1946 - I portieri blucerchiati: da Castellazzi a Viviano

25.12.2018 19:46 di Guido Pallotti  articolo letto 1769 volte
1946 - I portieri blucerchiati: da Castellazzi a Viviano

LUCA CASTELLAZZI: arriva alla Samp nel 2005 per fare il secondo ad Antonioli, giocando però tutte le partite di Coppa Italia e Uefa, rimane con noi fino al 2010, disputando 101 incontri, perciò non fu mai titolare inamovibile. Di lui ricordo che in una partita al Ferraris, contro di noi, quando difendeva la porta del Brescia, per intercettare una palla alta nella sua area, fece un’uscita che si concluse con Yanagisawa a terra, colpito da un pugno in faccia e rigore a nostro favore. La Samp, che aveva già pareggiato con Bazzani il vantaggio iniziale del bresciano Mauri, ottenne la vittoria col penalty, calciato da Flachi.

GIANLUCA BERTI: l’allenatore Novellino lo preferì a Castellazzi, a campionato in corso, giocò undici buone partite, non andò oltre, per via dell’infortunio a un polso; il contratto, stipulato con scadenza annuale, non gli fu prolungato e fu sostituito da

ANTONIO MIRANTE: arrivò al Doria nel 2007, per fare da secondo a Castellazzi, vi rimase per due campionati, disputando 22 partite. Passò quindi a Parma dove si affermò da titolare con 204 presenze in 6 stagioni, in più occasioni fu chiamato in nazionale, non giocando mai, così come nell’Under 21.

MARCO STORARI: titolare parte Castellazzi con secondo Guardalben, però quando la Samp dimostra le sue reali aspirazioni, a gennaio viene chiamato Storari che disputa alla grande tutto il girone di ritorno. Sampdoria quarta, abilitata a disputare i preliminari di Champions league, tuttavia non fu riscattato e il Doria puntò su:

GIANLUCA CURCI: il 2010 - 2011 fu l’anno della gara a chi sbaglia di più: ci fu la grande migrazione: Marotta passò alla Juve, portandosi appresso qualche suo collaboratore oltre l’allenatore Del Neri e il terzino sinistro Ziegler. Alla guida della squadra fu scelto Di Carlo. Malgrado la rocambolesca eliminazione da parte del Werder Brema, gol al 93° di Rosemberg e nei tempi supplementari, Pizarro ci ghigliottinò. Sembrava si fosse digerita bene l’eliminazione, infatti la Samp, al giro di boa con 26 punti era solidamente aggrappata alla serie A. Ci furono le partenze eccellenti di Cassano e Pazzini, Maccarone giunto per sostituire Antonio, fu male impiegato, in più sbagliò contro il Parma un rigore, Biabiany, arrivato al posto di Pazzini, era buono ma noi un centravanti, Pozzi era infortunato, Cavasin, al posto di Di Carlo, non ci salvò e fu retrocessione. Curci disputò 35 partite… insomma fu un’annata disastrosa per tutti.

SERGIO ROMERO: per riorganizzare la squadra precipitata in serie B, in qualità di D.S, fu chiamato Pasquale Sensibile, che dopo avere assottigliato la rosa dell’anno precedente, fece acquistare molti giocatori, tra i quali Sergio Romero, portiere argentino reduce dall’AZ Alkamaar, squadra vincitrice dello scudetto in Olanda. In due campionati, quello di B e l’altro di A, accumulò 61 presenze e dopo un anno al Monaco ritornò alla Samp di Mihajlovic, collezionando 10 presenze soltanto. A me piaceva anche se devo riconoscere che fece due di quelle papere che rimangono impresse nella mente dei tifosi. La prima a Verona contro il Chievo quando volle bloccare una palla viscida che gli scivolò e cadde oltre la linea di porta. La seconda per molti imperdonabile, nel derby di serie A, dopo che Matuzalem, nel primo tempo, aveva invalidato Krsticic, con una dura entrata, nel secondo fece un cross alto e mollo, che il nostro Sergio battezzò fuori; al contrario della partita col Chievo, non cercò di bloccare la palla, che s’insaccò alle sue spalle. Il suo grande valore lo dimostrò a guardia della porta della Nazionale argentina con la quale ha disputato due campionati mondiali. Il terzo lo saltò per un infortunio. In quello del 2014, in semifinale, dopo i tempi supplementari contro l’Olanda, mentre Sergio s’incamminava verso la porta scelta per i calci di rigore, Mascherano gli disse: «Vai eroe! Siamo nelle tue mani». E Romero ne parò due, uno a Vlaar e uno a Sneijder. Purtroppo nella partita di finale contro la Germania, galeotto fu il gol, nel secondo tempo supplementare, al minuto 113, del tedesco Götze È tuttora il portiere con più presenze nella nazionale del suo paese.

