Scanziani a Belin che Calcio: "Sampdoria nel cuore, la Samp è la Samp"

25.04.2020 13:51 di Maurizio Marchisio   Vedi letture
Scanziani a Belin che Calcio: "Sampdoria nel cuore, la Samp è la Samp"
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Con l'ardente scudo sopra il cuore ha collezionato più di 150 presenze riuscendo anche ad alzare il primo trofeo della storia blucerchiata da capitano. Alessandro Scanziani, intervenuto alla trasmissione Belin che Calcio, ha raccontato emozioni ed aneddoti degli anni vissuti a Genova.

"Questo mondo del calcio di oggi, confronto a quello dei miei tempi sembrano due cose diverse, diciamo che noi eravamo sotto la società, la società aveva il nostro contratto e non era un contratto rivedibile, il giocatore era proprietà della società e se non andavi bene alla squadra dove stavi giocando ti potevano vendere dove volevano loro, e tu dovevi accettare. Altra differenza: eravamo tutti italiani tranne gli ultimi anni dove c'erano prima due e poi tre stranieri, adesso sono due o tre italiani e il resto tutti stranieri. Questo ha un peso per la nostra nazionale perchè giovani non fanno esperienza a livello di Champions o Europa League che aiuterebbe a farli crescere."

Nel 1984/85 hai alzato da capitano il primo trofeo della Sampdoria, la finale con il Milan, che gioia è stata? "Fu una gioia incredibile. La prima cosa che mi disse il Presidente quando venni a Genova fu: io voglio vincere il campionato. Grande gioia per una squadra ancora in costruzione, tanti giovani che poi si sono rivelati molto buoni. Mancini aveva un talento innato, Gianluca pur avendo talento anche lui aveva qualcosina di meno dal punto di vista tecnico, erano destinati a diventare due grandissimi giocatori.

Sei stato uno dei pochi giocatori ad aver indossato entrambe le maglie delle squadre di Genova, qualche tifoso della Samp non te l'ha perdonata?: "Nel momento in cui siamo venuti a festeggiare un ricordo al presidente Mantovani ci siamo trovati prima a Genova e poi siamo andati a Bogliasco e abbiamo giocato una partita. Dopo la partita stavo andando verso la macchina e cinque o sei tifosi mi sono venuti dietro insultandomi e dicendomi di tutto. A trentatré anni l'alternativa era smettere di giocare o andare al Genoa. Comuque, nonostante fossi libero, avevo chiesto il permesso al presidente Mantovani. Avevo un contratto con la Fiorentina ma dopo un mio infortunio a Genova i viola rifiutarono questo contratto, pensavano non avessi più potuto giocare a certi livelli. Dopodichè solo il Genoa mi aveva cercato.

Di sicuro mi è rimasta più la Sampdoria nel cuore perchè lì ho fatto cinque anni, siamo andati in Serie B e poi siamo tornati subito in Serie A, ho vinto una Coppa Italia che sento più mia rispetto a quella con l'Inter, in una società dove mi sono espresso meglio, anche per la responsabilità che mi aveva dato il presidente facendomi capitano. Sono legato più alla Samp che alle altre realtà dove sono stato, anche rispetto ad esempio a dove sono nato calcisticamente. La Samp è la Samp."