CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - La difesa batte due colpi
Se questo poker di partite, chiuso dalla Sampdoria in tre settimane e qualche ora in più, fosse un film potrebbe essere l'opera maestra di Alfred Hitchcock: Vertigo. Per chi non l'avesse mai visto, suggerisco la visione. In poche parole, il tema è quello dello sdoppiamento della personalità. Si, perché le tre partite sotto osservazione hanno denotato come la retroguardia blucerchiata passi da momenti di buio assoluto, al limite del masochismo, ad altri di insperata gloria e provvidenzialità.
Nella partita contro la Lazio, per esempio, l'intero reparto ha dimostrato compattezza e attitudine, aiutando a tenere in piedi la squadra fino all'ultimo, contribuendo in effettivo al possibile pareggio, sfumato (anche) per un'interpretazione un po' libertina del VAR, che non ha ravvisato il fallo netto di Musacchio su Quagliarella, che avrebbe dato la possibilità al capitano blucerchiato di raddrizzare il match dell'Olimpico e dare linfa in vista del Derby. Emil Audero, con le sue parate, ha permesso alla Samp di rimanere in partita, ed è incolpevole sul gol di Luis Alberto. Stesso discorso vale per le partite seguenti: imprendibile la rasoiata di Zappacosta per l'effimero vantaggio dei cugini nel Derby, tanto quanto le conclusioni di Joao Pedro e il tiro-beffa di Nainggollan – deviato da Yoshida – contro il Cagliari. Nota a margine per il portiere blucerchiato: sopratutto contro i sardi, ha salvato il risultato un paio di volte, in un momento di totale smarrimento della formazione doriana, manifestando uno stato di forma ottimo e ponendolo per distacco, miglior giocatore dell'attuale rosa. Contro l'Atalanta, infatti, due sue parate sono da top player, specie quella su Gosens.
Omar Colley, invece, è assoluto protagonista della sfida dell'Olimpico, tanto è vero che è stato scelto come nostro MVP, a testimoniare la continuità di prestazioni che sta offrendo il centrale gambiano. Oramai, il livello di gioco mostrato è superiore alla media, al netto di qualche svarione coi piedi. Infatti, nelle tre gare ravvicinate, è l'unico dei centrali a non essere stato alternato, saltando solo la partita con l'Atalanta per un lieve infortunio. Col Genoa combatte su ogni contrasto aereo ed è pronto a rilanciare la manovra. Con i rossoblù sardi, invece, fa a sportellate con Pavoletti, uscendone nettamente vincitore, annichilendo il centravanti cagliaritano. Al momento, è lui la costante positiva della retroguardia.
Al suo fianco, con Lazio e Cagliari, si è fatto trovare pronto Alex Ferrari, che il suo lo fa sempre, magari senza grandi highlights, però con concentrazione e presenza. Paga solo un errore, quello sul gol di Joao Pedro, quando rimane impassibile e si lascia sfilare l'attaccante brasiliano per la prima conclusione, rimanendo fermo sulla respinta di Audero, consegnando al capitano ospite un tap-in comodo. Non lesina di lanciarsi nelle mischie aeree, anche a costo di lasciarci un labbro, come nel caso della testata involontaria di Pavoletti, che ha costretto l'arbitro Giacomelli a dare due minuti abbondanti in più di recupero, fatali ai nostri colori. Con l'Atalanta, invece, cede alla tentazione di non lasciare l'esterno alto dei bergamaschi e lascia una prateria per Malinovskyi, che fredda Audero alla prima azione ospite della partita. Brava la Dea, però non perfetta la lettura del centrale emiliano.
