SAMPDORIA CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - La personalità con obiettivo chiudere discorso salvezza
C’era da dare un segnale e il segnale è stato dato nelle ultime due partite. La Sampdoria ha personalità e la deve far vedere.
I blucerchiati, infatti, non sfigurano contro la Juventus, anzi, escono dal campo con il rammarico di aver potuto ottenere qualcosa di più, mentre a Venezia semplicemente dimostrano di aver più pelo sullo stomaco e di saper giocare certe partite, portandosi a casa tre punti di inestimabile valore.
Per quanto riguarda la retroguardia, il miglioramento è debole ma significativo rispetto al periodo d’inferno da cui si arrivava. Certo, se alla Vecchia Signora non è concesso neanche un tiro in quarantacinque minuti e si è sotto di due gol lo stesso, il paziente è ancora perlomeno febbricitante. Però, e questo va detto, l’atteggiamento della difesa è stato positivo.
In porta, c’è stata alternanza. Wladimiro Falcone ha difeso la rete blucerchiata contro la Juve, senza grossi spasmi o parate da album delle figurine. Non mi lascia indifferente il terzo gol di Morata, sulla quale, a mio avviso, avrebbe potuto fare di più. Diciamo che la sua prestazione è stata senza infamia e senza lode.
A Venezia, invece, Giampaolo se la gioca con Emil Audero titolare, dopo molti mesi. Il numero 1 doriano è autore di una prova ordinata, in cui si distingue per qualche ottima uscita e una super parata nel finale su Ceccaroni che, in mischia, prova la girata mancina da due metri dalla porta. Audero, leopardesco, si allunga e ci mette la manona, salvando un finale arroventato. Non subisce neanche un tiro pericoloso, ma si fa trovare pronto e anche coi piedi non è impreciso.
Omar Colley è il titolare a cui il mister non può rinunciare, visto che gioca entrambe le partite, la seconda anche con un’infiammazione del ginocchio. Ingenuo e morbido a farsi saltare così da Kean, in occasione del rigore che spiana la strada alla Juventus, di testa sono sempre le sue, vedi Venezia, dove respinge tutto. Male in impostazione, dove qualche pedata non va a buon fine ma sono palloni regalati agli avversari.
Maya Yoshida è l’autore del vantaggio bianconero, con uno sfortunato autogol. Sfortunato, mica tanto. A mio modo di vedere, l’errore è tecnico: la palla arrivando da destra andrebbe respinta col piede mancino. Rischiare la giocata di esterno destro, permette alla difficoltà di elevarsi e il risultato è quello visto contro i bianconeri. Palla in rete, ma quella sbagliata. Forse, lui, che torna dopo un infortunio muscolare, ha bisogno di qualche partita per ritrovare le misure e la forma giusta, anche se siamo allo sprint finale. Giusto, dunque, preferirgli Alex Ferrari al Penzo, con il giocatore emiliano che ripaga la fiducia annichilendo Henry, fino al cartellino rosso per proteste dell’attaccante veneziano.
Nulla di nuovo per quanto riguarda i terzini: Tommaso Augello si disimpegna bene contro l’undici di Allegri, reggendo botta su Cuadrado molto bene, forse un po’ con timidezza in avanti, quando si poteva osare di più, anche se disputa una partita onesta. La sensazione è che questa concorrenza lo abbia un po’ scaricato mentalmente, perché sembra un altro terzino da quando è tornato Giampaolo. Nicola Murru, invece, si riprende la titolarità contro gli arancioneroverdi. Il terzino sardo non è sembrato in palla come le prime partite e lascia qualche sbavatura qua e là, senza impressionare. La questione terzino sinistro è ben lontana dall’essere risolta, dunque.
Sulla fascia destra, il padrone incontrastato è Bartosz Bereszynski. Il polacco, ormai, è diventato insostituibile e l’unica certezza assieme a Colley nella retroguardia. Lo testimonia il fatto che Conti entri solo 8 minuti in due partite e, peraltro, a sinistra. Meglio a Venezia, quando c’è da mettere il carattere, con la Juventus combina la fritta insieme a Colley sull’azione di Kean che porta al rigore. Non spinge come al solito, cosa che gli viene bene al Penzo.
In buona sintesi, la Sampdoria, in queste due partite, dimostra che quando è coraggiosa, anche in fase difensiva, con terzini ad accompagnare e a portare su palla, è una squadra che può fare male anche senza fare cose eclatanti. Quando la personalità, a cominciare dalla difesa, si affievolisce e prende il sopravvento l’incertezza, questa diventa una squadra prevedibile e che merita di stare in fondo. Le prossime sfide, se ne vogliamo uscire indenni, sono da affrontare con la massima sfrontatezza possibile, perché la personalità dall’altra parte del campo sarà enorme e può dare un vantaggio ai nostri avversari. Ribaltarli con le loro stesse armi, darebbe gusto al finale di stagione.
