Palombo: "E' solo qui che mi sento a casa. Raggiungere Mancini? Se non volete che scenda in campo con le stampelle..."
400 partite in maglia blucerchiata e non sentirle. Angelo Palombo taglierà questo prestigioso traguardo domenica prossima al "Ferraris" contro il Livorno. Il centrocampista di Ferentino, in un'intervista rilasciata a Tuttosport, ha commentato:
Palombo, partiamo da domenica e dall’obiettivo raggiunto delle 400 presenze con la maglia blucerchiata.
"Non so ancora se giocherò, ma se dovessi scendere in campo anche solo per un minuto raggiungerei un obiettivo che per me, fino a un anno e mezzo fa, sembrava un sogno lontano. Festeggiare a Marassi sarà un’emozione grandissima, davanti ai miei tifosi, alla mia gente. Perché è solo qui che mi sento a casa".
Un concetto chiaro a tutti, visto che ha rischiato di mettere a repentaglio la sua carriera pur di non andare via di nuovo dopo i sei mesi trascorsi all’Inter.
"Ho voluto tenere duro e ho seguito quello che mi diceva il cuore, anche se sapevo a cosa sarei potuto andare incontro. Alla fine ho avuto ragione io perché sapevo di poter dare ancora qualcosa per questa maglia e non mi sono arreso, anche se in alcuni momenti è stata dura".
Possiamo dire che i mesi fuori rosa sono stati i più brutti di tutta la sua carriera?
"Senza dubbio. Però forse allora mi creavo in testa film che nemmeno esistevano, mentre adesso vedo tutto sotto una luce diversa e ripensando ad alcune situazioni mi viene quasi da sorridere".
Poi è arrivato Delio Rossi che ha deciso di reintegrarla in squadra e dopo pochi giorni era di nuovo titolare inamovibile.
"E lo ringrazierò sempre perché non importa se venivo schierato difensore o centrocampista, in quel momento mi ha ridato la vita e mi dispiace per come siano andate poi le cose. Da subito mi sono rimboccato le maniche perché volevo solo riscattarmi davanti ai miei tifosi e l’ultima immagine non doveva essere quella in cui piangevo sotto la gradinata".
Quella è stata, forse, l’amarezza più grande della sua carriera blucerchiata. Nella prima parte della stagione in panchina c’era Di Carlo, che casualmente ritroverà domenica proprio con il Livorno per un’altra sfida salvezza.
"Di Carlo non ha colpe di quella retrocessione, quell’anno andò tutto storto e ci furono tanti fattori che contribuirono alla caduta in serie B. Se non fosse stato esonerato sarebbe andata in maniera diversa? Non lo so, non abbiamo la controprova".
Qual è l’allenatore che umanamente le ha dato di più?
"Sicuramente Walter Novellino. Il mio primo tecnico alla Sampdoria. Mi bacchettava spesso e durante gli allenamenti pensavo che fosse un po’ “pesante”, ma negli anni ho capito che aveva ragione lui e che cercava solo di farci migliorare. Voleva il mio bene, gli sarò sempre riconoscente".
Il tecnico che a livello professionale le ha dato di più?
"Walter Mazzarri. E’ un ottimo allenatore, alla Sampdoria ha dato tanto e mi ha responsabilizzato, facendomi diventare il punto di riferimento del gioco della squadra. In questo ruolo ho avuto le mie migliori soddisfazioni".
Ora c’è Mihajlovic, il tecnico che più di ogni altro si avvicina a voi giocatori per l’età ma anche per la mentalità.
"Lo conoscevo come uomo e immaginavo fosse anche un ottimo allenatore, per cui non sono rimasto sorpreso. Ma quello che sta facendo con la Sampdoria è sotto gli occhi di tutti. E tra l’altro tutte le volte che battiamo una punizione non ci prende nemmeno in giro...".
Però di Gabbiadini dice che gli somiglia solo quando segna.
"Manolo ha un ottimo tiro però credo che Sinisa abbia una dote naturale. Possiamo stare anche tutto il giorno a provare, ma non tireremo mai le punizioni come lui".
Le emozioni più grandi?
"La promozione in serie A sempre con Novellino ma anche la conquista di un posto in Champions con Del Neri e la finale di Coppa Italia con Mazzarri".
Il giocatore più forte con cui abbia mai giocato?
"Cassano".
C’è qualcuno che vuole ringraziare?
"La famiglia Garrone. E in particolar modo vorrei ricordare la grande figura di papà Riccardo che mi è stato vicino nei momenti di maggior difficoltà. La sua scomparsa è stata una grave perdita per tutta la Sampdoria. Credo però che Edoardo stia facendo un grande lavoro e la società sia in ottime mani".
Qual è il suo prossimo obiettivo?
"Ottenere la salvezza. Poi far crescere i tanti giovani bravi che ha questa squadra e dare il mio contributo sul campo. Con Gastaldello possiamo trasmettere il nostro buon insegnamento da vecchietti...".
Ma Mancini è irraggiungibile?
"Direi di sì, se non volete che scenda in campo con le stampelle...".
