IL SAMPDORIANO - Pochezza e presunzione ad Avellino. Mercato e attributi per uscirne fuori
Il mercato invernale prosegue fino alla chiusura, con la Sampdoria alla ricerca di numerosi rinforzi che possano sistemare come priorità assoluta la difesa con elementi collaudati, costruire attorno a Salvatore Esposito un centrocampo davvero valido all'altezza della categoria e completare il reparto avanzato dopo gli arrivi di Brunori e Begic, perchè Coda aveva e ha tuttora bisogno di alternative e assistenza. Tutto vero, ma adesso soffermiamoci sulla gara di Avellino, da dove sono rientrato ieri sera, sinceramente ancora piuttosto incredulo e incavolato. Intendiamoci, di gare sotto tono della nostra Sampdoria si è purtroppo perso il conto ormai, non ci si meraviglia purtroppo più di nulla, ma stavolta la sconfitta è arrivata in maniera più inaspettata del solito per vari motivi.
Arrivavamo da tre successi casalinghi consecutivi dove spesso la squadra ha avuto la forza di reagire, ritornare in partita e ribaltarla facendo suoi i tre punti in palio, ultimamente anche in trasferta si era iniziato ad intravedere qualcosa di meglio (non ci voleva molto...), come testimoniato dalla sconfitta di misura a Palermo dove, senza fare cose trascendentali, si era comunque rimasti in partita fino alla fine, e a Padova, in una gara che avremmo meritato di vincere ma abbiamo dovuto guardare il bicchiere mezzo pieno dinanzi alla sterilità offensiva e alle immancabili dormite difensive. Non dimentichiamo poi una ventata d'entusiasmo per i colpi Salvatore Esposito e Matteo Brunori, insomma, a prescindere dal risultato finale del campo che dipende da tantissime variabili, ci aspettavamo una prestazione di gruppo, una prova coraggiosa, compatta, gagliarda.
E invece? Nulla di tutto questo. Tranne l'assalto finale dopo il rigore concesso e confermato dopo un controllo Var lungo quasi dieci minuti, non abbiamo mai dato la sensazione di correre, lottare, crederci e renderci pericolosi in maniera continuativa. Buona parte del match ha mostrato una Sampdoria lenta, compassata, sfilacciata, a tratti quasi svogliata, ritmi da amichevole estiva, palla sempre giocata all'indietro oppure orizzontalmente. Allo staff tecnico chiediamo come mai? Nessuno che si prendeva la responsabilità di un'imbucata, una sgroppata sulla fascia, una conclusione da fuori. Un centrocampo spazzato via (Henderson impalpabile, Conti avulso dal gioco, Barak troppo statico) da un Avellino, sicuramente temibile tra le mura amiche come testimoniato dal recentissimo 2-2 con il Palermo, autore di una prestazione senza particolari acuti, ma solido e cinico, pronta a prendersi il pallino del gioco in mezzo campo senza particolari problemi e a sfruttare gli incredibili errori difensivi blucerchiati.
Difficile pensare ad una difesa, già deficitaria per valori tecnici, tenuta fisica e dinamismo, costretta ad affrontare gli inserimenti no stop dei centrocampisti che arrivano da tutte le parti, per non parlare delle fasce, dove non solo non affondiamo mai il colpo, ma continuiamo a subire le percussioni avversarie. Da una parte Depaoli, sulla carta un valore aggiunto in serie B, si limita al compitino e le iniziative offensive restano un lontano ricordo da troppo tempo, dall'altra Cherubini è costretto ad adattarsi ad un ruolo che sinceramente era davvero soltanto immaginare, eppure si continua su questa strada, peraltro senza risultati e la difesa a 4 resta un miraggio (come mai?). In giro si ascoltano già pareri positivi per l'ingresso (probabilmente tardivo) di Esposito, il quale in metà gara ha comunque fatto vedere di saper giocare il pallone, e negativi su Brunori. Aspettiamo, diamo tempo ed iniziamo a valutare dopo tot tempo. Nel precedente editoriale facevo riferimento alla possibilità, sì proibitiva ma non impossibile, di uscire definitivamente dalla zona calda per puntare, perchè no, ad un piazzamento tranquillo a ridosso degli ultimi posti play-off, del resto anche determinati arrivi testimoniano le intenzioni del club di porre una tappa ad un'altra agonia (dopo aver gettato mezza stagione con un mercato allucinante), anche in virtù di una compattezza apparentemente ritrovata e di una bozza di continuità ed entusiasmo, al netto ovviamente di tutte le lacune ancora da colmare.
