinato e rimasto stregato. 8 anni la prima partita e mi sono perso: l'altoparlante..."

Insieme, con la Sampdoria è una delle iniziative lanciate da Sampdorianews.net per consentirti di raccontare la tua Sampdorianità, il tempo al Ferraris o in trasferta, alla tv al fianco della persona che ami, amici, familiari, conoscenti, colleghi, fratelli di sangue o di tifo. È tempo di condividere la nostra Sampdorianità, ridurre le distanze in qualsiasi parte del mondo ci troviamo per sentirci ancora più uniti.  Inviaci una tua foto, un vostro scatto blucerchiato a redazione@sampdorianews.net o alla pagina Facebook di Sampdorianews.net con un tuo contatto mail o telefonico, verrai ricontattato per un'intervista dedicata al vostro tifo, ai vostri valori, con ricordi, sensazioni, racconti ed emozioni da condividere con il mondo blucerchiato. La Sampdoria e i suoi tifosi restano una cosa sola.

Dopo le interessanti interviste a Lorenzo da Lumezzane (Brescia), Ugo da Savona, mamma Chiara, Giorgio nato a Palermo e trasferitosi al Nord, ed Emanuele da Palermo abbiamo avuto il piacere di intervistare Mauro Coppola, grande cuore blucerchiato, genovese e residente in Provincia di Siena:

La prima volta allo stadio per la Sampdoria: in quale partita. Raccontaci ricordi, emozioni, episodi e con quali persone li hai condivisi. “Sono nato a Genova, precisamente a Sampierdarena dove sono vissuto fino all’età di sedici anni e poi trasferito a Roma per motivi di lavoro di mio padre.  Nonostante siano trascorsi tantissimi anni il ricordo di un bimbo di otto anni rimane indelebile.  Il mio babbo quel giorno era  allo stadio per servizio di vigilanza e credeva che portare  il figliolo, che aveva nel DNA la squadra con la maglia più bella del mondo  (essendo nato a Sampierdarena in Via del Cantore 15), a vedere la prima partita ,e che partita Sampdoria - Juventus campionato 1957/1958, fosse il giusto modo per  dirmi ti voglio bene. Della partita ho due ricordi. Il primo, puramente sportivo, passando dallo sconforto per i due goal  di Sivori a non riuscire a trattenere la gioia  per il risultato finale di 3 – 2. Fissai  nella mente alcuni protagonisti della Samp che più mi impressionarono positivamente:  Bernasconi, Vicini, Firmani, Ocwirk ma soprattutto  Bolzoni autore del goal che sigillò la vittoria. Il secondo negativo, in quanto mentre ero assorto nel mio mondo beato di bimbo di otto anni completamente coinvolto in quello che stavo vivendo sia sugli spalti che in campo, mi sono perso, tanto da far preoccupare mio padre costringendolo  a fare un appello  con l'altoparlante: tutto bene quello che finisce bene”. 

Cosa rappresenta la Sampdoria nella tua vita? "Come già detto nascere a Sampierdarena vuol dire essere predestinato a rimanere stregato per la maglia con i colori più belli del mondo. Ogni volta che vado allo stadio, purtroppo non quanto vorrei vista la distanza tra Genova e la Val d’Orcia in provincia di Siena dove vivo oramai da più di trent’anni, rimango estasiato dai nostri meravigliosi  tifosi che cantano e trascinano la squadra in ogni circostanza positiva o negativa dimostrando, ai giocatori di essere sempre presenti e uniti alle sorti della Samp. L’affermazione che più rappresenta l’essere Sampdoriano e rimarrà sempre indelebile nella mia memoria è di Paolo Mantovani: “ I tifosi della Sampdoria hanno perso a Wembley e hanno cantato, hanno visto andare via Vialli e hanno cantato. Finchè i tifosi della Sampdoria canteranno non avremo alcun problema per il futuro”. La Sampdoria per me è uno stile di vita. 

Allo stadio dove segui i 90'? Raccontaci portafortuna, scaramanzie e dettagli che rendono particolare la tua partecipazione prima, durante e dopo la gara.  Da casa allo stadio, andata e ritorno. Cosa ti passa per la testa? Carattere ed emotività: tendi a tenerti tutto dentro, o fatichi a gestire ansia ed entusiasmo? "Nel 1991 quando abbiamo vinto lo scudetto mi ero appena trasferito a Pienza e mi sono ritrovato a festeggiare da solo, come da solo ho sempre organizzato le mie trasferte allo stadio tranne in alcune occasioni  vissute con un caro amico genovese Cesare Raggio, socio fondatore della Sampdoria, che ricorderò sempre con tanto affetto. Per diversi anni ho fatto parte di alcuni club toscani, ora sono iscritto e consigliere del club Alta Toscana quindi attualmente riesco ad andare con loro allo stadio circa sette /otto volte l’anno. Dovendo percorrere oltre trecento chilometri la trasferta inizia la mattina presto: io e mia moglie in auto raggiungiamo  i nostri amici del club  a Pistoia e proseguiamo il viaggio tutti insieme in auto o pulmino. Per smorzare la tensione dell’attesa della gara ci tuffiamo nell’analisi della formazione, dei vari  problemi della squadra e della Società. All’arrivo a Genova in base all’orario si va a mangiare un piatto di pasta, o si fa un rapido spuntino sempre con il pensiero rivolto alla partita”. 

