DORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – La centralità di Ekdal

Rubrica di approfondimendo settimanale sul centrocampo blucerchiato.
05.12.2019 09:24 di Corrado Camera   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
DORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – La centralità di Ekdal

Ottima partita fino al 70' e poi il tracollo. Per la prima volta in stagione, escluso il debutto in Coppa Italia contro il Crotone, la Sampdoria segna tre goal in una singola partita. Tuttavia non basta per allungare la striscia aperta di risultati utili consecutivi, che si ferma così a quattro.

La prestazione del centrocampo è in linea con quello che dice il risultato. Per 70 minuti si è visto un reparto compatto e reattivo, schierato con Ekdal schermo davanti alla difesa, Vieira e Jankto mezzali e Ramirez sulla trequarti. L’esperienza ha fatto la differenza. Lo svedese ha dato equilibrio e dettato i ritmi, l’uruguaiano ha toccato un numero enorme di palloni fornendo imprevedibilità nella metà campo avversaria, oltre al solito carattere.

Proprio il numero crescente di azioni che sono passate dai piedi di Ramirez sono il dato più incoraggiante dell’intera partita. Infatti, lo si può interpretare come un innalzamento del baricentro medio nello sviluppo del gioco blucerchiato, da cui sono nate anche le tre reti.

Se fino al match con l’Atalanta si è detto che Ranieri aveva portato ordine e disciplina nell’organizzazione difensiva ma ben poco gioco offensivo, questi numeri indicano un’evoluzione, un progresso. La Sampdoria non si accontenta più di difendere ma, crescendo la convinzione nei propri mezzi, si spinge più avanti e crea. Certo, questo è durato 70 minuti, non 90, ma fino a poche settimane fa sarebbero comunque stati 70 minuti impensabili.

L’altra osservazione che viene spontaneo fare è che la rotta della partita è stata invertita nei momenti immediatamente successivi alla sostituzione di Ekdal, probabilmente non al meglio. Joao Pedro si è indubbiamente inventato due grandi goal, ma viene difficile non mettere in relazione l’uscita dal campo dello svedese con il cambio nell’inerzia del match.

Da quando Ranieri è alla guida della Sampdoria, il numero sei è partito dalla panchina solo nelle uscite contro Roma e Bologna. Le due partite tra l’altro erano le prime dopo la sosta per le nazionali di ottobre, da cui il giocatore era rientrato lievemente acciaccato. Inoltre, proprio la sosta gli aveva impedito di essere presente a Bogliasco durante le prime sedute con l’allenatore romano.

Dalla sfida interna con il Lecce e per le seguenti tre partite, tutte segnate da risultati positivi, Ekdal è sempre stato in campo per 90' e in tutti i match è risultato essere il centrocampista con più palloni giocati. Al di là della quantità di gioco, la dote migliore del giocatore è rappresentata dal senso della posizione e dalla capacità di lettura delle azioni, in entrambe le fasi. Difficilmente si fa saltare, è estremamente utile in aiuto alla difesa ed è sempre disponibile per scarichi sicuri. È il fulcro della Sampdoria.

Questo elogio del nativo di Stoccolma non vuole però essere una bocciatura né per Linetty, subentrato e peraltro in grado di procurarsi un paio di buoni falli per far rifiatare la squadra, né per Vieira o per Jankto, vincitore di innumerevoli contrasti il primo e sempre più affiatato con Murru il secondo. Lo scopo è semplicemente quello di sottolineare l’importanza di Ekdal all’interno del progetto tecnico che si sta sviluppando. Importanza, pari a quella di Gastòn Ramirez, che ci sta permettendo di vedere una Sampdoria finalmente in crescita.

Ora serve guardare oltre il risultato, oltre l’arrabbiatura e la frustrazione di una partita che sembrava vinta e poi persa, e continuare a migliorare percorrendo la strada che si è intrapresa.