Ferri: "Samp, ricordi straordinari. Mihajlovic era istintivo, Seedorf più pacato"
L'ex blucerchiato Riccardo Ferri è intervenuto telefonicamente durante la trasmissione "Forever Samp" in onda su Telenord, raccontando il suo rapporto speciale con la tifoseria e l'ambiente, ma anche con Sinisa Mihajlovic e Clarence Seedorf che furono suoi conpagni di squadra durante la sua avventura alla Sampdoria.
"Se avrei mai immaginato che Seedof e Mihajlovic potessero diventare allenatori? Era difficile ipotizzarlo, ma avevano parecchie attitudini. Seedorf era giovanissimo (aveva 19 anni ndr), ma aveva già una grande personalità e sapeva gestire situazioni complesse come un veterano. Per Seedorf forse era più ipotizzabile perché aveva un carattere più pacato e diplomatico, Mihajlovic era più sanguigno e istintivo. La personalità di Clarence era già spiccata, aveva un forte senso di appartenenza al gruppo, aveva un grande potenziale, ma doveva vincere ancora un po' di timidezza.
Mihajlovic ha avuto la capacità di trasformare il proprio carattere e di mettersi a disposizione del gruppo. Entrambi erano molto diretti, c'era e c'è tuttora grande stima reciproca e un bel rapporto".
Su Samp-Milan: "Sono due squadre che hanno dimostrato una netta crescita. A Roma la Samp ha peccato un po' di paura, era meno spavalda, le è mancata un po' di autostima, gli esterni si sono abbassati troppo. Nei primi 20-25' i blucerchiati erano concentrati e ben disposti sul campo.
Il Milan è una squadra in salute, al di là della sconfitta in Champions, è più cattivo nell'occupare gli spazi. Con la Samp mancherà De Sciglio, una perdita da non sottovalutare, e al suo posto probabilmente giocherà Abate. I rossoneri col Bologna avevano un ritmo differente rispetto alla Champions, giocavano più a rilento, mentre con l'Atletico erano più rapidi a verticalizzare. E' probabile che le motivazioni trasformino un po'la squadra".
Ferri si è soffermato sui suoi ricordi dell'esperienza alla Samp: "I tifosi hanno lasciato in me un ricordo bellissimo. Alla Samp c'è molta meritocrazia, se dimostri di dare il cuore, l'anima, lo riconoscono indipendentemente dalle qualità. Io venivo da un grosso infortunio che mi ha condizionato, avevo voglia di mettermi in gioco e il pubblico l'ha capito. All'epoca in panchina c'era Eriksson, un allenatore molto gentile ed educato, ma che tendeva a non dirmi le cose in faccia, le faceva dire da altri, il rapporto si era incrinato e andai via.
A Genova c'è un ambiente straordinario. Ricordo che perdemmo 3-1 con la Fiorentina, che fece una partita strepitosa, e uscimmo a piedi dallo stadio tra gli applausi della gente. Ho ricordi veramente straordinari, la Samp è un ambiente che ha lasciato uno spazio nel cuore e un sentimento forte".
