Samp, grazie lo stesso

Samp, grazie lo stessoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
giovedì 14 maggio 2009, 15:25News Doria
di Andrea Morando

23:26, è tutto finito. La Lazio vince la 61' edizione della Coppa Italia. La Samp, sul più bello, si lascia sfuggire il sogno di riportare a Genova un trofeo che manca da 15 anni. Sono circondato da laziali. Non mi era stato possibile prendere il biglietto in Sud. Resto seduto, attonito, con le lacrime che mi rigano il viso. Mi ero ripromesso di non piangere se fosse successo ciò a cui, purtroppo, stavo assistendo. Non c'è stato niente da fare. Era troppa la tensione durante i rigori, era troppa la delusione, era troppa l'amarezza. Ero convinto che sarebbe stata la nostra notte. Sentivo che in qualche modo, saremmo riusciti a prevalere. Evidentemente mi sbagliavo...

E' stata la mia prima volta all'Olimpico. Prima di entrare, mi ero posizionato adiacentemente al posto di blocco della polizia. Stavano arrivando i tifosi blucerchiati. Caspito, quanti ne sono. Coloratissimi e rumorosissimi. Non ci sono parole per descrivere la loro passione, la loro carica emotiva che li ha spinti fino alla capitale in 20.000. Semplicemente fantastici.

Supero il tornello. Un responsabile della coreografia mi porge una bandierina bianco-azzurra. Gli rispondo cortesemente "No grazie" e lui, stranito, con un intercalare tipicamente capitolino ribatte: "Guarda che non se paga!". Scappo! Penso che già non avrei potuto cantare in Sud, sarebbe stato troppo prendere parte allo spettacolo degli avversari...

Sale l'agitazione. Si avvicinano le 20:45 e per ingannare il tempo, guardo innamorato la bandiera blucerchiata che i doriani stanno andando a formare. Sento aria di impresa...

Il match è iniziato. Il pubblico laziale è trascinante e la squadra comincia subito forte. Tant'è vero che al 4', sono già avanti. Guardo nel vuoto restando impassibile all'esultanza di chi mi è vicino. Siamo all' inizio, il Doria deve reagire. Circa venti minuti dopo Castellazzi fa il miracolo e poi, il Pazzo, ci riporta in partita. Sento aria di impresa...

Il resto del match scivola via così, senza neanche accorgersene, con un pressing costante della Lazio e noi che riusciamo a difenderci discretamente. Per la seconda volta in questa edizione di Tim Cup siamo ai calci di rigore. Cassano sbaglia clamorosamente e lo stadio è una bolgia ma poi, un penalty più tardi, Rocchi fa lo stesso. Pugnetto chiuso e un gesto liberatorio. Sento aria di impresa...

Sino al tiro di Campagnaro è un'apnea vissuta spasmodicamente dal sottoscritto. La rete di Dabo, è solo la fine di un sogno che appariva ad un passo fino a un attimo prima. Avvolto nella sciarpa della finale, sento gli occhi gonfiarsi e inumidirsi. Adesso, immancabilmente, l'aria di impresa non c'è più. Solo spazio a lacrime nelle quali è racchiusa l'immagine che avevo sognato giorni interi...quella di Angelo che alzava la Coppa.