Zaza: "L'Atalanta non mi aveva rinnovato il contratto e devo ringraziare i blucerchiati"
C'è un giocatore che più di tutti potrebbe rappresentare il futuro dell'attacco blucerchiato: è Simone Zaza da Policoro, centravanti classe '91 che in serie B, con la maglia dell'Ascoli, non la smette più di fare gol: sono già 13 le reti in 22 partite, dopo le 11 messe a segno in soli sei mesi lo scorso campionato con il Viareggio, in Lega Pro. Numeri da grande promessa, che hanno attirato sul giocatore gli sguardi di numerosi club. Le stigmate del centravanti di razza ci sono tutte, compresa la capigliatura "alla Balotelli", la cresta tanto di moda in serie A:
«Ma la mia è particolare -assicura in un intervista concessa quest'oggi a Libero-, l’ho fatta l’anno scorso a Viareggio insieme ad altri compagni. Era una cosa di gruppo, non per distinguersi».
Quindi la sua cresta non è speciale?
«Non ancora, ma spero lo sarà presto. La farò bionda quando saremo salvi».
Salvi? Ma se siete a due punti dai playoff?
«Restiamo con i piedi per terra, la promozione sarebbe il massimo. Ma non siamo Livorno, Sassuolo o Verona».
Di mezzo c’è la Juve Stabia, una brutta esperienza per lei la scorsa stagione...
«A Castellammare non ero ancora pronto e lì non hanno creduto in me. Qui lo hanno fatto e li sto ripagando».
Tredici gol in 22 giornate. Che cosa vuole di più dalla vita, un lucano?
«Lucano lo sono già, sono nato a Policoro (Pz). Mi definisco un attaccante mobile, a cui piace svariare su tutto il fronte offensivo».
Dallo Jonio al Mar Ligure, la Samp le ha dato una seconda chance. L’anno prossimo punterà su di lei? Magari con Icardi?
«L’Atalanta non mi aveva rinnovato il contratto e devo ringraziare i blucerchiati. Con Mauro abbiamo giocato insieme in Primavera e ci sentiamo ogni tanto. Sarebbe bello ritrovarci insieme».
Intanto fa dimenticare agli ascolani il loro concittadino Mattia Destro.
«Conosco Mattia e non mi piace fare paragoni, ci mancherebbe. Lui ha già dimostrato quanto vale in Serie A».
Mare, sole e quindi partite in spiaggia: è cresciuto come i campioni brasiliani?
«Certo, sono cresciuto al mare. Mi piaceva giocare sempre anche contro gli adulti: amici o turisti. Sono andato via di casa a 13 anni e all’inizio è stata dura: ora va meglio ma appena posso torno a casa».
La sua mamma però è sempre con lei...
«Sì, ho il suo volto disegnato sul braccio. È il più bello dei miei dieci tatuaggi».
Paratici sembra volerla alla Juve. Dalla B alla Champions il salto è possibile?
«Non sta a me dirlo, lascio agli altri giudicare. Io penso solo a giocare».
Magari alla Juve le chiederebbero di tagliarsi i capelli...
«Sono già rasato, che cosa taglio? (ride). Al massimo potrei mettere un cappello, ne ho una bella collezione».
Il Milan ha Niang, lei potrebbe essere la terza cresta del ct Prandelli?
«Sono arrivato fino all’Under 21, ma ora non ci penso. Il cammino per arrivare alla Nazionale A è lungo».
