Iachini: "Vado avanti dritto per la mia strada nella convinzione di aver fatto tutto quello che potevo per il bene della società e della Sampdoria"
L'emittente televisiva Primocanale Sport ha contattato telefonicamente l'ex allenatore blucerchiato, protagonista della grande cavalcata in serie A, Beppe Iachini:
E' riuscito a godersi questa grande impresa oppure il fatto dell'incertezza su quello che sarebbe successo gliel'ha un po' sfumata?
"Sicuramente è stata una grande impresa. Di questo ne vado orgoglioso perchè non era facile. Sicuramente una volta arrivati si è trovata una situazione molto difficile e c'erano da rimettere in ordine delle cosine e, con il lavoro, con il tempo, con l'unità d'intenti da parte di tutti, con competenza e con tanto lavoro, si è riusciti piano piano a rimettere in sesto e siamo arrivati alla costruzione di un gruppo che è riuscito a fare una cavalcata molto importante nel girone di ritorno e a conquistare la serie A dove la Sampdoria merita di stare e sono particolarmente orgoglioso e contento per tutti i suoi tifosi perchè ci sono stati vicini e lo meritano. Alla fine il fatto stesso di averli riavvicinati alla propria squadra del cuore per me è un motivo di grande soddisfazione e di grande orgoglio perchè forse una delle vittorie più belle è proprio questa".
Qual è stata la chiave di questa grande galoppata? C'è stata in particolare una scintilla? All'inizio lei aveva posto l'accento un po' sulle problematiche fisiche poi ha trovato una quadratura tattica, l'arrivo di nuovi giocatori, il gruppo, la mentalità. Cos'è stato il fattore principale?
"Non è mai una cosa sola quando si devono ribaltare situazioni di questo tipo. A me era successo già in precedenza e sicuramente c'era da mettere un po' mano in alcuni aspetti. Io non è che avessi detto qualcosa sulla preparazione fisica, però io avevo solo posto l'accento per quanto mi riguardava, per quella che era un po' la mia visione di calcio, volevo una squadra che desse grande intensità alle partite. Doveva andare a certi ritmi e per andare a certi ritmi, dovevamo lavorare certi aspetti con più di insistenza e poi è chiaro che è stato importante il trovare un vestito giusto alla squadra per quelle potevano essere le sue caratteristiche e per quello che avevo in mente io. Una volta trovato un modulo ben definito, su quello siamo andati a lavorare, nel mercato di gennaio, fra arrivi e partenze, diciamo ho dato le mie indicazioni e poi la società è stata brava nell'andare a centrare quelli che potevano essere dei ragazzi che potevano fare al caso nostro e da lì si è contruito un gruppo compatto, coeso e con il lavoro settimana dopo settimana, con unità d'intenti, si è arrivati poi ad acquisire sempre maggiori certezze nei propri mezzi ed è chiaro che poi si è arrivati a fare un girone di ritorno molto importante a livello di punti e alla fine nei playoff poterceli giocare con una buona condizione psicofisica da poterci giocare le nostre chances".
C'è stato un momento in cui lei ha avuto paura di non farcela?
"Io personalmente, sia per il ruolo che ricopro, sia per il carattere, non penso mai che, sportivamente parlando, nessuna battaglia sia persa prima di averla giocata. E' chiaro che, in quel concetto lì, i mesi di lavoro erano sempre meno e, per quanto riguarda il mio lavoro, il margine di errore, il margine di poter sbagliare era sempre più assottigliato. In qualsiasi scelta tattica che dovevo fare, un cambio o una preparazione ad una partita o un'indicazione ai miei giocatori, diventava non fondamentale, ma di più perchè qualsiasi cosa avessi sbagliato in un qualsiasi momento della stagione poteva essere decisivo ai fini di non poter raggiungere i playoff o, nei playoff stessi, per non andare in serie A. E' chiaro quando lavori su 11 mesi è un conto, quando lavori su 6 mesi il margine di errore si assottiglia sempre di più e quindi, per quanto mi riguarda, era questa la mia difficoltà maggiore, tra virgolette; era quello di sapere di non potermi permettere di sbagliare assolutamente quasi nulla ed in questo senso, come del resto faccio sempre ma com'è normale che sia, ci doveva essere una maggiore attenzione a quelli che dovevano essere i dettagli, a quelli che dovevano essere le letture della partita, dal piccolo cambio ad una preparazione. Questa è stata un po' la difficoltà maggiore che poi fortunamente è andato tutto nel verso giusto e questo è merito di tutto lo staff che ha lavorato sempre con grande applicazione e dei giocatori che hanno sempre portato in campo quelle che erano le idee e le cose che preparavamo durante la settimana".
