Veron: "Samp una famiglia. Eriksson fondamentale, Boskov carismatico"

26.05.2020 21:40 di Matteo Romano   Vedi letture
Veron: "Samp una famiglia. Eriksson fondamentale, Boskov carismatico"

Juan Sebastián Veron è uno dei giocatori più talentuosi nella storia della Sampdoria. La carriera dell’argentino parla chiaro: oltre ad aver vestito i nostri colori nelle stagioni dal 1996 al 1998, La Brujita ha inoltre indossato le casacche di grandi club italiani e stranieri come Parma, Lazio, Manchester United e Inter.

L’asso argentino, oggi presidente dell’Estudiantes, è intervenuto in una diretta Instagram sul profilo ufficiale della Sampdoria, dove ha ricordato alcuni dei momenti più rilevanti della sua esperienza a Genova:

“Quando mi hanno informato che c’era una squadra, nel 1996 non c’erano i social ma solo la Tv e il giornale. La ricordavo per la finale in Champions contro il Barcellona; eravamo in Cina con il Boca, e parlando con Diego (Maradona, ndr) mi raccontava di questa squadra a cui ero stato venduto. Lì è stata la prima che ho sentito parlare della squadra – racconta JSV – Non sapevo dove andavo, ma sono partito comunque per vedere cosa succedeva”.

Sui tifosi: “Avendo vissuto due anni, ricordo un pubblico incredibile. I miei anni in Italia sono difficilmente dimenticabili. Mi sono fatto conoscere, ma i primi passi sono importantissimi. Esser arrivato in una città con questa conoscenza del calcio, ospitale e una squadra che in quegli anni era forte. È stato perfetto per la mia crescita soprattutto – racconta Veron – Per me sono stati due anni bellissimi, specie il primo. Un campionato difficile, di cui non ero preparato. Ho avuto al mio fianco una società importante e la gente attorno che mi ha aiutato tantissimo. Spero che i tifosi abbiano un bel ricordo di me. Io ho un bellissimo ricordo di loro” – riporta Sampdorianews.net – I compagni? Mancini e gli altri giocatori sono stati fratelli. La Sampdoria era una famiglia, dal presidente al fratello del presidente purtroppo scomparso, che aveva puntato su di me, la famiglia Mantovani, i magazzinieri, i medici. Era così. Per me è stato importantissimo. Dopo quattro mesi, malgrado la fatica, ho cominciato a mettermi dentro il calcio italiano; alcuni giocatori tenevano duro un anno e andavano via. Nello spogliatoio c’era la faccia tranquilla di Invernizzi e le facce di Mancini e Mannini. Tenevano lo spogliatoio per mano, capivano tutto. Sono stati importanti per crescere".

Veron traccia un bilancio anche riguardo agli allenatori con cui ha convissuto nell’esperienza genovese, ovvero Sven Goran Eriksson, Cesar Menotti e Vujadin Boskov: “Per fare l’allenatore devi avere il carisma di Boskov e la pazienza di Eriksson. Loro avevano un carattere speciale, anche lo stesso Menotti. Forse lui non era adatto all’Italia per il modo di sentire il calcio.  Eriksson è stato fondamentale; il giocatore deve sentire fiducia. Lui mi ha tenuto in squadra, negli allenamenti era rilassato, non alzava mai la voce. Era essenziale. Boskov era un personaggio, carismatico, ma al contempo rilassato. Faceva ridere, molto lucido”.

Il centrocampista argentino ha siglato ben sette reti nella sua esperienza col Doria, e molti ricordano ancora i suoi gol più belli: “Il gol contro il Perugia, al volo di destro su angolo Io scelgo sempre come preferito, un bel gol. Se calciassi dieci volti finirebbe in curva. Non è stato quel calcio d’angolo preparato, ma è venuto lungo, potevo stopparla o calciare. L’ho messa all’incrocio!”