IL SAMPDORIANO - Un bel bagno di umiltà

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, Mondosportivo.it.
 di Diego Anelli  articolo letto 2963 volte
IL SAMPDORIANO - Un bel bagno di umiltà

Quanto è accaduto ieri pomeriggio a Benevento ha avuto dell'incredibile. Nella ripresa siamo stati letteralmente spazzati via in termini di ritmo, corsa, intensità, voglia di combattere, idee e motivazioni. Un passo falso, seppure pesante e per certi versi motivo di profondi mea culpa, può anche starci all'interno di una stagione, come del resto un calo fisiologico era ovvio, scontato anche nel nostro caso, dopo un super avvio in stagione e qualche risultato positivo arrivato ben al di là di ogni più rosea aspettativa.

Tutto vero, nei precedenti editoriali l'ho più volte ribadito, come del resto il fatto che la Sampdoria dei primi mesi fosse in grado di battere chiunque essendo ordinata in difesa, agonisticamente cattiva e dinamica in mezzo al campo, efficace e cinica in avanti, tutto all'interno di un'eccelsa qualità di gioco. Altrettanto vero che la Sampdoria scesa in campo post Juventus abbia davvero avuto sfortuna in determinati incontri, subendo un paio di goal nei minuti finali e riaprendo gare virtualmente già vinte come a Cagliari. Tutto vero, ma bisogna anche essere sinceri fino in fondo e non trovare alibi, cercando di essere il più possibile obiettivi.

Siamo andati progressivamente in riserva di energie mentali e fisiche, quel gioco tanto e meritatamente esaltato diventa tra i più prevedibili in assoluto se non c'è movimento senza palla, se Torreira vive un pomeriggio sotto tono, se viene a mancare un riferimento del calibro di Zapata, se si gioca sotto ritmo e senza le motivazioni di chi deve guadagnarsi quotidianamente la pagnotta. Le prove di maturità degli ultimi tempi sono state fallite, la squadra ha registrato un clamoroso calo in termini di concentrazione, stimoli e forse condizione fisica, forse sì, forse no, perchè contro le big, Napoli compreso, per buoni tratti dei 90' abbiamo rivisto la miglior Sampdoria e si è corso per davvero.

Puntualmente abbiamo assistito ad approcci sbagliati, pomeriggi in gita in trasferta (dove non si vince da agosto a Firenze), scarsa concentrazione o maledetta difficoltà a sbloccare il risultato contro le formazioni di seconda – terza fascia. La sconfitta interna contro il Sassuolo doveva rappresentare il primo vero campanello d'allarme, una gara che mise in evidenza tutte le difficoltà dei blucerchiati, incapaci di mantenere elevati ritmi e pertanto di offrire il gioco collettivo dei primi mesi, manovra impostata e sviluppata senza idee e senza movimento in non possesso, oltre ad una panchina non all'altezza di obiettivi così ambiziosi. 

È sufficiente infatti che uno o due titolari vengano a mancare che l'11 di partenza subisca un netto calo in termini qualitativi, andando ad offrire all'avversario un punto debole a vista d'occhio da poter sfruttare. Gli infortuni di Strinic, Linetty e Zapata hanno confermato la situazione, come del resto la mancanza di alternative di valore in tutti gli altri ruoli. Contro la Spal abbiamo cercato di guardare al bicchiere mezzo pieno, cercando come sempre di fare il bene della squadra, eravamo convinti che il fatto di ritrovare dopo lungo tempo i tre punti potesse dare il là ad una progressiva crescita in termini di prestazioni e risultati. La trasferta di Benevento nascondeva insidie tipiche da Sampdoria abituata spesso a smarrirsi in occasioni simili, ma prevaleva un pizzico di ottimismo sull'ormai acquisita capacità del gruppo blucerchiato di gestire avversari posizionati dietro in classifica.

I 3 punti contro la Spal erano arrivati grazie ad un episodio molto dubbio nel recupero al termine di una gara molto sofferta senza un passo in avanti in termini di gioco, lo si poteva considerare un punto di partenza anche nel recuperato rapporto con la buona sorte, invece col senno di poi possiamo considerarlo un episodio isolato. Anche la buona sorte va ricercata, non arriva da sola e a Benevento non abbiamo fatto praticamente nulla per meritarla. I giallorossi hanno conquistato con merito la seconda vittoria consecutiva, il primo successo con il Chievo ha riaccesso la fiammella di speranza per gli uomini di De Zerbi e avrebbe dovuto avere l'utilità a far incrementare l'attenzione dei nostri che altrimenti avrebbero potuto acquisire lo status di prima compagine uscita sconfitta dal Vigorito pensando di andare ad affrontare un avversario incapace di conquistare ancora una vittoria.

La prima frazione si era conclusa in uno dei migliori modi possibili, realizzando il goal del vantaggio all'ultima azione del recupero di una frazione che ci aveva visto capaci di non far concludere l'avversario in porta, seppure creando poco in fase offensiva, quel poco sembrava bastare. Nella ripresa però è accaduto il peggio di quanto si poteva immaginare, il peggio di quanto era inimmaginabile. Viola – Memushaj e Brignola hanno spadroneggiato in lungo e in largo in mediana, spazzando via Torreira, Praet, Barreto (da tempo in riserva) e il subentrato Linetty (assenza pesantissima venuta a crearsi nel suo e nostro miglior momento ma il crollo post Juventus non può e non deve essere dovuto a tale mancanza, sarebbe limitativo pensarlo) per fisicità, corsa e voglia di combattere. 

