ESCLUSIVA SN - 1946, Benvenuto: "Lodetti visse la sua carriera all'ombra di Rivera, ma fece le sue fortune"

25.03.2016 19:46 di Sandro Selis  articolo letto 5714 volte
ESCLUSIVA SN - 1946, Benvenuto: "Lodetti visse la sua carriera all'ombra di Rivera, ma fece le sue fortune"

La storia blucerchiata raccontata attraverso le testimonianze e gli aneddoti di chi l'ha vista e vissuta in prima persona. Oggi per la rubrica di Sampdorianews.net "1946", abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva il giornalista di Telecity Marco Benvenuto, che ha voluto raccontarci le gesta di Giovanni Lodetti, grande centrocampista a cavallo degli anni '70.

"Il giocatore lo conosciamo tutti. Arrivò nella Sampdoria di Suarez e Lippi, e mi ricordo che rimase a Genova per quattro stagioni con 117 presenze e nessun gol all'attivo; quello mi ricordo era una sua prerogativa, anche se forse ne segnò uno in Coppa Italia contro il Novara. Nel corso degli anni poi ci siamo ritrovati a lavorare insieme a 7 Gold dove io da Marassi facevo i collegamenti per le partite della Sampdoria e lui era in studio. Mi chiedeva sempre che tempo facesse in Liguria perchè ha una casa a Moneglia. Questo per sottolineare che è molto legato ovviamente al Milan, ma nei confronti della Sampdoria si è sempre manifestato con favore, essendo di fatto quella blucerchiata la sua seconda squadra anche per numero di presenze. Quando arrivò alla Samp lui era un giovanotto e io un ragazzino. La Sampdoria in quegli anni si allenava una volta a settimana al Ferraris, cosa che può sembrare strana ma all'epoca si usava fare così. Nel vecchio impianto c'erano le "curvette" dove noi andavamo per assistere agli allenamenti. Quando i magazzinieri stendevano le magliette, noi da grandi appassionati di calcio andavamo a toccarle. Mi ricordo che quando lo raccontai a Giovanni rimase molto colpito da questo mio aneddoto. Un'altra storia particolare che mi raccontò fu quella di quando dopo aver smesso di giocare da buon lombardo aprì una fabbrica di piastrelle nel milanese che lui era dedito seguire di persona ogni giorno. Lì vicino c'era un campetto dove giocavano dei ragazzini che lui ogni tanto osservava; un giorno il pallone uscì dalle recinzioni e i bambini lo chiamarono con l'appellativo di "nonno" intimandolo di ridargli la palla. Lui non solo calciò verso di loro ma a quel punto, stuzzicato, scese proprio in campo dandogli la cosiddetta "lezione". Ha sempre vissuto la sua carriera all'ombra di Rivera, ma poi in realtà ha fatto anche le sue fortune. 

La Sampdoria di quegli anni era sicuramente una bella squadra, anche se rimasero anni sempre difficili perchè si lottava per la retrocessione. Seppur "vecchietti" avevi comunque in squadra giocatori del calibro di Suarez e Boni oltre appunto a Lodetti. Il lusitano anche se giocava un po' da fermo ormai, il pallone a 45 metri sui piedi te lo metteva comunque. Lodetti arrivò integro dal punto di vista fisico e infatti disputò 4 ottimi campionati. Mi confidò tra l'altro che si era creato un forte legame con la Samp e col Presidente Colantuoni e non se ne sarebbe mai voluto andare. E' una persona stupenda e a modo e un gran conoscitore di calcio."