La Samp in Belgio: il ricordo della sgroppata di Dossena
Il Belgio per la Sampdoria evoca dolci ricordi. Ricordi di importanti serate, quando quella squadra, vestita coi colori della sera, girava l'Europa vincendo ed esportando il marchio di Genova per il continente. A dirla tutta, i pensieri delle trasferte in Belgio non dovrebbero proprio positivi per i tifosi doriani, con un bilancio di due sconfitte (contro Malines e Anderlecht) e una sola vittoria contro i semisconosciuti bianco-malva dell'Harelbeke; ma nel totale dei doppi confronti Belgio-Marassi la Samp ha sempre trionfato, rendendo così non solo ben poco amaro per i tifosi il ricordo di quelle sconfitte, ma facendole anche diventare tappe importanti del proprio storico cammino “euro-cerchiato”.
Questo è proprio il caso della semifinale della Coppa delle Coppe 1988/89, l'incontro tra la Sampdoria ed il Malines del tecnico De Mos, formazione già vincitrice dell'edizione precedente della competizione e di gran lunga più esperta della Samp, essendo i blucerchiati alla prima partecipazione europea con Boskov in panchina.
Ed è proprio questa inesperienza forse a bloccare le gambe di Mancini e compagni nell'avvio della semifinale d'andata in Belgio, contro un Malines che passa in vantaggio di due reti (gol di Ohana e Deferm) e sembra poter ipotecare la qualificazione alla finale di Berna. Nel calcio però nulla è da dare per scontato, soprattutto quando in campo ci sono giocatori del calibro di Vialli, a cui basta una mezza occasione risollevare con un gol le sorti di una partita che sembrava segnata: un 2-1 che vale oro e discorso qualificazione ancora apertissimo in vista del ritorno a Marassi.
Arriviamo così al pomeriggio del 19 Aprile 1989, una data storica per la Sampdoria. In uno stadio Luigi Ferraris a capienza ridotta a causa dei lavori in vista del Mondiale di Italia '90, si gioca Sampdoria-Malines, la posta in palio è la finale di Berna. Alla Samp manca Vialli per squalifica e in tutto il primo tempo la Sampdoria arremba alla ricerca di un gol qualificazione che non arriva.
La tensione sale, il tecnico De Mos ha disposto in campo la sua squadra in maniera perfetta da abile giocatore di scacchi qual è e la porta del forte portiere belga Proud'Homme sembra stregata, ma la Samp quest'anno è matura per palcoscenici ancor più prestigiosi: al 72' si dimostra più forte di tutto e tutti. Cerezo insacca l'1-0. Ma il meglio deve ancora venire.
Il Malines ora è costretto ad attaccare alla ricerca del pareggio per riportarsi in vantaggio, ma è ancora la Samp a creare più pericoli. È il minuto 72, calcio d'angolo per il Malines battuto male, parte il contropiede della Sampdoria con Dossena. Accompagnato dalle parole del cronista RAI Ennio Vitanza “Vai Dossena, è unico, solo, smarcato, tocca a lui risolvere la partita”, il centrocampista blucerchiato parte dalla sua metà campo per il gol della sicurezza... trenta metri, venti metri... la porta di avvicina inesorabile, Dossena entra in area ma si allunga troppo il pallone che sembra perso (“Non così avanti!” urla Vitanza), e decide per la giocata più difficile: aggira Proud'Homme con una veronica ed insacca il pallone per il gol della sicurezza, il gol, che insieme al terzo segnato pochi minuti dopo da Salsano, vale una finale, la prima della storia europea della Sampdoria. E poco importa di come sia finita, quel giorno Marassi esplose di gioia ed il ricordo legato a quella partita, e a quel gol di Dossena rimane indelebile nella mente di tutti i tifosi. E poi la Samp la sua Coppa delle Coppe alla fine l'ha vinta l'anno dopo, in finale contro un altra squadra belga, l'Anderlecht sempre di quel De Mos, ancora una volta sconfitto da una Sampdoria ormai pronta ad imporsi anche in Italia.
