IL SAMPDORIANO - Puntuale stop verso la completa maturazione: possiamo andare lontano solo cambiando mentalità

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine.
 di Diego Anelli  articolo letto 1864 volte
IL SAMPDORIANO - Puntuale stop verso la completa maturazione: possiamo andare lontano solo cambiando mentalità

Non abbiamo ancora imparato dagli errori commessi nel recente passato, purtroppo. In tutta la settimana si era invocato il tanto agognato cambio di mentalità, fondamentale per alzare ulteriormente l'asticella, poter consolidare le nostre ambizioni, superare con successo una delle prove di maturità. Non ci siamo riusciti, almeno per il momento. Chi conosce bene la Sampdoria, questa squadra, il nostro ambiente, temeva molto di più le partite contro Verona e Udinese rispetto a quelle sulla carta molto più ostiche, come ad esempio Torino e Milan.

Anche quando potevamo contare su formazioni in grado di vincere in Italia e in Europa, tendevamo spesso a compiere grandi imprese, ad esempio il famoso Sampdoria – Milan 3-2 con lo straordinario goal di Ruud Gullit a completare l'incredibile rimonta, e a cadere quando meno te l'aspettavi, contro avversari di livello inferiore non appena scendevamo in campo con la testa svuotata e la pancia troppo piena. Ad esempio il turno successivo l'impresa sotto la pioggia ai tempi del cervo che esce di foresta...

E se a Verona nonostante i primi 45' buttati via c'erano le scusanti del turnover e delle numerose occasioni sprecate nella ripresa, quando avremmo potuto e dovuto gonfiare la rete in più occasioni, per giustificare i due punti lasciati per strada, alla Dacia Arena non abbiamo giustificazioni. Bisogna compiere il mea culpa, capire, stavolta davvero, che senza la continuità mentale e di rendimento rischiamo concretamente di vanificare i grandi risultati ottenuti e i passi compiuti nel processo di crescita durante l'attuale gestione tecnica.

La grande vittoria con il Milan, a consolidare un ottimo inizio di stagione in termini di risultati e prestazioni, ha probabilmente fatto inconsciamente staccare la spina a qualche giocatore. È vero, ieri ad Udine ci è andato tutto storto: dall'incomprensibile intervento falloso commesso in area da Puggioni all'ingenua espulsione di Barreto a metà ripresa con qualche dubbio sul primo cartellino giallo estratto dal direttore di gara. Tutto quello che vogliamo. Ma queste ingenuità sono spesso e volentieri il frutto di un atteggiamento mentale sbagliato dall'intero collettivo. 

L'Udinese ha disputato una partita simile a quelle “della vita”, gettando il cuore oltre l'ostacolo dopo una lunga serie di sconfitte e la settimana in ritiro, la squadra ha giocato anche per il proprio tecnico. Dall'altra parte però la Sampdoria si è fatta male da sola, spianando la strada ai padroni di casa tramite errori grossolani e arrivando puntualmente in ritardo su ogni pallone, perdendo ogni contrasto e non riuscendo a ritornare in partita a causa di un sbagliato approccio alla sfida. Eppure mister Giampaolo aveva più volte insistito sul tasto psicologico nel corso della settimana, augurandosi che non si registrassero segnali di presunzione.

Nessuno vuole guardare il bicchiere mezzo vuoto, ci mancherebbe, eravamo ancora imbattuti in virtù di 11 punti conquistati in 5 gare, una sconfitta poteva fisiologicamente capitare, certamente non eravamo fenomeni fino a sabato e non siamo quelli non pervenuti alla Dacia Arena. Ma proprio perchè questa è una squadra di valori, con un'identità tattica ben definita, in grado di fare la differenza contro avversari di livello pari e superiore, che risulta legittimo e doveroso incavolarsi e insistere sul cambio di mentalità non ancora avvenuto. I buoni giocatori, non per diventare campioni ma per migliorarsi giorno dopo giorno, devono essere in grado di gestire ogni momento della gestione, anche di quelli di euforia.

Se fossimo una compagine destinata a voce e con i fatti a voler vivacchiare a centro classifica, capace di fare punti soltanto contro formazioni di rango inferiore, risulterebbe inutile perdere fiato, sprecare inchiostro, digitare i tasti di una tastiera. Non è il nostro caso. Grazie a mister Giampaolo abbiamo iniziato un nuovo progetto tecnico che sta dando frutti importanti. Risulta autolesionismo puro perdersi puntualmente in un bicchiere d'acqua appena si pensa di aver raggiunto chissà quali obiettivi, puntualmente quando si è reduci da una grande vittoria, la classifica sorride, o l'avversario di turno arriva da un periodo di crisi e una classifica deficitaria.

Non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per capire come tale lacuna, limitandoci all'attuale gestione tecnica, fosse già emersa ripetutamente nel corso della passata stagione: due pareggi in extremis contro il Palermo retrocesso in cadetteria a fine campionato, un pareggio sofferto in trasferta e un'inattesa sconfitta interna con il Crotone, un pari privo di emozioni all'Adriatico e una vittoria casalinga contro il Pescara, vittoria all'esordio ad Empoli per poi non andare oltre lo 0-0 tra le mura amiche. Anche e soprattutto in queste gare abbiamo pregiudicato la possibilità di migliorare  la nostra classifica, dopo aver vinto in due occasioni a San Siro, battuto la Roma e tenuto testa a Napoli e Juventus, avremmo meritato qualcosa più del decimo posto, ma esiste anche l'altro lato della medaglia. Quest'anno qualche avvisaglia ci era già stata contro il Benevento nonostante i tre punti.

Gare come quella ieri alla Dacia Arena non rappresentano soltanto semplici battute d'arresto, ma puntuali stop verso la completa maturazione di una squadra che ha tutti i mezzi tecnico – tattici per collocarsi subito dietro le sei grandi e giocarsi le proprie carte per meritarsi qualcosa di meglio del centro classifica. Adesso arriva la sosta, tanti elementi saranno chiamati a scendere in campo per gli impegni delle rispettive Nazionali, due settimane per ritornare noi stessi, fare quadrato e capire che non bisogna mai accontentarsi. Questa è una squadra che deve imparare a trovare le giuste motivazioni anche quando gli avversari non si chiamano Juventus, Roma, Napoli, Inter, Milan, Fiorentina ecc.., i tre punti contro le presunte piccole hanno lo stesso peso, se non addirittura superiore, nel raggiungimento dei rispettivi traguardi. 

Dimostriamoci maturi e consapevoli dei nostri pezzi ma esclusivamente con grande umiltà contro qualunque compagine. Se poi l'avversario si dimostrerà migliore gli stringeremo la mano, ma soltanto dopo aver messo in campo la stessa carica agonistica e la medesima concentrazione mai venute a  mancare contro le big. Altrimenti scenderà in campo la brutta copia della Sampdoria, destinata a nascondere le grandi qualità che possono consentirci di andare lontano. Prima di Udine avevamo scritto “Adesso una nuova battaglia, crediamoci”. In quella battaglia ci hanno creduto soltanto i friulani. Comprendiamolo, stavolta davvero, perchè ne abbiamo le possibilità.