Per quanto riguarda Lorenzo Tonelli, invece, il suo Derby è stato dolceamaro: prima il liscio su Zappacosta, che stava regalando il successo ai rossoblù. Inspiegabile come non si porti un destro che giochi a sinistra sull'esterno, ma si conceda il centro, nonché il suo piede preferito per calciare. Poi, per fortuna sua ma, sopratutto, delle nostre coronarie, inchioda il pareggio con una zuccata delle sue e rimedia in toto all'infortunio precendente. Stesso discorso vale per Bartosz Bereszynski, che contro Lazio e Genoa è molto attento ed evita erroracci come quello del luglio scorso, e col Cagliari trova addirittura la prima gioia in maglia blucerchiata ed un gol che gli mancava dal 2014. Fa quello che può contro gli orobici di Gasperini, limitando bene Gosens nel primo tempo, salvo poi cedere alla lunga a quello che è un vero e proprio panzer, attualmente immarcabile da chiunque.
Sono, però, sopratutto le ultime due gare che vedono il polacco giocare partite intense e con un'alta dose di concentrazione, come non si vedeva da molto. Nel complesso, è sembrato più sicuro di sè, tanto da riprendere a spingere con continuità in avanti, come ci aveva abituato i primi anni. Che la difesa sia a 4 o a 3, lui si è trovato a suo agio in entrambe le fasi e questa è una gran bella notizia per Ranieri. L'altra notizia è che, dietro di lui, solo Ferrari può garantire un cambio, ed è un bel problema.
Maya Yoshida, invece, ha giocato due spezzoni, ossia i primi 45' di Roma, soffrendo un po' la rapidità di Immobile e Correa, e dieci minuti – visto il recupero – contro il Cagliari, facendosi notare per un giallo e la deviazione mortifera sul tiro di Nainggollan che regala il punto ai sardi. Non una settimana da ricordare per il giapponese, che era stato impegnato per tutti i 90' della gara contro l'Atalanta, tenendo molto bene Muriel, uno che in questo mese e mezzo ha sempre segnato.
Dal lato sinistro, c'è un Tommaso Augello alle prese con problemi muscolari all'addome, come ha raccontato ieri in conferenza stampa mister Ranieri, e che ha giocato un'ottima partita contro la Lazio, spingendo ed arginando un cliente non facile come Marusic. Aveva agito altrettanto bene, specie nella prima mezz'ora contro l'Atalanta, sfumando alla distanza, forse per carenze di forma. Sufficiente, senza note alte contro il Genoa, anche se andava messo più in difficoltà il suo dirimpettaio, Goldaniga, che esterno basso non è, mentre non è andato benissimo col Cagliari, soffrendo molto Nandez tanto da costringere al cambio Ranieri, forse anche per preservarlo, essendo – lo ribadisco – l'unico terzino sinistro di ruolo in rosa.
"Prima Colley regala la sfera al Genoa con un errore in impostazione, poi Audero e Bereszynski leggono male il pallone tagliato di Cassata, regalando la sfera a Pjaca". Questo è uno stralcio della nostra diretta testuale del Derby. Ecco, è qui che Vertigo è chiamato in causa, per esempio: la Sampdoria – e non Tonelli, non Bereszynski, non Colley, ma tutta la difesa - passa da momenti di blackout completo a momenti in cui risolve le partite con una giocata, lasciando interdetto il tifoso, perché la domanda è una unica: "Perchè tutto ciò?". Io non ho la risposta, se l'avessi sarei al posto di mister Ranieri e dio me ne scampi, però l'allenatore una risposta la deve avere. Per sè stesso, sopratutto. Se questa squadra avesse registrato la difesa, che rimane tra le più battute del campionato, avrebbe alcuni punti in più sicuramente. Su questo, a mio modo di vedere, la Sampdoria dovrebbe lavorare, anche perché se l'MVP per quattro partite consecutive è un difensore (Audero,Colley, Tonelli per il gol salva disfatta, Bereszynski) c'è qualche problema. Prendiamo però tutto questo con ottimismo, confidando che finalmente la quadra si sia trovata, almeno dietro, per evitare un finale thriller, come Vertigo.
