Sampdoria, Lombardo: “Non so il mio futuro, ma ho portato a termine l’obiettivo di questa squadra”
Ultima partita come allenatore della squadra anche per Attilio Lombardo, che in due mesi e mezzo é riuscito a conquistare la salvezza per i blucerchiati. É stato intervistato in conferenza stampa sul suo futuro alla Sampdoria, queste le sue parole:
Mister è arrivata una sconfitta?
"Spiace la sconfitta, al di là del fatto che ci siamo salvati la scorsa giornata, era una cosa che non volevo. La squadra ha mostrato qualcosa di buono, avevamo anche la partita sotto controllo ma è bastato un guizzo per far saltare tutto. Il ringraziamento va ai tifosi che fanno sempre sentire l'attaccamento che hanno".
Formazione inedita oggi figlia anche di tante assenze. Hai avuto le risposte che ti aspettavi?
“C'è stata grande volontà, qualcuno non si aspettava di giocare ma hanno risposto abbastanza bene. Un allenatore vuole che i giocatori incidano. Io mi aspetto sempre qualcosa in più da tutti, anche da chi ha giocato spesso e volentieri e ora ha avuto un calo fisico. E parlo di quei giocatori che nel mio percorso sono riusciti ad essere determinanti. Non cerco scuse anche se le mancanze sono state mancanze di un certo valore. Ho dovuto inventarmi qualcosa e far giocare Palma terzino destro però la squadra tutto sommato ha risposto".
Il tuo futuro?
"Il mio futuro è lunedì e martedì quando faremo dei test e saremo a Bogliasco. Non solo so. Ma queste sono domande da fare alla società. Il mio compito non so se l'ho fatto bene ma ho portato a termine l’obiettivo di questa squadra, non spetta me decidere.”
Dipendesse da te non ci sarebbero dubbi sul rimanere?
"Dopo esserci salvati non so dare una risposta definitiva. Di quelli del 1991 sono stato il primo ad esser stato allenatore della Sampdoria. Godrei molto se ci fosse la disponibilità ma sono contento e fiero che mi è capitato ad una certa età. Ho un passato da collaboratore ma posso dire che chi pensava che il sottoscritto non potesse fare l'allenatore l'ho fatto ricredere".
TMW - Una fotografia di questo periodo da allenatore?
"Mi viene in mente la mia prima partita che non è mai facile. Venivamo da una contestazione a Frosinone dopo una sconfitta per 3-0 e quello che mi rimane dentro è la mia prima riunione tecnica prima del Venezia. Ho disegnato su un foglio bianco un grande cuore e dentro questo cuore ho messo tutti i nomi dei giocatori della Sampdoria. La prima cosa che ho detto è che tutti noi dobbiamo rimanere dentro questo cuore. Poi è logico che, tornando indietro ad una settimana fa, la cosa più bella ed irripetibile è passare quei momenti che in genere passi da giocatore. Io li ho passati ma non ho mai sentito scandire così il mio nome da tutto lo stadio. E' stato da brividi. Questa è la figura più bella che porterò con me per tutto il resto della vita".
Cosa dirà al futuro allenatore della Samp?
“Il messaggio che deve passare a chiunque arriverà è far sentire il senso di appartenenza a questa maglia. Questa maglia non deve pesare ma girare con onore per tutta l'Italia".
Resterebbe anche con un altro ruolo?
"Sapete quale sia il contratto mio con la società, non chiudo le porte. Loro devono decidere e io avrò la mia da dire, perché comunque ho due anni di contratto. Non sono stati due mesi e mezzo semplici. Io mi portavo il fardello di averci messo la faccia. Qualcuno si è fatto pubblicità ma poi la faccia non ce l'ha messa. Io non dico di aver avuto le palle ma torno indietro ai tanti messaggi quando ho accettato questo passaggio: 'Chi te lo fa fare?'. Ed eccomi qua a raccontare una storia a lieto fine. Sono sempre stato aiutato da chi mi stava vicino: da Giovanni Invernizzi ad Andrea Mancini fino a Fredberg che è parte di questa società. Da Nicola Pozzi che ha avuto il sentimento di rimanere con me quando aveva l'opportunità di salutare visto che lui era un collaboratore del tecnico precedente. Devo ringraziare il reparto medico, in primis i massaggiatori, la stampa, i cuochi, il nostro autista, chi lavora in sede, chi lavora quotidianamente a Marassi e chi lavora al fianco nostro come Ariaudo, il nostro custode Roberto e la nostra nutrizionista. E' stato difficile per tutti. Non dimentico i dottori e gli ortopedici. Non avessi avuto il loro supporto, non saremo riusciti a raggiungere questo risultato.”
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