Mihajlovic: "Quando ho annunciato ai miei giocatori che avrei lasciato la nazionale abbiamo pianto tutti"

Mihajlovic: "Quando ho annunciato ai miei giocatori che avrei lasciato la nazionale abbiamo pianto tutti"
© foto di Samuele Aiesi
sabato 30 novembre 2013, 09:34News Doria
di Alberto Boffano

Il tecnico della Sampdoria Sinisa Mihajlovic ha rilasciato un'intervista ai taccuini de La Gazzetta dello Sport. Nella prima parte di essa, il serbo ha raccontato le emozioni che si provano ad entrare in uno stadio come il Meazza e commentato i recenti cambiamenti societari in casa dell'Inter.

Che parole le fa venire lo stadio di San Siro?
"Me le toglie le parole, mi fa mancare il fiato. Ogni volta che ci entro è un’emozione, un nodo in gola. Ripenso ad anni splendidi e mi commuovo. Sarà così anche domenica".

Mihajlovic che piange, si sgretola il mito del duro...
"Sciocchezze. Non c'è nulla di male nel piangere. Piango se vedo un film toccante, ho pianto come un bambino a Medjougorie, e quando ho annunciato ai miei giocatori che avrei lasciato la nazionale abbiamo pianto tutti: io e loro. Dietro le lacrime ci sono i sentimenti, i valori. Io piangerò prima della partita, spero di far piangere Mazzarri alla fine...".

Il tecnico dell'Inter non riscuote grandi simpatie tra i colleghi, lei come lo giudica?
"Un ottimo allenatore, attento, meticoloso: grazie a lui l'Inter può arrivare tra le prime tre. Non lo conosco fuori dal campo. Si definisce un malato di calcio. Lo sono anch’io. Ma senza perdermi per strada i piaceri della vita".

Mazzarri occupa la panchina che lei sogna e ha sfiorato spesso.
"Almeno tre volte. Quando andò via Mourinho, dopo Benitez-Leonardo e pochi mesi fa. Ringrazio Moratti per aver pensato a me, anche se poi ha scelto altri".

Con lui c'è da sempre un grande feeling.
"Mi fa effetto pensare che non sia più il presidente. Moratti per l’Inter e chi ne ha fatto parte è stato un padre, un riferimento, un esempio di stile e comportamenti. E’ stato un motivo di orgoglio per me vincere nell’Inter, vincere per lui. Domenica spero di rivederlo e di abbracciarlo".

E Thohir?
"E’ il benvenuto. Ma non basta saltellare durante qualche coro per essere interista. I colori di una squadra devi sentirli sulla pelle. E’ importante avere una gestione manageriale, ma il calcio è passione, amore e rivalità. Io Moratti l'ho visto esultare come un bambino, gioire, ma anche soffrire e incazzarsi da morire. Spero che Thohir possa un giorno provare almeno un po' di quello che prova Moratti durante una partita".

Thohir potrebbe affidarsi a Leonardo: lui si è detto disponibile...
"Leo è un uomo intelligente, capace, colto, garbato. Difficile non volergli bene. Ma non è solo un sognatore, è anche furbo. Sa stare al mondo".

Domenica ritroverà Zanetti.
"Lui è Superman. Quando smetterà di giocare sarà troppo vecchio anche per fare il dirigente...".