ESCLUSIVA SN - 1946, Nuti: "Con Morini in campo Gigi Riva non riuscì mai a fare un goal"

22.10.2015 19:46 di Matteo Rosagni   Vedi letture
ESCLUSIVA SN - 1946, Nuti: "Con Morini in campo Gigi Riva non riuscì mai a fare un goal"

Cresciuto nel vivaio blucerchiato, giocò alla Sampdoria per sei anni, prima di trsferirsi all'ombra della Mole, sponda bianconera, dove rimase undici anni. Stopper leale e mai falloso, non ebbe grandi fortune in Nazionale, ma rimane uno dei migliori difensori a cui l'Italia abbia dato i natali. Stiamo parlando di Francesco Morini e quest'oggi per la nuova puntata di 1946, la rubrica di Sampdorianews.net dedicata ai 69 anni della Sampdoria, abbiamo avuto il piacere di ascoltare i ricordi che ha di lui il giornalista Beppe Nuti.

"Francesco Morini era pisano, faceva parte, nei primi anni sessanta, di una nidiata di giovani blucerchiati, con Fulvio Bernardini. Fece il suo esordio nel calcio professionistico il 2 Febbraio 1964 e giocò assieme a giocatori come Vieri, Frustaupi, Francesconi, Cristin, Battara, Vincenzi. In più di 150 partite nella Sampdoria, dal 1964 al 1969 e in tutte le successive con altre maglie, non andò mai a rete. Anzi, a dire il vero, lui si vantava di aver segnato un solo gol in un torneo anglo-italiano che facero quando si giocava in Serie B.

Era di bell'aspetto, alto, biondo, con gli occhi azzurri: da ragazzi si andava al Garden in Corso Italia, dove si trovavano diversi giocatori, tra cui anche Lippi e Arnuzzo. Morini piaceva a tutte le ragazze, ma era talmente serio e talmente timido che pensava solo ed escusivamente alla sua carriera ed evitava qualsiasi cosa potesse distrarlo. Venne soprannominato Morgan, perché aveva un sistema di rapinare la palla all'avversario un po' piratesco, dopo averlo rincorso, senza però ricorrere al fallo: era un duro, ma non violento. Oggi, a dire il vero, quelli che erano alcuni suoi normali contrasti verrebbero tutti fischiati rigore, ma all'epoca era diverso. Gigi Riva, quel Riva che per me è il più grande attaccante italiano di tutti i tempi, non riuscì mai a fare un gol con Morini in campo: nel 1969 ero a Cagliari per il militare e andai a vedere la Sampdoria, la partita finì a reti inviolate e l'indomani, sul giornale, c'era una fotografia che raffigurava Riva completamente abbracciato da dietro da Morini, avente come didascalia 'anche così si ferma Riva'. Una volta superò il centrocampo, come farebbe un attuale fluidifcante e lasciò partire un cross che andò a finire direttamente in Gradinata Sud e Fulvio Bernardini gli disse, con quel suo fare ciociaro, 'tu Francesco, davanti, non ci andare più, rimani sempre dietro e non ti muovere più'.

Morini era lo stopper classico e giocava alla grande con questa Sampdoria che doveva salvarsi, però sempre con dignità. Nel 1969 lo volle la Juventus per raccogliere l'eredità di Bersellino e rimase in bianconero per più di dieci anni. Lo stesso anno si trasferì alla Juventus Vieri, il quale però era un pazzo scatenato: mi ricordo che ai tempi c'era il Bar Sereno, all'inizio di Via Felice Cavallotti, da Boccadasse, molto di moda e lui arrivava sempre con una Porsche gialla. Era un estroso, giocava coi calzettoni tirati giu, senza protezioni, alla 'cagaiola', come dico io. Benché sia Morini che Vieri arrivarono assieme alla Juve, il secondo, per la sua mancanza di disciplina, anche se era un vero fenomeno, vi restò solo un anno, a causa delle ferre regole imposte dagli Agnelli, mentre Morini restò, come detto, più di dieci anni, vincendo davvero tanto.

Giocò anche in Nazionale, ma non sfondò mai in azzurro, perché era chiuso da Mauro Bellucci, non tanto perché questo fosse più bravo, ma perché Morini non era ben visto dagli allenatori dell'Italia. Nel 1974 comunque andò al Mondiale, in Germania, ma l'Italia venne eliminata al primo turno.

Morini è sempre stato un giocatore molto molto corretto: giocava a uomo, sempre di anticipo, cercava di non fare fallo, se gli capitava non erano mai volenti, era leale e riuscì ad avere la carriera che lui pensava avrebbe avuto. Fu uno dei primi calciatori italiani che terminò l'attività professionistica all'estero: andò a giocare nei Toronto Blizzard. Rimase ben inserito nel giro torinese degli Agnelli, ebbe due figli e qui a Genova lasciò un bellissimo ricordo perché insieme a gente come Vincenzi, Garbarini, Arnuzzo, Sabadini scrisse pagine di storia blucerchiata in cui una Sampdoria giovane giocava per salvarsi, magari riuscendociall'ultima giornata, ma in campionati molto difficili. Io vi fui amico e fu anche molto amato da tutti i tifosi".

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