Dal '65 al '70 la Sampdoria avrebbe potuto mettere in campo dieci giocatori cresciuti nel vivaio

Dal '65 al '70 la Sampdoria avrebbe potuto mettere in campo dieci giocatori cresciuti nel vivaioTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Giulia Prosperi
giovedì 28 febbraio 2013, 10:00News Doria
di Guido Pallotti
Tradizionale appuntamento con l'approfondimento storico colorato di blucerchiato.

Quando la Sampdoria avrebbe potuto mettere in campo contemporaneamente, dieci giocatori di serie A, tutti formatisi nel suo vivaio.

Gioisco di questo magnifico momento della Sampdoria, mi godo l’esplosione dei ragazzi del nostro vivaio: Rossini, Poli, Kristicic, Obiang, Icardi e da vecchio sampdoriano nostalgico quale sono, ritorno con la mente alla fine degli anni sessanta, quando il compianto presidente, avvocato Mario Colantuoni, che si definiva “avvocato di campagna”, era costretto a fare i salti mortali per mantenere la nostra amata Sampdoria nella massima serie.

A fare miracoli tuttavia non era solo, perché oltre al quasi annuale pellegrinaggio di ringraziamento al santuario della Madonna della Guardia, una volta a salvezza avvenuta, il mitico Piero Battara e Garbarini, partirono da piazza Palermo e raggiunsero a piedi il luogo di culto più caro a noi genovesi. Ricordo nel corso della Messa, Roberto Vieri, comodo sulla panca, con aria annoiata, che alla fine sorprese tutti andando a fare dignitosamente la Comunione. Si comportava così il geniale Bob, padre di Bobo, anche in campo, dove a lunghi momenti, di apatia seguivano lampi di classe eccelsa che regolarmente procuravano i punti necessari alla salvezza.

L’annuale prodigio però lo compiva il dott. Fulvio Bernardini, nazionale d’anteguerra, che negli anni post bellici, come allenatore, aveva strappato lo scudetto dai petti delle solite tre, prima nel ’56 alla guida della Fiorentina e nel ‘63 ne vinse un secondo alla guida del Bologna nello spareggio contro la grande Inter di Helenio Herrera: era una torrida domenica di giugno, la stessa in cui la nostra Samp, spareggiò, vincendo, col Modena e restò in serie A.

Il dottor Fuffo Bernardini, detto il profeta, era arrivato nel ’65, a campionato iniziato, in sostituzione di Pinella Baldini, che a sua volta l’anno prima aveva avvicendato Ocwirk, alla guida della Sampdoria, in una delle più forti formazioni del suo diciottesimo anno di vita: Sattolo; Vincenzi, Fontana; Masiero, Morini, Bernasconi; Frustalupi, Lojacono, Sormani, Da Silva, Barison.

Dopo sei giornate eravamo primi in classifica con dieci punti, ci salvammo facendo 29 punti, all’ultima giornata con uno zero a zero a Bergamo contro l’Atalanta.

Nel ’65 la squadra fu riaffidata a Baldini, molto ridimensionata dalle restituzioni di Fontana e Sormani alla Roma, col mancato rientro di Tomasin e Tamborini dalla stessa compagine capitolina alla quale furono pure ceduti Da Silva e Barison; quest’ultimo l’anno appresso avrebbe disputato i mondiali in Inghilterra, mentre Angelo Benedicto Sormani, negli anni a venire, avrebbe vinto col Milan lo scudetto e le coppe dei campioni e intercontinentale.

Baldini fu costretto a schierare: Sattolo, Vincenzi, Delfino, Dordoni, Morini, Masiero, Salvi, Nicolè (ex ragazzo prodigio della Juve e della nazionale ma ormai fuori forma), Cristin, Frustalupi, Trinchero (un difensore come finta ala sinistra). Gli subentrò Bernardini, che con gli stessi giocatori, riuscì quasi a salvare la Samp. Arrivarono i rinforzi: David ex Milan, Catalano, Novelli, solo quest'ultimo però diede il suo contributo per la quasi salvezza.

Il dottore così attuò la metamorfosi: innanzi tutto tolse il dualismo fra i portieri Sattolo e Battara, preferendo quest’ultimo che sarebbe diventato una nostra leggenda. Guido Vincenzi giocava terzino destro, Masiero libero, Dordoni mediano, Delfino terzino sinistro; rivoluzionò così i ruoli: Vincenzi libero, Dordoni terzino destro, Masiero terzino sinistro, Delfino mediano, l’unico che mantenne il suo posto fu lo stopper Morini; pescò dal vivaio Pietro Sabatini, lo collocò mezzala destra.

Battara, Dordoni, Masiero, Vincenzi, Morini, Delfino, Salvi, Sabatini, Cristin, Frustalupi, Novelli.

Fummo sconfitti solo all’ultima giornata a Torino, dalla Juventus e retrocedemmo; tuttavia erano state create le basi per quella squadra che sarebbe rimasta, anche se col batticuore, nella massima serie oltre l’abbandono del dott. Fulvio avvenuto nel 1971 dopo sei ani.

Su quel canovaccio furono inseriti tre elementi pressoché sconosciuti: Tentorio (che perdemmo alle buste l’anno successivo) quale mediano, Vieri fantasista, Francesconi bomber. Cavalcata trionfale, assieme al Varese, malgrado fossero soltanto due le promozioni dirette e galleggiamento nelle parti basse della classifica per gli anni a venire, anche causa la vendita dei migliori elementi per motivi di bilancio: Morini, Vieri, Sabadini, infine Frustalupi e Benetti, avuto dalla Juve in cambio di Vieri più conguaglio di 400 milioni, ceduto dopo un anno al Milan per Lodetti e 260 milioni. Così sapeva arrangiarsi l’avvocato di campagna.

Quanto ho scritto all’inizio, quando mi immergo nei ricordi della mia Sampdoria potrei riempire centinaia di pagine, é l’introduzione per dire che, dal ’65 al ’70 il dottor Bernardini avrebbe potuto schierare più di una formazione composta, a parte il portierone Battara, da altri dieci elementi, tutti provenienti dal vivaio: BATTARA; SABADINI, DELFINO; DORDONI, MORINI, GARBARINI; SALVI, SABATINI, CRISTIN, FRUSTALUPI, FOTIA. (Dordoni, Garbarini, Fotia, genovesi, Salvi savonese).

In seguito ci fu l’affermazione purtroppo di breve durata dello sfortunato Coletta, pure lui genovese così come Domenico Arnuzzo ed infine Marcello Lippi. Altri genovesi: Enrico Nicolini, Giorgio De Giorgis, picchia Romei, avrebbero debuttato nell’era post Bernardiniana, assieme al gioiello Alviero Chiorri, il marziano.

L’ultima formazione col dottore alla guida, nel ’70 – ’71, con tanto di preparazione fatta a Genova sul campo di Marassi ed i giocatori che dormivano in famiglia, nelle proprie abitazioni, fu:

Battara, Sabadini, Sabatini, Corni, Negrisolo, Lippi, Salvi, Lodetti, Cristin, Suarez, Francesconi. Prime tre partite zero punti… però alla fine, come sempre ci salvammo.

Qualche anno dopo incontrai il dottor Fulvio a Bogliasco e gli chiesi se con l’innesto di un giocatore come Paolo Rossi, quella formazione sarebbe stata superiore al Vicenza dei miracoli di Pablito, mi rispose che con quella Sampdoria, più Rossi e Filippi, avrebbe mirato allo scudetto. Lo disse a me, semplice spettatore di un allenamento, mi parlò di calcio per più di un’ora e mi offrì pure il caffè.