Cara Samp, ho esaurito le parole!
Prego tutti i lettori di questo fantastico network di mettersi nei miei panni: non è affatto facile scrivere qualcosa di attuale con questa "schizofrenica" Sampdoria. Schizofrenica, certo, perché non può essere la stessa la squadra capace di perdere consecutivamente le ultime tre giornate (delle quali due in casa, dove proprio non riusciamo a tenere un passo deciso, solida base, secondo la mia modesta opinione, di una salvezza tranquilla) e vincere con orgoglio e fermezza nientemeno che nella "tana del lupo", lo Juventus Stadium, la casa della squadra italiana più forte per distacco.
Vittoria ottenuta, peraltro, dopo un primo tempo chiuso in svantaggio e in inferiorità numerica: peggio di così non si poteva. Una frazione conclusa con tutti i segnali che lasciavano presagire l'imminente debàcle, con tutte le nuvole che si erano radunate sopra il cielo di Torino, a minacciare l'imminente tempesta sul "campo" già bagnato della Sampdoria. E invece, come nel più paradigmatico dei ribaltoni ai quali la vita, nel bene e nel male, ci ha abituati, ecco comparire inaspettato prima un raggio di sole e poi un altro, a dissipare quelle bruttissime nubi ed annunciare che la giornata sarebbe stata più bella e radiosa del solito. Di quella particolare bellezza di cui brillano le cose che imprevedibilmente girano a favore.
Cosa posso, allora, scrivere di questa Sampdoria, dopo una partita del genere? Nulla, non ci sono parole. Quando mi è stato assegnato il compito di compilare questo editoriale mancavano pochi giorni a quella benedetta domenica della Befana che per molto tempo ricorderemo nei nostri cuori. Com'era naturale che fosse, ero piuttosto incupito di fronte alla piega che aveva preso il nostro campionato, specialmente di fronte all'ennesimo "cambio di pelle" della nostra pazza Samp, che in un sol colpo aveva rinnovato guida tecnica e direttore sportivo.
Ero pronto ad abbattere la mia delusione, in quanto dopo la partenza di Marotta (già, proprio lui, un segno del destino!) non siamo più riusciti a darci un assetto stabile; la squadra non è più riuscita tradurre in campo la rabbia e la voglia di riprendersi dei suoi tifosi. Avrei anche voluto scrivere, con una vena di mestizia, che il primo editoriale che compilai era stato pubblicato proprio dopo una trasferta a Torino (28 ottobre 2009, Juventus-Sampdoria 5-1), sfortunata certo, ma preludio di qualcosa di incredibilmente grande. Un'altra "epoca", un'altra Samp. "O tempora, o mores"!
Invece, il tempo di un piccolo ritardo "logistico" e lo scenario sembra totalmente stravolto! Chi, col panettone ancora di traverso per le sconcertanti prestazioni prenatalizie, si sarebbe immaginato una Samp che si impone in casa della temibile capolista, nelle suddette condizioni di svantaggio? Nessuno. Che cosa, ribadiso, dovrei scrivere a questo punto? Niente, appunto. Sospendo il giudizio. Si trattasse di un caso di psicologia, avrei la diagnosi: la Samp è bipolare! Perciò mi sembra inattuale liberare la libidine che covo dentro: potremmo essere di colpo guariti, come ricadere nel più profondo dei baratri, da un momento all'altro. In ogni caso, in preda a un'altalena di sentimenti che, mi pare (o forse sono io che sto invecchiando...), più passa il tempo, più si fa estrema.
