ESCLUSIVA SN - Rissetto: "Credo che l'organico così assemblato garantisca un buon equilibrio tra giovinezza ed esperienza. In Abruzzo servirà la massima umiltà"

ESCLUSIVA SN - Rissetto: "Credo che l'organico così assemblato garantisca un buon equilibrio tra giovinezza ed esperienza. In Abruzzo servirà la massima umiltà"  TUTTOmercatoWEB.com
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mercoledì 5 settembre 2012, 11:00Esclusive
di Diego Anelli

Per analizzare il mercato estivo blucerchiato e i risultati finora ottenuti dalla Sampdoria nella nuova stagione ufficiale, Sampdorianews.net ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Stefano Rissetto, giornalista del Corriere Mercantile:

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L’eliminazione contro la Juve Stabia in Coppa Italia è stata subito dimenticata con la conquista del “Trofeo Gamper” a Barcellona e le 2 vittorie in altrettante gare in campionato. Ti saresti aspettato un inizio di stagione così esaltante in casa blucerchiata? Una salvezza tranquilla deve restare l’unico obiettivo realmente raggiungibile?  «Per la verità, mi auguravo che il cammino in Coppa Italia, una manifestazione cui storicamente la Sampdoria è profondamente legata, non si interrompesse così presto. D'altra parte, il calcio ha ragioni che la ragione non conosce; e rigiocare così presto a Castellammare, a poco più di tre mesi da una vittoria ottenuta in circostanze romanzesche e decisiva per la promozione, precludeva nelle premesse statistiche un bis peraltro comunque sfiorato. Peccato davvero perché, superando il turno successivo a Firenze, il tabellone si sarebbe fatto interessante. Ma la Sampdoria ha nel suo codice genetico la vocazione alle “eserpmi”, ovvero “imprese” al contrario: nessun'altra squadra nella storia del calcio, di fronte a tre trasferte consecutive quali quelle affrontate con Juve Stabia, Barcellona e Milan, avrebbe vinto le due più ardue, pareggiando quella sulla carta meno proibitiva. Certo non mi sarei aspettato, dopo l'eliminazione ai rigori al “Menti”, con Erpen che potrà raccontare ai pronipoti di aver fatto il cucchiaio a Romero, il successo al Camp Nou e soprattutto la masterizzazione in cd del vecchio vinile di Milan-Sampdoria del 1981, riproposto nei dettagli. Un viaggio nel passato che sa di futuro. Resto però dell'idea che al momento non si debba andare oltre, con il pensiero, ai programmi di inizio stagione: sono d'accordo con Ferrara quando dice che mancano 35 punti alla salvezza».

Maxi Lopez, De Silvestri, Estigarribia, Poulsen, Maresca, i ritorni di Poli e Tissone. Come giudichi il mercato in entrata effettuato dalla Sampdoria e chi ti ha sorpreso in particolare? «Per quanto si trattasse di una campagna condizionata dal problema degli esuberi, la società ha messo a disposizione della dirigenza le risorse per un apprezzabile potenziamento mirato. Ancor prima che degli arrivi, vorrei parlare di alcune conferme: Romero e Obiang, per esempio, avevano molto mercato e rappresenteranno a mio avviso due rivelazioni assolute, non solo in chiave doriana. I giocatori ingaggiati sono in gran parte noti, il solo Poulsen è una novità per la serie A: credo che l'organico così assemblato garantisca un buon equilibrio tra giovinezza ed esperienza. Una sorpresa? Stando alle primissime gare, senza dubbio Berardi».

Maxi Lopez ha realizzato un gran goal contro il Siena: può davvero essere la stagione della sua definitiva consacrazione in Italia dopo le ultime stagioni non brillantissime? «Per la verità, nel Catania Maxi aveva fatto molto bene, mentre al Milan la concorrenza era smisurata e quindi poche le occasioni di distinguersi. E' un centravanti classico, figura che al Doria mancava dai tempi della staffetta tra Bazzani e Bonazzoli, assomigliando per la verità più al primo che al secondo. Il modulo che Ferrara ha scelto per il Doria può esaltarne le caratteristiche tecniche e atletiche, nonché il “killing instinct” evidenziato sia nella gara di Coppa Italia che contro il Siena».

Dopo aver ammirato Maresca in azione contro il Siena, verrebbe da chiedersi come mai il calcio italiano abbia impiegato così tanti anni per riportarlo nel nostro campionato… «Maresca non è il solo talento “emigrato” e credo che il fenomeno si accentuerà, data la crescente diversità di peso specifico e forza attrattiva tra la serie A e altri movimenti calcistici, per non parlare di società come PSG, City, Anzhi, Rubin e via dicendo, allegramente immemori di quel fair play finanziario che va rivelandosi lettera morta ancor prima di nascere. D'altra parte, lo stesso giocatore ammette che, se si fosse chiamato Marescao oppure Mareskowicz, forse qualcuno avrebbe pensato prima della Sampdoria di richiamarlo in patria. Ma il nuovo regista doriano è tornato in Italia in tempo per scrivere ancora pagine importanti».

In estate la decisione di non confermare mister Iachini sulla panchina, il mancato ingaggio di Benitez e la scelta di Ferrara avevano suscitato qualche dubbio in parte di addetti ai lavori e tifosi. La squadra però sembra aver assimilato ottimamente il credo tattico del nuovo tecnico, subito capace di trasmettere un’identità di gioco e un’anima alla Sampdoria. Ferrara può essere l’uomo giusto per disputare un campionato senza sofferenze? «Società e dirigenza non hanno mancato di coraggio e di spirito di iniziativa, prima sfidando la possibile impopolarità con la mancata conferma del tecnico della promozione, cosa che a Bernardini (1967), Ulivieri (1982) e Novellino (2003) non era accaduta, quindi tentando di convincere un personaggio di livello mondiale come Benitez a contribuire al graduale reinserimento della Sampdoria ai piani alti del calcio italiano. A quel punto, scegliere Ferrara è stata una mossa coerente con i programmi di Garrone e Sensibile per la nuova Sampdoria: l'ex difensore della Nazionale e della Juventus, nonché uomo di fiducia di Lippi al Mondiale 2006, aveva maturato nella Under 21 un'ottima esperienza di gestione di un gruppo di talenti emergenti, ed è preparato e ambizioso. Non vede la Sampdoria come un punto di partenza, ma come l'occasione per costruire un ciclo e i primi passi sono incoraggianti».

Nel prossimo turno la Sampdoria è attesa dall’insidiosa trasferta di Pescara, dove dovrà fare i conti con un avversario voglioso di riscatto dopo le pesanti sconfitte subite in questo inizio di stagione. Può essere l’occasione giusta per fare filotto? «Storicamente queste sono le partite più difficili per la Sampdoria, la cui storia pullula di battute d'arresto imprevedibili, magari immediatamente successive a vittorie altrettanto sorprendenti. Anche sul piano statistico, è pericolosissimo affrontare una squadra come il Pescara, reduce da due 0-3 consecutivi e quindi finora incapace non solo di vincere o pareggiare ma addirittura di segnare. Si sapeva che gli abruzzesi in estate si erano spaventosamente indeboliti, perdendo Zeman in panchina e tre dei quattro fuoriclasse che avevano esaltato in campo il gioco del tecnico praghese, ovvero Immobile, Insigne e Verratti. Ma proprio perché già costretto a una prova di carattere e concretezza, in questo momento il Pescara è il peggior avversario possibile che potesse capitare al Doria. In Abruzzo servirà la massima umiltà per evitare di sciupare quanto di buono fatto nelle prime due partite».