Si è dato una risposta oppure le hanno dato una spiegazione del perchè poi non è stato riconfermato sulla panchina della Sampdoria?
"Penso che sia stata una scelta fatta, poi non sta a me dire il perchè. Io posso solo dire di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità e di questo ho ringraziato la famiglia Garrone perchè sono orgoglioso di aver riportato il sorriso in questa famiglia dopo le amarezze dello scorso anno e aver riportato soprattutto la Sampdoria dove merita di stare, in serie A. Poi per quello che devono essere le scelte future non spettano a me, non spettavano a me ed è giusto che lo possano dire gli altri. Io, dal canto mio, posso solo dire che mi dispiace perchè si era iniziato un bel lavoro e in secondo analisi, non sempre nella vita, come nel calcio, la meritocrazia, la competenza sono premiate. Di questo mi dispiace però fa parte forse della vita. Io sono una persona che tutte le cose se l'è sempre sudate sul campo, senza mai avere niente da nessuno e quindi vado avanti dritto per la mia strada nella convinzione di aver fatto tutto quello che potevo per il bene della società e della Sampdoria".
Paradossalmente lei rischia un pochino di portarsi dietro, seppur con grande merito perchè è un titolo d'onore, l'etichetta di "uomo delle emergenze"?
"Ti ringrazio della domanda perchè mi dai l'opportunità di poter dire anche cosa penso io, in questo senso: io penso che tutti gli allenatori hanno un lavoro, una storia. Se penso al nostro CT della Nazionale Prandelli che alla prima esperienza è stato esonerato due o tre volte, un altro allenatore che stimo molto Spalletti è stato esonerato alle prime esperienze e poi sono diventati allenatori molto importanti. Nel recente passato un mio collega che stimo altrettanto Antonio Conte che all'Atalanta ha vissuto un'esperienza di serie A non andata a buon fine e poi è andato Siena ed ha vinto un campionato, è andato alla Juve e hanno fatto una squadra che è riuscita a vincere uno Scudetto. A distanza di un anno ha vinto il campionato di serie B e poi ha vinto uno Scudetto. Io penso che l'allenatore vada valutato per quelle che possono essere le competenze, come lavora sul campo e come gestisce un gruppo e i risultati che ottiene. Io ho sempre, sotto questo aspetto, grande cognizione di quello che da fare nel corso della settimana, ma questo lo dico con grande umiltà, ho sempre cercato di valorizzare il patrimonio dei giocatori che mi è stato messo a disposizione, dei giovani nelle squadre dove ho potuto lavorare e questo mi dà grande soddisfazione in questo senso. Poi mi dispiace il fatto di non poter dare in questo momento continuità, magari anche io ho avuto qualche esperienza non fortunata in passato, ma, come ripeto, questo può capitare a noi che facciamo un certo tipo di mestiere, però io penso che l'importante sia dare alle proprie squadre una precisa identità, un'idea di gioco, una mentalità, uno spirito e un lavoro perchè dietro le vittorie c'è sempre un grande lavoro tecnico-tattico e di un gruppo di lavoro. Questo lo si è fatto poi quello che accadrà lo deciderà il destino".
Un messaggio ai tifosi blucerchiati e quale sarebbe la sfida che sogna sotto l'aspetto professionale?
"Un messaggio ai tifosi, al di là della serie A che sicuramente è un traguardo sportivo molto molto importante che scrive la storia di una società, soprattutto per la Sampdoria per com'era partita la stagione, la più grande soddisfazione, per quanto mi riguarda come allenatore e come uomo, è quella di aver riavvicinato, di aver fatto rinnamorare, far sentire parte unica la squadra e la tifoseria e questa è una vittoria per me, da uomo di sport e di calcio, molto importante che ha grandissimi valori. Nello stesso tempo mi auguro di aver dimostrato sul campo quello che in questi anni è stata la mia professione, attraverso le vittorie conseguite, attraverso il lavoro che si è svolto sul campo per poter meritare di allenare nella massima serie con continuità perchè dopo tre promozioni, dopo aver fatto quello che c'era da fare insomma penso che sia arrivato il momento di aspettare una chiamata anche in questo senso".