In avanti non sono praticamente più arrivati palloni giocabili e quei pochi non sono stati gestiti in modo utile a far salire il  baricentro della squadra, Quagliarella ha lottato da solo, Caprari ha ritrovato la via della rete ma eccede costantemente in ricami e controricami che no portano a nulla e finiscono per diventare controproducenti se talvolta ci si dimentica di dover dare una mano in copertura. E la difesa..... Regini e Sala ci hanno messo del loro non riuscendo a contenere le sfuriate dei terzini e centrocampisti giallorossi, senza però ricevere alcun supporto dalla mediana. Non ce la possiamo prendere con la sfortuna se Strinic è out da tempo, se si aspetta il 30 agosto a chiudere l'arrivo del tanto agognato terzino sinistro e si opta per un elemento sicuramente di qualità ma reduce da molti mesi con scarso minutaggio, tale situazione era ovvia e facilmente prevedibile. In sua assenza non vediamo Murru, pagato a peso d'oro in estate in cambio di cash e il cartellino di Cigarini ma finora autore di prestazioni complessivamente non adeguate che hanno portato a numerosi interrogativi su tale operazione, bensì Regini, impiegato a sinistra come nelle precedenti stagioni.

Sulla corsia opposta viene ripresentato Sala, già scelto titolare contro la Spal. Incuriosisce il mancato impiego di Bereszynski, il quale per un motivo o per un altro non riesce a trovare continuità d'impiego nonostante negli ultimi tempi, compreso il periodo di calo generale del collettivo, si era contraddistinto tra i pochi elementi convincenti. Altro tema di riflessione è la resa della coppia centrale. Silvestre, più volte autentico baluardo, avrebbe ogni tanto bisogno di respirare, ma a quanto pare le (pochissime) alternative in panchina non vengono ritenute all'altezza. Ferrari, dopo un buon inizio e i goal realizzati contro Crotone e Juventus, ha registrato un netto calo di rendimento, come testimoniato dal rigore procurato e la mancata marcatura su Matri contro il Sassuolo, gli errori al San Paolo e la giostra presa con Coda, autentico protagonista della scena con una doppietta e un assist, anche approfittando di un Viviano non impeccabile in occasione della punizione del 2-1.

Aver vinto ieri sarebbe significato mantenere il distacco sull'Atalanta e allungare su tutte le altre inseguitrici, ricaricare le pile approfittando della sosta e presentarsi in condizioni fisiche e mentali accettabili in vista dell'autentico tour de force che ci aspetta contro Fiorentina, Roma in due occasioni e Torino. Invece il pomeriggio di ieri si è rivelato un autentico incubo, l'ennesima occasione perduta, l'ennesima dimostrazione di autolesionismo capace di oscurare in buona parte gli ottimi mesi di inizio stagione, una mentalità non vincente del gruppo e l'incapacità di gestire o rimpiazzare elementi non all'altezza di ambizioni europee, altri da troppo tempo con la pancia piena, altri ancora in fisiologico calo fisico e bisognosi di ricambi dei quali non ci sono tracce.

Ben 400 tifosi hanno seguito la Sampdoria nella lunga trasferta di Benevento e sono stati ripagati con una prestazione vergognosa. Le scuse non bastano, le parole vengono portate via dal vento, contano esclusivamente i fatti. Vanno chiariti bene gli obiettivi perchè parlare di Europa o accontentarsi del decimo posto a seconda dell'andamento della squadra diventa un giochino al quale ci si mette automaticamente nella posizione dei vincitori, troppo facile. Ogni tanto abbiamo sentito dire che questa squadra fosse difficilmente migliorabile... vero forse l'11 di partenza, in campo scendono in 11, ma l'organico è composto da almeno 20 elementi. Non soltanto l'ultimo mese ma già il mercato estivo (con Zapata e Ramirez unici acquisti pienamente azzeccati oltre al talento Kownacki da prendere seriamente in considerazione) aveva evidenziato operazioni non all'altezza e lacune non colmate. Il mercato di gennaio costituisce un'ottima possibilità per non stravolgere l'organico, andando però ad individuare quei tasselli indispensabili per consentire almeno sulla carta il salto di qualità, uno step impossibile però se si scende in campo con la pancia piena, oppure pensando di essere superiori all'avversario per acquisita convinzione. Un bel bagno di umiltà.

Chi scenda in campo si renda conto che finora non ha raggiunto alcun obiettivo, battere la Juventus, o vincere tre derby di fila da soli non portano a nulla, non sono motivi per vivere di rendita a tempo indeterminato dietro peraltro profumati compensi. Sconfitte come quella di Benevento è tanto rovinosa quanto meraviglioso il successo contro la Vecchia Signora, in quanto entrambi risultati completamente inaspettati, indimenticabili, senza poi scordare che contro qualunque avversario sono 3 i punti da conquistare. Qualcuno si è troppo soffermato sugli stimoli contro le big e ha perso tempo a guardarsi allo specchio. Abbiamo perso secoli a guardarci allo specchio, ora tutti devono guardarsi dentro e capire se davvero vale la mia frase conclusiva del precedente editoriale in vista di Benevento: Siamo la Sampdoria, possiamo farcela, dobbiamo farcela, ce lo meritiamo.