Benvenuto: "Sampdoria, il calcio è episodio a ciclo costante"
Il giornalista Marco Benvenuto ha commentato su Facebook la sconfitta della Sampdoria con l'Ascoli:
"Dal palo al gol in autorete: in sintesi, il momento Samp. C'è molto cammino da fare, ma la sconfitta con l'Ascoli non cambia anulla al futuro doriano.
Prima regola, Clarice: semplicità. Leggi Marco Aurelio: di ogni singola cosa che vedi, chiediti che cos'è in sé, qual è la sua natura. Parola del dottor Hannibal Lecter. Aggressivi, intensi, verticali, con la bava alla bocca e le mutande del giorno prima. Lasciamo al fighettume le costruzioni dal basso, che sono robe da geometri e da cantieri edili, non affari da rettangolo verde.
Ma la dura legge del campo, oggi, ci presenta un conto salatissimo. A partire dall ‘obbligo , per il tecnico doriano, di schierare la formazione fotocopia di Bolzano . La Samp cede, perde il match, ma non l'anima. Perché con Luca D’Angelo in panchina la palla viaggia pur sempre in verticale, secondo i sacri dettami della Dea Eupalla e la regola della Minima Azione. Solo che stavolta il piano di battaglia si è inceppato sul più bello, piegato anche da un Ascoli cinico, organizzato e maledettamente bravo a sfruttare ogni singolo varco offerto dal destino. Un avversario tosto, capace di soffrire quando serve per poi colpire con freddezza chirurgica.
Il gol di Silipo — diventato un rebus irrisolvibile per la retroguardia blucerchiata — che decide la contesa nasce da un combinato disposto di errori che grida vendetta, mettendo sotto accusa una difesa fino a quel momento sugli scudi. Sbaglia, e si fa ingenuamente ammonire, Delli Carri in avvio di azione. Sbaglia Ferrari nel tentare l'anticipo su un Brunori ispiratissimo, che dipinge il cross perfetto. Poi, sulla conclusione di Silipo, Krastev potrebbe fare francamente qualcosa di più: la palla gli scivola beffarda sotto la pancia, facendoci rimpiangere il portiere ben più solido e reattivo visto a Bolzano. I numeri, del resto, non mentono e fotografano una ferita aperta: la Samp commette ben 5 errori a gara che conducono al gol avversario, contro una media campionato di appena uno e mezzo. Un dato impietoso su cui il mister dovrà lavorare parecchio.
In attacco la musica non cambia. Mette i brividi, e fa infuriare non poco, la sciocchezza combinata da Begic al minuto 58'59”, capace di fallire una soluzione praticamente già scritta. Incredibile divorarsi un’occasione del genere, mentre Lauritsen continua a girare per il campo in versione impalpabile, lontano parente del terminale d'attacco che ci serve. Le prime vere contromosse di D'Angelo arrivano al minuto 63: dentro Gartemann (al posto di un Ferrari palesemente in affanno) e Tutino (per Makoumbou) nel tentativo di raddrizzare la barca e gettare cuore e peso specifico nella mischia.
Eppure, nonostante la frittata sia fatta, il punteggio premi il merito e la scaltrezza dell'Ascoli e ci veda uscire a bocca asciutta, l'imprinting del tecnico resta scolpito nella pietra: si spera che non sia quella che ci teniamo legata al collo dall'inizio del campiopnato. Il primo tempo era stato lo specchio fedele di questo nuovo corso: lo scontro frontale tra il fumo del "giochismo" e la granitica praticità di un tecnico che, sbarcato a Genova con le valigie ancora da disfare, ha avuto giusto il tempo di capire da che parte scotta l'acqua della doccia. Cecconi e Di Pardo avevano stretto le linee con ferocia, la difesa si era saldata attorno ai centrali spazzando via tutto senza fronzoli, nel solco del grande Paron Nereo Rocco. Al minuto 27' e 38'' avevamo persino applaudito Lauritsen mentre raddoppiava generosamente in copertura, e si era visto un Verschaeren magari non brillante palla al piede, ma pronto a fare legna e sacrificarsi per la maglia.
Si perde, d'accordo, anche perché quando trovi di fronte un Ascoli così quadrato i regali si pagano a caro prezzo. Brucia anche il palo , trovato, un attimo prima del gol. Del resto il calcio è un episodio a ciclo costante. Ma l'elmo e la spada non si posano mai. Questa Samp deve essere ruvida, affamata, verticale, plasmata sulla tigna che piace a noi. Le sconfitte bruciano, eccome se bruciano, ma con un condottiero come D'Angelo in panchina e questo spirito indomito, la strada è tracciata. Quello che è a disposizione di D'Angelo è sotto gli occhi di tutti. Merito di D'Angelo quello di guardare ai giovani e oggi arriva l’esordio di Diop. Avanti Samp, testa alta e muso duro: la battaglia è appena iniziata. Il derby con l'Entella ha già il sapore della tregenda".
