Palombo: "Proverò a dedicare un gol a Riccardo Garrone"

Palombo: "Proverò a dedicare un gol a Riccardo Garrone"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
venerdì 24 gennaio 2014, 18:16News Doria
di Alberto Boffano

Il centrocampista della Sampdoria Angelo Palombo ha rilasciato un'intervista a Samp Magazine nella quale ha raccontato alcune parti della sua carriera, dall'ultimo gol in Serie A (proprio contro il Bologna) alla situazione attuale, passando ovviamente per quella maledetta stagione culminata con la retrocessione in Serie B, che di lì a poco avrebbe diviso le strade del centrocampista di Ferentino e della Sampdoria.

Pomeriggio di metà febbraio. Si gioca a Marassi e di fronte c'è il Bologna. al ragazzo col 17 sulla schiena basta una manciata di minuti per scardinare la difesa rossoblù. Punizione dalla trequarti, destro a giro sopra la barriera e Viviano capitola per la prima volta. Prima volta che poi è pure l'ultima, l'ultima in Serie A del nostro caro Angelo, Angelo Palombo.

"Devo ammettere che da difensore il gol mi mancava meno. Non andando neppure a saltare sui corner e sulle punizioni e non avendo la possibilità di calciarle da fuori, quasi non ci pensavo. Ora è diverso: visto che sono di nuovo in mezzo al campo qualche gol bisogna che lo faccia. Diciamo che mi sto attrezzando".

Che ricordo hai di quel 13 febbraio 2011 e dell'ultimo centro nel massimo campionato?

"Segnare è sempre bello, soprattutto per chi come me non ha una particolare confidenza con la porta avversaria. Ma per come andò a finire, avrei di sicuro preferito non farlo quel giorno e che la Sampdoria si fosse salvata".

Cosa ti ha insegnato quella stagione maledetta?

"La vita ti mette nelle condizioni di imparare sempre, da qualsiasi tipo di situazione. Io credo che le esperienze negative ti lascino dentro qualcosa in più, non sotto un aspetto in particolare ma a livello generale. La retrocessione è stata un duro colpo per tutti e anche per il sottoscritto, un colpo dal quale ho imparato tanto: momenti simili ti fanno crescere e migliorare".

Seppur con meno punti rispetto a quell'anno orribile, sembra che la situazione attuale sia completamente differente. Concordi?

"Sì, la situazione è buona. Purtroppo abbiamo perso alcune partite ma lo abbiamo fatto a testa alta, contro squadre che lottano per obiettivi differenti rispetto al nostro. Atteggiamenti passati potevano dare l'impressione che non tenessimo alla causa: perdere in malo modo dà fastidio, a noi che andiamo in campo e non vogliamo esporci a figuracce, e fa male soprattutto ai tifosi. Ora non è più così e credo proprio che la gente lo abbia capito".

Il mercato resta aperto, finora la società ha operato soltanto in uscita. Come si sta più larghi nello spogliatoio?

"Male, perché col freddo ci si scaldava tanto. Battute a parte, si stava bene comunque: eravamo e siamo un bel gruppo. Penso che la dirigenza e il mister abbiano fatto le scelte giuste, nel rispetto di quei ragazzi che giocavano meno. Molti di loro, tra l'altro, sono ancora di proprietà e quindi mi pare una buona cosa dare loro la possibilità di mettersi in mostra in altre piazze e magari di tornare un domani più forti di prima".

Tu, intanto, sembri tornato quello di un tempo.

"Sono contento. Sentivo di poter dare il mio contributo anche a centrocampo. Onestamente avevo l'amaro in bocca, anche perché le volte in cui ero stato impiegato nella mia posizione non ero riuscito a dare la mia impronta e il mio contributo. Adesso, viste le partenze, siamo in meno in questo reparto, ma il posto garantito non lo ha nessuno. La concorrenza che non manca ci sprona a dare il massimo, a non mollare mai".

Quanto ha influito Mihajlovic in questo tuo rilancio?

"Fosse arrivato un altro forse non sarebbero tutte rose e fiori. Un altro allenatore avrebbe potuto guardare la carta d'identità, puntare sui più giovani e continuare sulla strada già tracciata, magari lasciandomi in difese. Invece, sin dal primo giorno, il mister mi ha dato fiducia nel mio ruolo e ha fatto scattare in me quel qualcosa che mi consente di dare il 200 per cento anziché il 150 che davo prima".

Sinisa era evidentemente nel tuo destino. Ieri ti voleva nella sua Fiorentina, oggi ti ha ritrovato a Genova e ti ha caricato di responsabilità, vedo anche la tua presenza fissa, accanto a lui, in conferenza stampa.

"E' vero. C'eravamo sentiti quando si parlava di un mio trasferimento in viola, immediatamente dopo la caduta in Serie B. Poi non se ne fece nulla perché, al di là della categoria e dei soldi, volevo rimanere alla Samp. Quella della conferenza a tre è una cosa particolare, mi ricorda un po' i tempi delle coppe. Credo sia una scelta giusta: Daniele e io, capitano e vice, ci mettiamo la faccia tutte le settimane e lo facciamo a nome del gruppo".

Contro il Bologna saranno 395 le presenze ufficiali con la maglia blucerchiata. Pari, fermo a 400, è a un passo. Davanti ti restano i soli Vierchowod (493), Mannini (510) e Mancini (566). Che effetto ti fa?

"E' un onore e un orgoglio. Si tratta di un traguardo importante, ma sinceramente vorrei fare ancora tante partite con questa divisa addosso. Peccato perché, se non avessi perso un anno, avrebbero potuto essere molte di più. Ma non ci voglio pensare e spero di raggiungere anche quota 500".

Se sei arrivato fino a qui, quanto lo devi a Riccardo Garrone?

"Tantissimo e non potrebbe essere altrimenti. Quando mi acquistarono ero poco più che un ragazzino. Eppure, senza neppure conoscermi, mi fece sentire parte della società, mi stupì per la sua schiettezza e per la sua semplicità. Non alzava mai la voce, nemmeno quando le cose non andavano bene. Si è sempre comportato da signore, senza far minimamente pesare il peso e il blasone della sua famiglia. Era una persona vera: come ha ripetuto spesso Edoardo, "Duccio" non era entrato nel calcio da innamorato ma, negli anni, si era innamorato della Sampdoria".

Rieccoci al punto di partenza. Un gol per il presidente a un anno dalla sua scomparsa?

"Mi piacerebbe tanto, sarebbe bello dedicarglielo proprio in questa settimana. Con il cuore, io ci proverò".