La tua tipica compagnia allo stadio e ovunque ti possa trovare: il vostro affiatamento, la bellezza del tifo, fianco a fianco. Perchè gioire e soffrire insieme per i colori più belli del mondo non ha prezzo... “Si arriva allo stadio a piedi circondati da tifosi e bandiere e finalmente si entra in Gradinata Sud avvolti dalla magia dell’atmosfera e ritrovando alcuni di noi entrati prima per organizzare gli  striscioni. Da subito il coinvolgimento con tutta la Gradinata è totale con canti,  incitamenti e folli sbandieramenti,  aggrappandoci ai nostri porta fortuna: due braccialetti in gomma con i colori più belli del mondo fatti per noi con amore da due bimbe di 7 e 10 anni e all’immancabile bandiera dello scudetto, che portiamo sempre con noi in tutti i nostri viaggi. Inizia la gioa e la sofferenza: ogni attimo della partita è vissuto in completa simbiosi con tutti gli altri in attesa della gioa più grande, “il goal”, e non ci sono altri pensieri fino al fischio finale. Con la gioia di una vittoria, o con il dolore di una sconfitta ci si ritrova tutti insieme nel viaggio di ritorno  rivivendo e commentando la partita. Arrivando a Pistoia ci si saluta programmando già l’incontro successivo ma il viaggio per noi non è ancora terminato ,visto che ci aspettano altre due ore di macchina per arrivare a casa. Ogni trasferta è entusiasmante e coinvolgente anche perchè, essendo l’unico Sampdoriano in zona, è l’occasione nella quale riesco a condividere con gli altri la mia passione e il mio amore per la Samp”. 

Se dovessi descriverti come tifoso, quali parole useresti? “Come tifoso mi definirei passionale ma mai eccessivo”. 

Con il passare degli anni il tuo rapporto con la Sampdoria in un calcio sempre sempre più business tra spezzatini e paytv. “Il mio amore per la Sampdoria non è mai venuto meno, ma certo ora è cambiato tutto rispetto a  vent’anni fa, quando l’aspetto umano e l’attaccamento alla squadra erano predominanti ma, purtroppo, questo non è accaduto solo nel mondo del calcio”. 

La fede calcistica durante l'isolamento casalingo. Restando a casa come hai gestito la mancanza di Sampdoria sul terreno di gioco?  “Durante il triste periodo che abbiamo vissuto e dal quale non siamo ancora definitivamente usciti la mente era rivolta a problemi ben più tragici. Davanti a tanta sofferenza sinceramente la mancanza di “Sampdoria” non è stata al centro dei miei pensieri”. 

La più grande pazzia compiuta per la Sampdoria. “La mia più grande avventura compiuta per amore della squadra del cuore con la consapevolezza di vivere una serata irrepetibile e magica è sicuramente la finale Barcellona - Sampdoria del 20 maggio 1992 nel magnifico stadio di Wembley. Una finale più che meritata in un contesto bellissimo con la presenza di oltre 70.000 persone sapendo che tifosi blucerchiati e tutta Italia avvrebbero sostenuto la nostra squadra per sollevare una coppa ambitissima da molte squadre anche più blasonate di noi. La Samp aveva vinto l’anno prima l’unico scudetto della sua storia e aveva il tricolore cucito sul petto. Nelle sue fila fior di campioni tutt’oggi indimenticati; Vialli, Mancini, Pagliuca, Lombardo, Cerezo, Katanec, Vierchowod. Guidava in panchina questa magnifica compagnia Vujadin Boskov ma tutto ciò è potuto accadere grazie a un uomo unico; il Presidente Paolo Mantovani.  Tra i settantamila presenti, con la solita bandiera dello scudetto, c’ero anch’io, con due amici romani  tifosi della Roma abbiamo intrapreso in auto un viaggio di due giorni partendo dalla capitale e  programmando un itinerario sulla cartina di circa 1600 chilometri di sola andata. Abbiamo toccata le città di Lucerna, Colonia e Amsterdam con imbarco a Dover. La partita, che per lunghi tratti ci aveva illuso di poter sollevare la tanto desiderata Coppa dei Campioni, si infrangeva al minuto 112 nei supplementari con una punizione di Koeman che ci svegliava dal sogno lasciandoci però la certezza di aver vissuto una serata unica e irripetibile come purtroppo confermata nel tempo”. 
 

Mauro Coppola
Mauro Coppola