Delio, oh Delio...
Delio, oh Delio… Dio solo, o chi per lui, sa quanto ogni tifoso sampdoriano deve ringraziare il nuovo tecnico blucerchiato…
E’ vero, la strada è lunga, molto lunga, e ricca di ostacoli e asperità. Ma il tifoso sampdoriano sa che grazie a lui, questo lungo e tortuoso cammino può essere affrontato a testa alta e con la sicurezza dei propri mezzi. Perché diciamolo chiaramente: Delio Rossi è uno che sa cosa deve fare e come mettere in campo non dei campioni, ma quanto meno il materiale che ha disposizione. E non è poco.
La vittoria allo Juventus Stadium, contro i campioni d’Italia, contro la corazzata del campionato, ha ridato linfa vitale ad una Sampdoria che da troppo tempo non sapeva più chi era. Una Sampdoria che ha dovuto fare i conti con le decisioni di un tecnico e di un direttore sportivo incapaci di raccordarsi su quali giocatori puntare per il modulo scelto ad inizio anno.
Lo stato di empasse (perché nella testa di chi pretende di capire di pallone, c’è sempre la speranza che dirigenza e staff tecnico si confrontino sugli uomini sui quali costruire una stagione) era evidente: per una linea difensiva a 4 la rosa blucerchiata poteva contare su quattro centrali di ruolo - Gastaldello, Rossini, Costa, Mustafi – e altrettanti terzini: Berardi, De Silvestri, Poulsen, Castellini. Mi viene impossibile pensare che il 100% dei terzini a disposizione fosse incapace al punto di ritrovarsi ad adattare sulle fasce due centrali, salvo puntare sullo svizzero ex Brescia…
A centrocampo, per la linea a 3 c’era la fila. Ma era sembrato un po’ imprudente non avere nemmeno un’ala di ruolo oltre ad Estigarribia (che però serviva da un’altra parte come vedremo) da poter gettare nella mischia in caso di passaggio al 4-4-2: ed ecco che sulle fasce in caso di linea a 4 si alternavano Poli, Krsticic e Soriano, ovvero due registi e un mediano.
In attacco, per un tridente che naturalmente non può che essere composto da una punta centrale e due esterni, ecco che i centrali sono tre (Maxi Lopez, Pozzi e Icardi, e a questo punto meno male che Maurito non lo hanno mandato in prestito), le punte esterne ben una, Eder, e dall’altra parte veniva riciclato Estigarribia, che è più un’ala da centrocampo che da attacco.
Una situazione di evidente confusione, della quale non poteva che essere responsabile il duo ds/tecnico. E nel caso del direttore sportivo si parla di secondo mercato estivo consecutivo gettato al macello, se si pensa agli investimenti che la famiglia Garrone era stata costretta a fare un anno esatto fa per togliere i nostri amati colori dalle sabbie mobili del torneo cadetto e provare a riportarli in auge dove meritano di stare (per non parlare del benservito all’eroe Beppe Iachini “per trovare un tecnico capace di dare al club quel respiro internazionale che merita”).
Delio Rossi non ha la bacchetta magica. Ha semplicemente quel senso tattico necessario per mettere ogni giocatore nel suo ruolo e portarlo così nella condizione di poter dare il meglio: nella difesa a tre ha rispolverato, con Gastaldello e Costa nel proprio ruolo, un Palombo stratosferico che peraltro in quella posizione aveva già giocato all’occorrenza e con successo sia con Novellino che con Mazzarri. Nel rispolverarlo ha dimostrato comunque grande rispetto e intelligenza, lasciando la fascia al braccio del Gasta; a centrocampo ha messo le chiavi in mano a Poli, Obiang e Krsticic e sulle fasce ha piazzato Estigarribia dove deve giocare e avanzato (giocoforza: non ci sono altre ali…) Berardi; davanti Icardi prima punta ed Eder seconda.
Il risultato è stato noto a tutti. Adesso speriamo di continuare su questa strada, contando anche in quei piccoli accorgimenti che servono dal mercato per rendere la Sampdoria una squadra completa per raggiungere una serena salvezza. Perché chi indossa il blucerchiato ora non è scarso. Semplicemente, se gioca dove deve giocare può dire la sua. Così come chi non sa fare il mercato, o sfruttare le risorse che ha a disposizione, è bene che le partite le guardi altrove senza metterci bocca.
