Fotia a "Belin che Calcio": "Ho esordito a diciotto anni, ai giocatori davo del lei. Sarei rimasto alla Sampdoria a vita"

04.03.2019 09:11 di Maurizio Marchisio   Vedi letture
Fotia a "Belin che Calcio": "Ho esordito a diciotto anni, ai giocatori davo del lei. Sarei rimasto alla Sampdoria a vita"

Nella quinta puntata del programma Belin che Calcio, condotto da Marco Benvenuto, Franco Ricciardi e Virginia Scarpellini, è intervenuto come ospite telefonico Rocco Fotia. Genovese, classe 1947, Fotia ha indossato per 76 volte la maglia più bella del mondo. La carriera è trascorsa oltre che nella città natale, a Mantova e a Napoli in due diverse società: Internapoli e Napoli S.S.C. Rocco Fotia ha concluso la carriera nel Pontedecimo per poi vestire anche i panni dell'allenatore nelle giovanili blucerchiate.

"Ho esordito a diciotto anni contro il Milan nel 1965. Giocavo negli allievi a quell’età. Mi han portato a Milano, pensavo fosse un premio invece poi quando siamo arrivati allo stadio mi han detto: spogliati. Ed ho giocato. Il Milan era una bella squadra, ci ha battuto meritatamente. Poi ricordo che quando siam tornati indietro mi ha accompagnato a casa il massaggiatore, io non parlavo, lui diceva: non essere triste che avete giocato bene. Cercava di rincuorarmi. E’ stata un’emozione soprattutto entrare in campo e vedere quello stadio, San Siro, quella è stata un’emozione. La domenica dopo abbiamo giocato in casa con il Foggia e abbiamo vinto e ho preso coraggio, io alle volte al mercoledì chiedevo di andare a giocare con i miei amici, gli allievi, non conoscevo nessuno e ai giocatori davo del lei, loro mi dicevano: ma guarda che siamo compagni non mi devi dare del lei. C’erano Vincenzi e Delfino che mi dicevano: ormai sono compagni, ma cosa fai, non devi darmi del lei. Però io ero legato troppo ai miei amici, a tutti quelli con cui ero cresciuto e con cui vivevamo in pensione in via Fieschi. Mi mancavano molto.

In quella partita d’esordio contro il Milan mi marcava Gilberto Noletti. Poi in un Sampdoria Milan segnai di testa. Prima della partita Bernardini che faceva l’allenatore siccome mancava Cristin che era bravo di testa disse a me e a Salvi: oggi i cross non li facciamo perché oggi di testa non ci arriviamo. E invece poi… Fra l’altro in quella partita c’erano 55.000 spettatori.

Giocai all’Internapoli che era una squadra di Napoli in cui giocava Chinaglia, Wilson, era una bella squadra, sono stato un anno in prestito lì. Poi sono tornato alla Sampdoria e ci sono stato qualche anno. Poi Mantova e da Mantova sono tornato alla Sampdoria, però Vinicio mi aveva detto: tutti gli anni cerco di prenderti, vuoi venire a Napoli? Io non ci volevo andare però la Sampdoria mi ha mandato a Napoli. Sono stato benissimo a Napoli, però non volevo allontanarmi da Genova, sono stato molto bene a Napoli e poi sono ritornato alla Sampdoria. Io sarei rimasto alla Sampdoria a vita.

Qualche problema lo davo anche a Facchetti? Io ero un brevilineo, lui poteva essere anche bravissimo com’era ma avevamo costituzioni diverse, io rappresentavo un problema nei movimenti, io ero molto svelto. Comunque obbiettivamente Facchetti è stato uno dei migliori terzini mai esistiti.

Ho chiuso nella Sampdoria nel 1976, poi il presidente del Pontedecimo mi ha offerto un posto, io dissi che sarei andato a provare, non potevo più giocare a causa del ginocchio, avevo avuto richieste da altre squadre ma avevo il ginocchio continuamente gonfio quindi a trentanni ho dovuto praticamente smettere. Dopo un anno in cui sono stato fermo mi sono ripreso ed ho giocato tre o quattro anni nel Pontedecimo, abbiamo fatto anche un paio di promozioni, era una bella squadra. Ho smesso un anno e mezzo fa di allenare i ragazzi. Ero tornato anche alla Sampdoria come allenatore delle giovanili, ho fatto circa dieci anni come allenatore del settore giovanile nelle varie leve."

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