DORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – Ritmo Silva, classe Damsgaard, poi a Spezia è il nulla

La rubrica di approfondimento sul centrocampo blucerchiato
14.01.2021 11:23 di Corrado Camera   Vedi letture
DORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – Ritmo Silva, classe Damsgaard, poi a Spezia è il nulla
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Nuovo anno, vecchia Sampdoria. Alla ripresa del campionato dopo la breve pausa natalizia si sono viste tre partite che sintetizzano perfettamente quella che è stata la prima parte della stagione blucerchiata. Il riassunto vede due sconfitte e una vittoria, assolutamente preventivate in termini numerici visti gli avversari, ma arrivate rimescolate rispetto ai pronostici. Il rammarico è quello di non riuscire a valorizzare gli exploit con una continuità di risultati contro avversari alla portata.

La partita persa a Roma contro una squadra più forte e molto in forma è la norma. La vittoria contro l’Inter è stata invece la sorpresa positiva, perché condita da una prestazione più che convincente. Il rigore parato da Audero e il vantaggio ottenuto grazie al penalty trasformato con freddezza da Candreva, hanno permesso alla Sampdoria di giocare la partita che preferisce. Si è difesa con ordine ed è ripartita. Nel primo tempo è riuscita a farlo con continuità ed è riuscita a trovare il raddoppio. Nel secondo tempo, ha subito la spinta dei nerazzurri, soprattutto nei primi 20-25 minuti, ma non si è lasciata intimidire, ha mantenuto alta la concentrazione e ha sfruttato ogni occasione, senza commettere errori, per alleggerire la pressione.

Tanto del merito per una partita di questo tipo va dato ad Adrien Silva e a Morten Thorsby. Per il portoghese è stata la miglior prestazione in blucerchiato. Ha sbagliato poco o nulla, pur facendosi carico della maggior parte del lavoro di taglia e cuci della squadra. Ha letto bene le giocate avversarie in interdizione, non solo con chiusure determinanti ma anche con ottimi recuperi della posizione per rallentare l’azione avversaria, e ha gestito il possesso palla con personalità, trovando buone traiettorie di passaggio in ripartenza o falli tattici quando serviva spezzare il ritmo. Thorsby dal canto suo ha pressato a tutto campo, evitando in più occasioni che il baricentro della squadra si abbassasse troppo e garantendo dinamismo e agonismo per contrastare un mastino come Brozovic e un motorino inesauribile come Barella.

Allo stesso modo sono stati preziosi gli esterni. Candreva, al di là dell’importantissimo rigore, è stato un riferimento costante per la squadra nella gestione della palla nella metà campo avversaria. Jankto invece ha corso per due uscendo sfinito al 75'. Ha aiutato spesso Augello in sofferenza su Hakimi senza però far mai mancare il suo appoggio alla manovra offensiva e nelle ripartenze. L’unica vera occasione della Sampdoria nel secondo tempo è capitata proprio sui suoi piedi a conclusione di un contropiede fulminante iniziato da Damsgaard e gestito da Candreva.

Poi certo, oltre alle ottime prestazioni di tutti, per decidere la partita è servita anche la giocata di classe. Questa ce l’ha messa Mikkel Damsgaard. Il dribbling con giravolta a metà campo su Gagliardini e poi l’accelerazione con cui salta Bastoni e Brozovic insieme è qualcosa di eccezionale. Così come è eccezionale ed assolutamente non scontato l’assist che regala a Keita nel proseguo dell’azione, perché quando il pallone lascia il suo piede tra lui e il senegalese ci sono quattro giocatori dell’Inter. Questi sono i numeri che fanno innamorare i tifosi.

Il peccato è che a cinque giorni da una prestazione di questo livello, si cada a La Spezia giocando cinque minuti su novantacinque. Il pressing alto, il recupero palla con ripartenza immediata, il gioco allargato rapidamente sulle fasce per far muovere gli esterni e creare più spazio nel mezzo, tutto un ricordo. Una vaga memoria che riaffiora solo in occasione del gol del pareggio. Come è possibile?

Siamo tutti consapevoli che la Sampdoria di Ranieri non imposterà mai una partita sul possesso palla e su trame di gioco complesse fatte di una fitta rete di passaggi. Nessuno, nemmeno se lo aspetta. Attendere però lo Spezia nella propria metà campo e vedere un centrocampo che spesso preferisce ripartire dai propri difensori anziché provare a guadagnare campo è stata come una secchiata di acqua fredda dopo la sbornia. È mancato più di tutto il ritmo, che permette di dare una continuità al gioco e quindi una direzione favorevole alla partita. Si sono persi tanti contrasti, Damsgaard ha sofferto molto i raddoppi, Thorsby ed Ekdal sono arrivati spesso in ritardo sulle seconde palle, mentre Candreva e Jankto sono sembrati avulsi dal gioco.

La Sampdoria non sarà la prima né l’ultima squadra della sua fascia a vincere una partita con una pretendente allo scudetto e poi perdere la successiva contro chi deve salvarsi. Resta però l'amarezza, perché questa prestazione sa di occasione perduta e taglia le gambe alla gioia e alla soddisfazione di quanto fatto in precedenza.