La serie B è un campionato super equilibrato, può succedere di tutto, nel bene e nel male, basta un mini filotto per rialzare la testa o per temere il peggio. Un'intera riflessione che evidentemente non sta in piedi dinanzi ad un mondo Sampdoria, inteso come club, dirigenza, staff tecnico ed organico giocatori, con caratteristiche di personalità, attenzione, carattere, oltre ovviamente alla qualità, evidentemente assenti o carenti in un numero troppo elevato di soggetti. Al Partenio di Avellino si è toccata con mano non soltanto la pochezza tecnico-tattica e fisica di una parte della squadra, in primis la difesa, ma pure la presunzione e la superficialità degli 11 rimanenti, quasi come se dovessimo ringraziarli per scendere in campo, quando invece dovrebbero baciare il terreno dove camminano, non dimenticando gli ingaggi percepiti, la pazienza della piazza, una retrocessione arrivata sul campo prima di tutto quel che è poi successo e un'altra mezza stagione disastrosa. Abbiamo perso troppo tempo a valutare Mitoglou e la difesa resta ancora una gruviera, a centrocampo servono innesti di gente affamata di livello per la categoria anche per agevolare il compito in mezzo al campo di Esposito chiamato a dare qualità, l'attacco va ancora completato. Mi soffermo inoltre sul discorso portiere. Augurandoci che almeno fino a giugno il talentuoso Martinelli dimostri già di essere un fenomeno, si tratta di un'operazione che non ho capito bene fino in fondo, anche ricordando quanto avvenuto lo scorso anno con Vismara e tutto il caos legato ai portieri interrotto soltanto con il buon rendimento dello sfortunato Cragno.
La Fiorentina cercava una sistemazione per far giocare con continuità il proprio gioiellino, la Sampdoria ci ha puntato in prestito, rischiando un limbo che potrebbe non accontentare nessuno. In porta eviterei da sempre ogni tipo di dualismo: a gennaio mi aspettavo un titolare ben superiore a Ghidotti, destinato alla panchina o alla cessione, oppure un profilo chiaramente da dodicesimo dando fiducia al portiere già in organico. Ad Avellino ci siamo fatti goal da soli, in particolare il secondo, l'ex Como, tornato da avversario al Partenio, è andato in tit e sono subito iniziate le voci di un cambio tra i pali, peraltro non escluso nemmeno già alla vigilia del match. Una situazione potenzialmente instabile che non farebbe il bene di nessuno. Il portiere è un ruolo delicato, ci sta la competizione come in ogni parte del campo, ma a mio modesto parere tra i pali una sorta di gerarchia non fa mai male, sia nel caso si creda di essere già coperti a dovere, sia quando ci si rende conto che serve intervenire in maniera radicale. Quando però si resta a metà strada, non si sa dove andare...
E venerdì arriva la Virtus Entella, reduce dal sorprendente successo contro il Monza, che ha ridato punti e ossigeno alla neopromossa. Attenzione anche alla classifica avulsa, c'è da riscattare il crollo nefasto dell'andata e servono punti per non perdere ulteriore terreno. Non solo l'Entella, ma anche Padova, Sudtirol hanno fatto bottino pieno, Mantova e Pescara non si sono arrese e hanno mosso la classifica. Come doveva già essere fatto negli ultimi anni, ricordatevi di essere e meritare la Sampdoria e, al tempo stesso, giochiamo con il coltello tra i denti e la bava alla bocca da classifica squadra di provincia costretta a nuotare nella melma per salvarsi. Avellino, ok campo storicamente ostile per i nostri colori, ha rappresentato un'altra pagina vergognosa per il club, la maglia e il pubblico, presente anche al Partenio con mille sacrifici. Oggi siamo e dobbiamo essere quelli in quella vagonata di letame, oggi e domani dobbiamo essere quelli che riescono a venirne fuori, una volta per tutte, in attesa di un cambio societario che era e resta una della priorità per ritrovare la nostra Sampdoria, perchè il campo può risollevare o far sprofondare, ma nessuno ha la memoria corta.
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