CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Ci piace andare sulle giostre
Bukowski diceva che si fa solo un giro sulla giostra e che la vita sia audacia. Caro Charles, ma magari. Sì, perchè di giri sulla giostra questa nostra Sampdoria, ne ha fatti veramente tanti nella sua giovane vita sportiva. Senza scomodare tutta la storia blucerchiata, l'ultimo decennio ne è dimostrazione, dentro e fuori dal campo. Nel consueto appuntamento con la rubrica di approfondimento del reparto arretrato doriano, oggi parliamo di giostre. In senso letterale, quella a cui ci ha sottoposto il Bologna al Dall'Ara, specie nella ripresa. Venivan giù - a tratti - come lame nel burro, come l'Ungheria di Puskas sui malcapitati inglesi.
In senso figurato, dopo il caricamento della rincorsa, il turbinio che ha provocato la difesa perfetta giusto una settimana dopo, contro il Torino, nella sempre splendida cornice del Ferraris. Partiamo dalla trasferta emiliana: mai così male in questo campionato. Di riffa o di raffa, in qualche modo, con errori pacchiani, la presenza mentale appariva in larga parte della partita. Coi rossoblù degli ex Mihajlovic e Soriano, è mancata proprio la testa. Dal primo all'ultimo minuto. Una squadra che prende tre gol come quelli di Barrow, Svanberg e Soriano, alza mano e si dichiara colpevole. Sul primo gol, Alex Ferrari fa scappar via Palacio, come se El Trenza fosse quello del Boca e lo lascia libero di disegnare un cross da buttare solo dentro per il centravanti gambiano, marcato diciamo molto in maniera Woodstock da Bereszynski.
Poco dopo, lo stesso connazionale di Colley, parte dalla trequarti doriana e taglia dentro con una facilità irrisoria centrocampo e difesa, come Tomba, amato figlio di Bologna, sapeva fare. Risultato: voragine centrale, Augello in ritardo, palla coi giri giusti per l'accorrente Svanberg, che deve solo aprire il piattone e sentenziare il raddoppio. Nella ripresa, non dovremmo neanche parlarne, tanta è stata la manifesta superiorità del pacchetto avanzato bolognese, rispetto alla nostra retroguardia. Il gol di Soriano, che malinconicamente mi ha fatto pensare a quello stupendo inserimento nel Derby della sua doppietta, da capitano (sigh), testimonia come basta portare fuori uno dei centrali difensivi - vedi Muriel con Yoshida nel gol di Malinovskiy - per aprire praterie davanti ad Audero. Ah, per inciso, il portierone doriano non ne può mezza coi felsinei, anzi. Salva altre tre occasioni della debacle, per usare il gentilissimo termine del collega Matteo Romano nel suo pagellone del match.
Quanto si è fatta sentire la mancanza di Omar Colley. Il centrale, infatti, torna perentoriamente contro il Torino e deve vedersela subito col doppio centravanti, visto che la formazione di Nicola schiera Belotti e Sanabria contemporaneamente. Risultato del primo tempo: zero tiri in porta dei due, di testa le fa tutte sue e, quando c'è da darle, le dà, in maniera astuta. Nel secondo tempo, con l'arrembaggio torinista sempre più poderoso, Colley mette il faccione sul colpo di testa ravvicinato del Gallo, e, nel finale, non fa passare un ago, costi quel che costi. Meno male che non doveva più giocare visto che era in partenza. Bene anche Lorenzo Tonelli, gladiatorio contro il Torino, in panca contro il Bologna. Partita di attenzione massima e di gran cuciture difensive per l'ex Napoli, senza disdegnare qualche appoggio da playmaker basso. Il capolavoro lo firma su Belotti lanciato a rete: di mestiere sposta il centravanti della Nazionale poi, superato dal pallone, lo ferma di nuca, andando anche a sbattere per terra quest'ultima. Rimasto intontito, deve uscire per ricevere cure. Gran intervento, peccato per il finale. Al suo posto, entra Yoshida, che si disimpegna bene specie sui cross continui degli esterni granata.
Molto bene anche Bereszynski, attivo nelle due fasi con concentrazione e tempismo, che riscatta la prestazione monotona di Bologna e molto bene Tommaso Augello, che fa avanti e indietro non si sa quante volte e, dopo aver messo l'assist per Quagliarella al Dall'Ara, non si ripete ma è parte integrante del triangolo meraviglioso che porta al tiro Candreva, suggellando un tocco sotto e sgroppata meravigliosi, da parte del terzino. Il suo timing di passaggio è perfetto per Gabbiadini, il quale allunga per l'esterno romano, che trafigge Sirigu e dà una vittoria importantissima alla squadra di Ranieri.
Insomma, il buon Bukowski, ovunque sia, si metta l'anima in pace: la Sampdoria confuta la teoria delle giostre e noi ci dobbiamo adeguare alle giornate che la squadra avrà da qui alla fine del campionato, perché la barca non è ancora in porto - anche se manca poco - e ci sono dieci partite da giocare. Possibilmente vedendo una bella giostra come quella di ieri.
