ESCLUSIVA SN - Platt: "Ho una voglia incredibile di rivedere la Samp ai vertici. Allenai la Samp perchè ne sono innamorato"

ESCLUSIVA SN - Platt: "Ho una voglia incredibile di rivedere la Samp ai vertici. Allenai la Samp perchè ne sono innamorato"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 9 settembre 2013, 00:18Esclusive
di Diego Anelli

Uno dei centrocampisti più forti mai avuti nella storia della Sampdoria, un Nazionale Inglese, un campione dai goal da copertina come la rovesciata contro il Parma, un uomo derby in due stracittadine tra il 1993 e il 1995, una parentesi sfortunata anche da tecnico sulla panchina blucerchiata. Negli ultimi tre anni ha svolto il ruolo di allenatore in seconda per Roberto Mancini al Manchester City. Ci stiamo riferendo a David Platt, il quale ha scelto Sampdorianews.net per raccontare il passato blucerchiato, l’esperienza nello staff di Roberto Mancini e il futuro personale in un’intervista esclusiva:

David, i tuoi anni alla Sampdoria sono stati vincenti e sentiti. “Tuttora ho ricordi bellissimi dell’esperienza in blucerchiato, a Genova, alla Sampdoria ho vissuto gli anni più belli della mia carriera. Tutto andava nel verso giusto, in primis il rapporto con la società e i tifosi”.

In Italia hai indossato anche le casacche di Juventus e Bari, ma il feeling con l’ambiente blucerchiato è stato qualcosa di unico in assoluto, come dimostrato dalle vostre esultanze con le bandiere doriane in occasione dei festeggiamenti per il trionfo del Manchester City nella Premier League di due stagioni fa. “Quello che ho vissuto alla Sampdoria mi resterà dentro per tutta la vita, non perdo occasione per ribadire che in Italia ho avuto la fortuna di giocare anche nella Juventus, la Juventus è la Juventus, ma nel mio cuore, nella mia testa resta la Sampdoria. L’esultanza dopo la conquista della Premier con il Manchester City lo testimonia, hanno provato le mie stesse sensazioni anche Roberto Mancini, Attilio Lombardo e Fausto Salsano”.

Tra pochi giorni scoccherà l’ora del derby della Lanterna. Che emozioni prova un giocatore in vista di una delle gare più attese dell’annata? “Sono le classiche partite che senti davvero per un po’ dentro di te, il derby si vive già nel pre-partita respirando il clima in città. È una grande differenza tra il calcio inglese e quello italiano. In Inghilterra il derby si vive soltanto allo stadio, in Italia invece si vive per tutta la settimana, i giocatori sentono la pressione della città, dentro di loro hanno la grande voglia di rendere felici i propri tifosi”.

Hai avuto la bravura di comparire nel tabellino dei marcatori in ben due stracittadine. Cosa ricordi di quei goal che fecero esplodere d’entusiasmo la Gradinata Sud? “Nel primo derby stavamo perdendo 1-0, ci fu un lancio di Evani per Attilio, la cui conclusione fu ribattuta, la sfera rimbalzò fino al limite, la calciai in corsa, segnai sotto la curva del Genoa, ho corso per tutto il campo per festeggiare davanti ai nostri tifosi. Il secondo goal fu invece un colpo di testa in un’azione nata da un corner, fu il goal del momentaneo vantaggio”.

Anche se il tuo più bel goal con la casacca blucerchiata fu realizzato in rovesciata contro il Parma, goal simili se ne vedono sempre più raramente… “Ce ne saranno giocatori in grado di ripetere quella prodezza”.

Conosci Roberto Mancini da una vita, prima da compagno di squadra alla Sampdoria, poi come allenatore in seconda nel suo staff. Cosa significa lavorare al suo fianco e cosa ti ha dato la sua vicinanza? “Per me lavorare con Roberto è un grande onore, da lui ho imparato tantissimo essendo un grande competente di calcio. Sia da giocatore che da allenatore è trasportato da un’incredibile voglia di vincere che l’ha portato ad ottenere sempre importanti risultati. Nelle ultime tre stagioni sono stato il suo allenatore in seconda al Manchester City, per il sottoscritto lavorare al suo fianco rappresenta un autentico onore”.

Cosa ti aspetti dal tuo futuro professionale? “Il calcio è strano, al City avevamo assunto un incarico e abbiamo vinto, avremmo voluto restare, crediamo di aver fatto abbastanza bene, ma il mondo del calcio non è facile da interpretare, non sappiamo cosa ci riserverà il futuro”.

Nella sfortunata retrocessione della Sampdoria nel 1999 hai assunto per poche giornate il ruolo di allenatore. Quali sono le tue sensazioni di quella esperienza a distanza di anni? “Ho assunto quel ruolo perché sono innamorato della Sampdoria. All’epoca il Presidente era Enrico Mantovani, con il quale ho bei ricordi e ci lega una bella amicizia, pensavamo che il fatto di scegliermi come tecnico potesse portare risultati superiori, invece il destino fu più forte di noi e per il bene della società lasciai l’incarico, quando mi resi conto che i giocatori ogni settimana dovevano ascoltare tante domande e fornire altrettanti risposte sulla mia presenza o meno in panchina e sulla mia situazione, tutto quanto non era giusto. Abbiamo sbagliato il momento, avremmo dovuto essere più pragmatici, ma sarebbe servito solo un po’ di tempo, avevo già il patentino, ma non quello per l’Italia e stavo facendo il corso. La mia intenzione era rimanere per aiutare, ma i giocatori erano costretti a ricevere domande sulla mia posizione piuttosto che pensare della salvezza della squadra, pertanto era meglio che me ne andassi per lasciare i giocatori più tranquilli, anche se purtroppo non bastò per raggiungere alla fine la salvezza. Fu un’annata iniziale male, la mia gestione durò sei partite, non abbastanza per poter dare il mio contributo, ma restavano quindici o sedici gare alla fine del campionato, furono commessi troppi sbagli in quell’annata”.

Un saluto ai tifosi blucerchiati e un augurio in vista della stracittadina. “Un saluto di cuore a tutti coloro che amano la Sampdoria, i pochi mesi trascorsi da allenatore non hanno fatto sparire dentro di me l’amore verso i tifosi, la società e il mondo Sampdoria. Ho una voglia incredibile di rivedere presto la Sampdoria tornare ai vertici del calcio. Spero vivamente che la Sampdoria possa vincere il derby, so cosa significhi per i giocatori e la tifoseria doriana”.

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