Vogliamo autentici guerrieri. Chi scende in campo guardi la maglia che indossa

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Direttore Responsabile TMW Sampdoria. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TuttoEntella.com.
24.02.2016 08:26 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Vogliamo autentici guerrieri. Chi scende in campo guardi la maglia che indossa

Dedichiamo un approfondimento sulla presunta identità di gioco da portare avanti? Ci soffermiamo sulla miglior soluzione tattica possibile tra le due punte con il trequartista a supporto e invece un unico riferimento offensivo con tre centrocampisti avanzati alle sue spalle? Torniamo ad analizzare il mercato invernale, oppure a cercare di comprendere la scelta estiva della guida tecnica?  Figuriamoci, nulla di tutto questo.

Magari potremmo soffermarci su chi gioca in punta di piedi, su coloro che si fanno notare per inutili  o mal riusciti tocchi di tacco, veli, conclusioni di fino, giocate leziose destinate a compiacere esclusivamente il proprio ego e alimentare gli scatti dei fotografi a bordo campo. In tanti, in troppi non hanno ancora compreso come si stia giocando con il fuoco, la stagione già di suo è stata pessima, cerchiamo di non trasformarla in drammatica. Chi rappresenta il Doria in campo gioca da tassello di una grande squadra contro le big, esce a mani vuote a causa dei propri limiti ma a testa alta. Contro le presunte matricole, o meglio contro le nostre dirette concorrenti per non retrocedere ecco che il narcisismo, la supponenza, i passaggi pigri, la deconcentrazione, gli spot pubblicitari, la richiesta del pallone sui piedi senza muoversi di un centimetro diventano l'ordine del giorno. La prima frazione contro il Torino e la gara con l'Atalanta sono soltanto gli esempi più recenti. E invece abbiamo altro da parlare e lo faremo brevemente.

Tutto passa in secondo piano, a questo punto necessariamente, rispetto al raggiungimento dell'obiettivo minimo, ma vitale: la salvezza. La parte sinistra della classifica non esiste e molto probabilmente non è mai esistita, l'Europa soltanto una chimera o un sogno infranto in una maledetta serata estiva piemontese gettando alle ortiche un'ottima stagione ma ricca di rimpianti, non siamo capaci a vivacchiare a centro classifica. In campo ci siamo fatti male da soli e ora dobbiamo essere in grado di uscirne nel più breve tempo possibile. Se qualcuno non lo avesse ancora capito ci giochiamo la vita calcisticamente parlando contro Frosinone e Verona, due scontri diretti fondamentali prima dei successivi impegni. In quei 180' più recupero non ce ne frega nulla della difesa a tre, della ricerca del bel gioco, vogliamo ammirare gente che combatta, lotti, corra, vinca i contrasti. Basta fraseggi stile galacticos, il tiki taka lasciamolo a chi sa farlo, dobbiamo tornare ad essere concreti, freddi sotto porta. Conta la sostanza, conta vincere.

Se la Sampdoria si ricorda di essere tale, l'obiettivo torna dietro l'angolo, siamo padroni del nostro destino qualunque sia l'avversario da affrontare. È realismo, non presunzione. Se giochiamo finalmente con il coltello tra i denti e mettiamo il talento al servizio del gruppo e delle esigenze della squadra, il Frosinone sarà costretto ad alzare bandiera bianca. Ma se così non fosse allora rischieremmo di assistere all'ennesima figuraccia, un ulteriore passo falso potrebbe pregiudicare il prosieguo della stagione e sarebbero guai seri. I ciociari hanno più volte dimostrato cosa significhi combattere. Dobbiamo restare ottimisti, ma, al tempo stesso, aver compreso il messaggio: chiunque ama la Sampdoria in Italia e in giro per il mondo vuole essere rappresentato in campo da autentici guerrieri, si vuole vedere la famosa maglietta sudata, se non fradicia. La guida tecnica contribuisca attivamente alla ricezione del messaggio da parte dei propri ragazzi. Chi non è pronto, chi non se la sente, lasci spazio a chi ha gli attributi. La posta in palio è altissima, crediamoci, combattiamo insieme, usciamo insieme da vincitori.

Un'unica incontrovertibile certezza è l'appoggio incondizionato di una tifoseria passionale, commovente, sempre presente, pronta per l'ennesima volta a rimboccarsi le maniche per salvare la baracca, compensando le lacune ripetutamente mostrate da ogni altra componente del mondo doriano, in primis l'atteggiamento dei giocatori, le scelte delle guide tecniche e alcune strategie societarie. Passato, presente, futuro, nulla cambia. Il pubblico blucerchiato è sempre al fianco della squadra del cuore, non esistono eccezioni. I tifosi restano al proprio posto come qualcuno desidera, non c'è bisogno di ricordare la loro importanza, o richiamarli all'incitamento. Ognuno dovrebbe fare la propria parte al meglio, finora soltanto chi fa esclusivamente il tifoso ha la coscienza a posto. Domenica si avvicina: noi ci crediamo e siamo pronti a lottare, chi scende in campo guardi la maglia che indossa e non pensi ad altro. Forza ragazzi.