Lodetti a "Belin che calcio": "Maglia della Sampdoria la più bella che c'è"

29.11.2019 14:04 di Maurizio Marchisio   Vedi letture
© foto di Balti Touati/PhotoViews
Lodetti a "Belin che calcio": "Maglia della Sampdoria la più bella che c'è"

Nella quarta puntata della nuova stagione del programma Belin che Calcio, condotto da Marco Benvenuto, Franco Ricciardi, è stato intervistato Giovanni "Basletta" Lodetti. L'ex centrocampista, campione d'Europa con la nazionale azzurra nel 1968, arrivò a Genova dopo aver vinto praticamente tutto con il Milan: Coppa dei Campioni 1962/1963 e 1968-1969,Scudetto 1967/1968, Coppa Italia 1966/1967, Coppa delle Coppe e Coppa Intercontinentale nel 1967/1968.

Come lui stesso ha ammesso, non è stato facile passare da una squadra abituata a vincere in Europa e nel mondo ad una compagine, quella blucerchiata, che lottava per non retrocedere. Il Basletta a Genova passò comunque quattro anni bellissimi, dal 1970 al 1974, prima di passare al Foggia e in seguito al Novara dove concluse la lunga carriera.

Prime impressioni avute della Sampdoria e di Genova: "È stato tutto molto perfetto, bello no perché in quei momenti lì di bello c'è poco, nel senso che arrivavo da quella situazione lì ed era piuttosto brutta. Teniamo conto che la maglia della Sampdoria è la maglia più bella che c'è, però non era la Sampdoria in cui uno poteva venire lì e giocare tranquillamente, la Sampdoria per quanto riguarda Lodetti, che col Milan giocava per vincere il campionato, era un altro mondo. È successo così, ma sono venuto in Liguria e mi sono trovato benissimo, non sono stato bene ma benissimo alla Samp. Diciamo che l'impatto non è stato positivo."

Com'è stato il passaggio da: giocare per vincere Scudetto, Coppa Campioni e Intercontinentale a giocare per non retrocedere? "È stata dura, il mio carattere dal punto di vista sportivo è sempre quello, non mi ha pesato il fatto del gioco, mi ha pesato il fatto del trattamento, poi per quanto riguarda il gioco la Samp ripeto che era una buonissima squadra, una buonissima società, ma è evidente che i programmi erano completamente diversi. Non si poteva fare nulla allora, il giocatore non poteva dire: io non faccio questo, io non faccio quell'altro. Poi quell'anno venne con me anche Luisito Suarez, che aveva giocato nell'Inter, anche se con molti anni in più dei miei, una cosa un po' diversa, però ci siamo trovati bene. Da vincere il campionato a lottare per non retrocedere le cose sono ben diverse.

Ha legato con qualcuno particolarmente? "Ho ritrovato Giancarlo Salvi che era venuto un anno al Milan, poi altri che conoscevo di fama, ma comunque tutte brave persone, non ho trovato difficoltà di inserimento nel complesso alla Samp, mi hanno aiutato tutti, poi Bernardini un giorno radunò la squadra e disse che il capitano sarei stato io. Io dissi al Dott. Bernardini: "Guardi che io non voglio assolutamente creare problemi, di conseguenza è una decisione sua."  Però è stata accettata ed ho fatto quattro anni splendidi a Genova ed ero in armonia con tutti, con tutto l'ambiente."

Il ricordo più bello o un aneddoto divertente? "Il primo o il secondo anno ho preso il premio come miglior giocatore, alla Samp ogni anno i tifosi designavano con le loro votazioni il miglior giocatore dell'annata. Questo è stato un premio bellissimo per me. C'erano tanti ragazzi di spirito, come Cristin, come Salvi, come Battara e come altri, dunque le battute non mancavano. L'anno splendido è stato quello con Bernardini. L'anno dopo invece con Heriberto Herrera  era più dura.

All'inizio non ero abituato a giocare per non retrocedere ed avevo un po' di paura. Vengo al mare tutti gli anni in Liguria. Meglio di così non poteva andare. Poi anche con ambiente e società, con l'avvocato Colantuoni, con il Dott. Bernardini come allenatore siamo andati bene.
117 presenze ma neppure un goal, al Milan era un po' più difficile andare all'attacco, qui invece bisognava coprire la difesa. Un goal poteva anche arrivare ma non mi ha pesato non aver segnato."

BELIN CHE CALCIO puntata 4  2a stagione