ESCLUSIVA SN - Lombardo: "Incontrare la Juve è sempre stato motivo di orgoglio. Forse manca un giocatore di grande fantasia e creatività"
Indimenticato protagonista della SampD’Oro di Boskov, Attilio Lombardo è uno degli ex blucerchiati più amati dai tifosi. Dopo l’esperienza a Manchester nello staff di Mancini, è ora in attesa di nuove opportunità professionali, e segue da vicino il figlio Mattia, impegnato con la Primavera di mister Chiesa. Sampdorianews.net lo ha contattato in esclusiva per commentare i suoi ricordi in blucerchiato, il momento attuale della Samp, e la sfida di sabato sera contro la Juventus, di cui è un illustre doppio ex.
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Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale, continuerai a seguire Mancini, magari ancora all’estero, oppure lavorerai ad un tuo progetto? “Continuerò a collaborare con Roberto, quindi aspettiamo, insieme a tutto lo staff, che arrivi il momento in cui si possa tornare al lavoro. Adesso è presto, perché i campionati sono appena iniziati, ma ci auguriamo che al più presto si possa tornare a lavorare insieme. Non so se in Italia o all’estero, ma penso più all’estero.”
Vederti sventolare un vessillo blucerchiato l’anno scorso, durante i festeggiamenti per lo scudetto del Manchester City, ha colpito molto i tifosi sampdoriani. Cosa ci puoi raccontare di quel giorno? “È stata una festa, dove io ho ricordato il mio passato, e il mio passato alla Samp è stato molto importante. So che la società, e soprattutto i tifosi mi vogliono bene, quindi io un pezzo di Sampdoria lo porto ovunque. Sono sampdoriano, lo sono diventato perché quando sono arrivato nell’89 conoscevo la Sampdoria solo tramite tv e giornali, e quando ho conosciuto questo mondo mi è veramente entrato dentro, fino al midollo. Resterò sampdoriano per tutta la vita, e questo è stato un gesto per far capire che il mio cuore rimane sempre a Genova, e anche se io lavorerò lontano, un pezzo di Samp sarà sempre con me. Non era ruffianeria, e credo che loro lo sappiano, ma quando si vince qualcosa, secondo me, bisogna condividerlo con quelli che mi hanno sempre voluto bene, e questi sono i tifosi della Sampdoria.”
Alle porte c’è Sampdoria-Juventus. Nella tua carriera hai vestito entrambe le maglie, qual è la sfida che ti è rimasta più impressa? “Sicuramente il pareggio per 1-1 della stagione ’93-’94, giocata in serale, con il gol di Ravanelli e il mio su rigore. Però le partite contro la Juventus le ricordo tutte con grande passione e con grande affetto, perché per noi della Sampdoria, quando incontravamo squadre come la Juve, l’Inter, il Milan, e le grandi squadre del momento, erano test veramente molto importanti, ma ci divertivamo molto a metterli in difficoltà. E dal ’90 in poi lo abbiamo fatto quasi sempre, anche se forse il Milan era quella che soffrivamo di più, con il gioco di Sacchi, e campioni come Rijkaard, Van Basten e Gullit. In quelle stagioni incontrare la Juventus è stato sempre per noi motivo di orgoglio, e l’occasione per far bene soprattutto per noi stessi e per i tifosi della Sampdoria.”
Riguardo alla formazione attuale della Sampdoria quali sono le tue valutazioni? La rosa è completa o manca ancora qualche innesto? “È difficile in questo momento pensare a cosa possa mancare ad una squadra o all’altra, e alla Sampdoria è ancora più difficile perché ha mantenuto l’ossatura della scorsa stagione, a parte in attacco dove è arrivato Gabbiadini e sono partiti Maxi Lopez e Icardi. Credo che con Gabbiadini abbiano trovato un giocatore che oltre a fare gol dà anche molta velocità. Cosa possa mancare è difficile dirlo, forse un giocatore di grande fantasia e creatività, perché in mezzo al campo ci sono tutti giocatori molto bravi, che sanno giocare la palla, ma che a mio parere non sono molto creativi per quanto riguarda mettere l’attaccante in condizione di far gol. Tuttavia siccome il 3-5-2 di Delio Rossi si basa molto sulle verticalizzazioni e sul gioco sulle fasce, a questo punto della stagione, avendo mantenuto l’ossatura dell’anno scorso, credo che manchi poco o niente.”
Infine una domanda più personale: come vivi il rapporto con tuo figlio Mattia, che si sta mettendo in evidenza tra le fila della Primavera blucerchiata? Cerchi di consigliarlo il più possibile o lasci che viva la sua esperienza autonomamente? “Lascio che viva la sua esperienza, i miei consigli sono di prestare molta attenzione a quello che gli chiedono gli allenatori, e siccome questo è un passo molto importante, perché credo che sarà il suo ultimo anno nelle giovanili, questo è l’anno in cui deve, ancor di più, imparare cosa vuol dire giocare a calcio. Se vorrà fare questo mestiere dovrà accettare di dedicarsi al cento per cento, per quelle ore che ha a disposizione, all’allenamento, senza dimenticare che in questo momento deve pensare anche alla scuola. È una fase molto dispendiosa per i ragazzi, e per Mattia è molto importante ricevere consigli dal suo allenatore, e ho visto che ha ricevuto consigli anche da Rossi: l’ho visto giocare con la prima squadra nell’amichevole disputata contro gli allievi nazionali, e quando riceve indicazioni da un allenatore preparato come Delio Rossi deve esserne orgoglioso e immagazzinare tutto quello che gli viene chiesto. I consigli che io gli do sono quelli di diventare uomo il più in fretta possibile: ora è un ragazzo di diciotto anni, ma per giocare a calcio bisogna essere uomini”.