ANGELO DA COSTA: preferiva essere citato col suo terzo nome, Junior. Alla Samp dal 2010 al 2015, disputò 56 partite, senza far mai rimpiangere i titolari; importante fu il suo contributo alla risalita dalla B alla A, specialmente nei play off: dove, quando fu chiamato in causa si dimostrò sempre prontissimo. Speciale fu la sua amicizia coi connazionali Garcia Renan e Eder, specialmente quando quest’ultimo fu raggiunto dalla preoccupante notizia dal Brasile, che la sua figlioletta stava male, Junior chiamò Garcia e insieme andarono a dare conforto all’amico; fortunatamente tutto si risolse per il meglio.  

CHRISTIAN PUGGIONI: calcisticamente nasce nel Baiardo, passa nelle giovanili della Sampdoria, squadra che ha amato visceralmente dalla più tenera età, dove nel 1999, fa il debutto in serie B in un’unica occasione. Inanella quindi i trasferimenti a: Borgomanero, Giulianova, Pisa, Reggina (nel 2007 fu nominato “cittadino onorario della città di Reggio Calabria per meriti sportivi) e per ben altre due volte tornò a giocare in quella città. Poi Perugia, Piacenza, Chievo, dove volevano costringerlo a trasferirsi al Genoa, non aderì all’operazione, per una questione di cuore, fu posto fuori rosa, fece causa per mobbing e la vinse, tra l’altro si è da poco laureato in giurisprudenza. Ritornò da noi nel 2015, per rimanerci fino al mercato di gennaio del 2018 quando passò al Benevento dove tutt’ora milita. Nella Sampdoria, in due campionati e mezzo, sempre alle spalle di Viviano, disputò un terzo delle partite (30), dando l’identica sicurezza del titolare. Ha collezionato diverse onorificenze al merito: Cavaliere dello sport, Onlus e Reset Academy perché ha promosso le scuole calcio per ragazzi con disabilità cognitive e relazionali. L'ho conosciuto due campionati or sono, in un paio di giorni consecutivi a Bogliasco, dove mio cugino che colleziona album Panini fin dal 1962, raccoglieva firme, Christian autografava un album dietro l’altro. In quell’occasione gli avevo regalato un mio libro in zeneize, “Sensa pei in scia lengoa”. A fine allenamento, mi diede un pacco contenente tre paia di calzoncini da gioco col logo Samp e il suo: n° 1. 

EMILIANO VIVIANO: dal 2014 alla Samp, Mihajlovic, risolvette l’amichevole competizione con Romero a favore del fiorentino che fino alla fine dell’ultimo campionato aveva inanellato 110 presenze. Indiscusso para-rigori, uomo spogliatoio, senonché, contro il Cagliari, in due occasioni, si rese protagonista di due errori lontani dal suo valore: la prima nel capoluogo sardo quando tranquillo e in anticipo, con la difesa alta (Giampaolo docet), uscì per calciare tranquillamente in fallo laterale una palla innocua… la ceffò clamorosamente, dando modo a Melchiorri di fare 30 metri di campo prima di gonfiare la rete. Secondo episodio: tranquillamente, lui coi piedi sa giocare assai bene, studia la disposizione dei compagni blucerchiati, poi calcia addosso Farias, che fuori dalla lunetta dell’aria grande, quasi cerca di scansarsi così che… il pallone finisce in rete. Questo fatto mi fa venire in mente una gag di Villaggio: Fantozzi, in mare aperto, a bordo di uno yacht, si tuffa di testa e centra l’unica boa esistente in centinaia di migliaia di metri quadrati di oceano.