Lucchini: "Già Novellino mi voleva alla Sampdoria. Con Delneri trovammo quadratura importante"
Nel corso di una puntata del podcast DoppioPasso, l'ex difensore blucerchiato Stefano Lucchini ha parlato a lungo della sua esperienza alla Sampdoria, svelando un retroscena del suo arrivo a Genova dopo una trattativa con altri club:
"La Sampdoria mi aveva già cercato un anno prima ma l’Empoli aveva deciso di non cedermi. Era Walter Novellino che mi voleva alla Samp. L’anno successivo, all’Empoli, ero in scadenza di contratto, e a febbraio mi chiamò il mio procuratore che mi informava che che mi volevano sia l’Atalanta che la Sampdoria: io parlai con entrambi i club e trovai l’accordo con l’Atalanta, perché avevo avuto l’impressione che mi volesse più fortemente… poi mi contattò il mio ex presidente Cesare Fogliazza, che per me era come un secondo padre, e mi chiese perché non avessi deciso di andare alla Sampdoria, voleva farmi parlare con Marotta. Gli dissi che non c’era bisogno, la Samp era una società che mi affascinava, e alla Ternana avevo anche avuto Paolo Borea, che mi aveva sempre parlato molto bene dell’ambiente blucerchiato.
Nel frattempo mi chiamò anche il Genoa, ma dissi loro che ormai avevo deciso di andare alla Sampdoria. Quindi alla scadenza del contratto con l’Empoli iniziai il mio percorso alla Sampdoria. Quel periodo coincise anche con la nascita del mio primo figlio, infatti dopo solo tre giorni dall’inizio del ritiro scappai per andare da mia moglie in ospedale. Quell’anno la Samp giocava in Intertoto e io segnai all’esordio nella partita contro il Chernomore Varna. Il gol all’esordio, su uno dei calci d’angolo battuti benissimo da Sergio Volpi, mi fece pensare che avrei potuto segnarne molti in quella stagione, invece rimase l’unico mio gol quell’anno, e nei successivi quattro (ride, ndr).
L’anno con Delneri non filò via liscio, ci furono anche dei momenti negativi: addirittura Cassano fu lasciato fuori per per 5 partite, ma arrivarono 4 vittorie e un pareggio. Fu una scelta tecnica perché venivamo da un periodo negativo e avevamo bisogno di una squadra che corresse di più. Antonio era determinante, ma nel momento in cui i risultati non arrivavano, il mister decise di fare un’altra scelta. Quella scelta forte ha dato un segnale, e nel momento in cui Antonio è rientrato è stato un valore aggiunto. Da lì arrivò velocemente la salvezza, e nel momento in cui ti salvi inizi a guardare davanti: in attacco avevamo Cassano e Pazzini, dietro avevamo trovato una quadratura importante, e quando andavamo in campo io avevo la sensazione che di fronte a noi ci potesse essere chiunque, ma non ci avrebbe fatto gol. Era incredibile, non mi sono mai più sentito in quel modo. Quell’anno fummo la miglior difesa di casa in Europa insieme al Barcellona".
