IL SAMPDORIANO - Vietato avere la memoria corta, ma dove possiamo arrivare?
Alcune settimane fa ci avevano parlato di rinforzi già pronti per la ripresa del campionato ad Avellino, di un mercato aggressivo a gennaio. Finora, dopo tantissimo tempo, alle parole stanno arrivando i fatti. Gli arrivi di Salvatore Esposito e Matteo Brunori fanno rumore, molto rumore, perchè in cadetteria rappresentano primissime scelte, oltre ad essere profili strapieni di stimoli, voglia di riscatto e di riprendere un cammino interrotto. Quanto mancava un regista alla Sampdoria? Tanto. Quanto ci mancava uno di qualità lì in mezzo? Tantissimo. Peraltro stiamo parlando di un valore aggiunto sui calci piazzati, altro anello debolissimo del nostro trend stagionale.
Davanti siamo arrivati a gennaio dipendenti esclusivamente di Massimo Coda, il quale, nonostante 37 anni suonati, ha retto la baracca praticamente da solo, trovando goal e allontanando timori di infortuni. L'arrivo di un attaccante del livello di Brunori gli consente sia di respirare, sia di avere finalmente una spalla di autentico valore. Parlavo prima di stimoli, eh già. Le motivazioni fanno tutta la differenza del mondo. Esposito stava vivendo una stagione al di sotto delle aspettative e forse il momento di lasciare Spezia era già arrivato la scorsa estate, dopo un'annata ad altissimi livelli e terminata con il mancato approdo in serie A e vissuta esprimendo buona parte del proprio potenziale, messo in luce solo a fasi alternate nei precedenti campionati tra gli Aquilotti. Anche Brunori ha la voglia di spaccare il mondo, a Palermo in tanti lo rimpiangono già perchè a suon di goal, prestazioni e leadership ha conquistato una città intera, nonostante abbia visto poco il campo in questa prima parte di stagione e durante la gestione Dionisi sia stato costretto a passare frequentemente da campo e panchina e viceversa.
Esposito e Brunori rendono bene le idee di un profondo cambiamento ma da soli non possono bastare per cambiare il livello complessivo dell'organico. Gli arrivi di Mitoglou (forse), Begic, Martinelli rappresentano soltanto l'antipasto di altre operazioni che verranno definite da qui alla fine del mercato, perchè questo organico, oltre allo sfoltimento con le uscite dei tanti elementi fuori dal progetto tecnico e/o in scadenza di contratto a giugno, necessita come il pane di un paio di rinforzi nel pacchetto arretrato, qualcosa tra centrocampo, esterni e attacco. A quanto pare sta prevalendo il versante di Andrea Mancini, il quale sta puntando su giocatori di elevato livello, quasi tutti già grandi conoscitori e protagonisti del torneo cadetto. Finalmente la società, dopo la clamorosa retrocessione sul campo e l'altrettanta miracolosa salvezza tramite le problematiche del Brescia e la salvezza play-out, ha compreso con oltre sei mesi di ritardo la gravità degli errori commessi, una situazione pesantemente peggiorata con il non mercato estivo, il quale tuttora lascia sbigottiti.
L'attuale operato sul mercato, almeno sulla carta, merita giustamente complimenti per scelte e tempistiche, poi come sempre sarà il campo a dire la sua. Ed inevitabilmente si arriva ad un quesito: “Cosa possiamo fare, dove possiamo arrivare?”. Io sono pienamente convinto che, oltre al mercato estivo del 2024 esaltato da tutti quanti (tifosi, stampa e addetti ai lavori) in quanto considerato all'altezza di giocarsi almeno i play-off se non la promozione diretta, anche la sessione invernale 2025 fu costruita no solo per risollevarci, ma per alimentare le convinzioni legittime di un aggancio ai play-off. Almeno sulla carta gente del calibro di Cragno, Altare, Curto, Niang, Oudin, Beruatto e Sibilli non erano profili limitati ad una salvezza ma ad un qualcosa in più, tutti con esperienze in A o alta B, e a mio parere non sarebbero arrivati in blucerchiato senza determinate aspettative. Poi sappiamo tutti benissimo cosa il campo ci ha fatto vedere.
Ma con tutto ciò cosa voglio dire? Ovviamente non che rischiamo nuovamente di retrocedere se arriva gente di livello, ma l'esatto contrario. In rigoroso silenzio, inevitabile dopo i recenti scempi, e con la massima cautela, perchè la posizione in classifica era e resta tuttora molto deficitaria, esistono ancora tempi e margini per aggrapparsi al treno play-off, da settimi, ottavi, ma è ancora possibile arrivarci, perchè no con un Barak in costante crescita. Regna l'equilibrio, spesso verso il basso. Con tutti i nostri limiti abbiamo conquistato l'intera posta in palio contro Juve Stabia, Carrarese e Reggiana, tutte arrivate al Ferraris con tanti punti in più ma in campo non si è visto questo gap. Difficile sicuramente, ma non impossibile. È il bello e il cattivo della serie B, lo abbiamo provato anche sulla nostra pelle, pure di recente. Bastano un paio di successi per risollevarsi, un paio di capitomboli per doversi guardare alle spalle. E a questo giro abbiamo qualche speranza in più, perchè, al netto che alcuni top per la categoria possano anche non rendere per varie cause vedi Tutino lo scorso anno, gente del livello di Esposito e Brunori non ne abbiamo vista la passata stagione. Senza dimenticare che lo scorso gennaio abbiamo potuto chiudere le prime operazioni in entrata solo dopo l'ok della proprietà arrivato in palese ritardo, stavolta ci siamo attivati con largo anticipo e abbiamo già raccolto i primi frutti.
Ora come ora risulta fondamentale essere molto cauti, perchè è sempre e solo il campo a dare gli unici giudizi che contano davvero, assai umili ma al tempo stesso ottimisti. Per rialzare la testa serve un mix di entusiasmo, ambizione e ottimismo con basi di compattezza, senza avere però la memoria corta. Vietato compiere il passo più lungo della gamba, cerchiamo di riempire il bicchiere e, al tempo stesso, di guardarlo mezzo pieno. La priorità assoluta sarà uscire definitivamente dalle zone calde della graduatoria, per riuscirci sarà fondamentale una striscia di successi, andando a sfatare prima possibile anche il tabù trasferta, dato che siamo reduci da un'astinenza di successi esterni (eccetto il play-out di Salerno) durata per l'intero 2025. Una volta raggiunta una posizione più tranquilla, potremmo guardare anche oltre, un cammino possibile unicamente continuando a giocare con fame, voglia di arrivare, solidità ed umiltà. Passo dopo passo, adesso ci aspetta Avellino, un campo storicamente ostile alla nostra Amata. Andiamo al Partenio con personalità e coraggio e diamo il nostro massimo.
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