Seedorf: "Alla Samp in allenamento non riuscivo a toccare palla. Eriksson mi disse..."

20.05.2020 16:49 di Moreno Cavanna   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Seedorf: "Alla Samp in allenamento non riuscivo a toccare palla. Eriksson mi disse..."

Nel corso di un piacevole intervento in video-conferenza alla presenza di oltre 50 tecnici dell’Academy blucerchiata e Next Generation, Clarence Seedorf ha raccontato il proprio percorso come uomo e calciatore, dagli inizi all'Ajax all'esperienza doriana.

Le oltre due ore di incontro sono state condensate in un video apparso sui canali social ufficiali di U.C. Sampdoria:

"La filosofia che ho sposato molto presto nella mia vita è che prima di tutto sono una persona, poi viene tutto il resto. Con questo approccio sono riuscito a continuare ad interessarmi ad altre cose oltre al calcio, ad avere una mente libera di sviluppare altri interessi e altri aspetti creativi. E’ una cosa che dico anche da allenatore. Quando abbiamo davanti qualcuno abbiamo davanti una persona. La prima cosa è la crescita dell'uomo, non del calciatore.

Nel settore giovanile dell’Ajax ho potuto vivere esperienze legate ad una mentalità che si è creata e che in alcuni è innata. Una mentalità vincente, che spinge verso l’eccellenza, il non accontentarsi e la capacità di adattarsi che sono state componenti fondamentali della mia carriera. Questo mi ha aiutato anche all'arrivo alla Samp e nell’approccio a questa nuova esperienza. Ho cercato di capire la realtà in cui mi trovavo, provando anche a modellare le mie precedenti idee su quelli che erano i principi del calcio italiano. Sin dall’inizio del mio percorso ho giocato in tutti i ruoli, dall’attacco alla difesa. Piano piano sono tornato in avanti perché ero un giocatore creativo nella fase offensiva. Questo mi ha dato l’opportunità giocare praticamente tantissime partite in tutti i ruoli dal momento che non ero uno specialista. Il mio ruolo naturale di trequartista l’ho giocato solamente nell’ultima parte della mia carriera. 

Alla Samp gente come te (riferendosi ad Invernizzi n.d.r.), Mannini e Zenga mi hanno aiutato con il loro sostegno. La voglia di imparare e di inserirmi nel gruppo è stata sempre importante ma non è stato facile all'inizio. Avevo un carattere forte e le mie opinioni già da giovane e non sempre ero visto di buon occhio dai più anziani. Nell’esperienza blucerchiata mi ha aiutato una chiacchierata con Eriksson. Durante un allenamento non riuscivo a toccare palla, perché venivo scavalcato dai lanci lunghi con gli attaccanti che poi tiravano in porta. Spiegai ad Eriksson che ero abituato ad un calcio diverso e dovevo toccare più palloni per divertirmi. Avevo una mentalità per la quale fare un passaggio corretto era quasi come fare un gol e mi chiedevo come i tifosi potessero apprezzare i giocatori che correvano e basta, a volte anche sbagliando. In Olanda devi economizzare. Eriksson mi disse che in Italia le persone si svegliano alle 6 della mattina per andare a lavorare e apprezzano l’impegno e la grinta dei giocatori in campo. La grinta consiste nel dimostrare al pubblico e ai tuoi compagni che ti impegni. Anche la corsa sbagliata a volte è utile per farsi apprezzare. In italia ci sono altri principi che hanno valore e per adattarmi ho dovuto assorbire alcune di queste cose. Quando facevo qualcosa che non andava i senatori dello spogliatoio parlavano in modo chiaro. Ho saputo ascoltare per migliorarmi. Tutto quello che ho ottenuto l’ho cercato e l’ho voluto, scrivendo gli obiettivi a mano come se fossero parte di un contratto con me stesso".