Un sogno da realizzare, la realtà che fa sognare
Rieccoci. È passato un intero girone, scocca nuovamente l’ora del derby, riemerge la voglia di dimenticare in fretta, sul campo, con i fatti, gli ultimi 3 derby persi, soprattutto l’ultimo, nel quale la squadra è entrata in campo già sconfitta, già umiliata, senza gambe, testa, cuore, lasciando agli archivi una prestazione indegna. 3 stracittadine e 22 punti rifilatici nell’ultima stagione hanno convinto qualcuno, avente la memoria corta, che la storia cittadina e la geografia europea potessero essere ribaltate a proprio piacimento, ma si sa, anche questo è il bello del calcio, ognuno può dire la propria opinione, ma, quando non si è sostenuti dai fatti, nel lungo periodo si rischia di diventare patetici e perdere il contatto con la realtà.
Domenica sera noi con la voce dagli spalti, i nostri beniamini in campo con il pallone tra i piedi, dovremo diventare una cosa sola, un’unica entità in grado di surclassare gli avversari. Qualcuno che magari non ama frequentare il mondo della tifoseria organizzata, storce ancora il naso dinanzi al protrarsi della mancata organizzazione di coreografie nell’ottica di contrastare il calcio moderno, ma se vivesse senza le fette di prosciutto davanti agli occhi, si renderebbe conto di come il mondo ultras stia per diventare vittima dell’ennesima opera di schedatura. Non se ne parla eccessivamente, ma la tessera del tifoso ormai incombe, come se non bastassero i dati rilasciati al momento dell’abbonamento, i tornelli, gli steward, le telecamere e le resistenze all’ingresso degli striscioni che denunciano tale situazione.
A prescindere dalla coreografia, anche chi è abituato a non cantare allo stadio domenica dovrà tirare fuori la voce, tornare a casa senza tonsille, spingere la squadra alla vittoria, non solo per riportare il primato cittadino dove è sempre stato, ovvero a casa, ma soprattutto per tenere viva la speranza di lottare fino alla fine per un piazzamento in Europa League, o per coltivare ancora i sogni Champions. Il Palermo è uscito ridimensionato da Catania, il Napoli balbetta, la Juve è alla deriva, la Fiorentina ha perso terreno, il Genoa sembra in debito d’ossigeno, è lecito che i ragazzi ci credano.
Vogliamo 11 leoni in campo, 11 lottatori, 11 Doriani: in porta Marco ha tutto per confermarsi un autentico felino, Stefano e Daniele sono il simbolo di affidabilità e rappresentano spesso e volentieri gli attaccanti aggiunti, Luciano e Reto devono innanzitutto garantire adeguata copertura sugli esterni, prima di pensare alle sovrapposizioni offensive. L’Angelo Blucerchiato è chiamato a fare la differenza nella stracittadina, diventare il padrone assoluto del centrocampo, Andrea sarà il consueto motorino inesauribile e deve credere nelle conclusioni da fuori. Sugli esterni Franco e Stefano sono chiamati a far saltare il tatticismo difensivo avversario, creando la superiorità numerica e realizzando invitanti cross dal fondo per il tandem offensivo.
Arrivo ai nostri due gioielli: Fantantonio, atteso dai consueti beceri cori e striscioni ricchi di insulti, smania dalla voglia di realizzare il sigillo nel derby, o almeno di indossare nuovamente le vesti dell’assist – man come accaduto ai tempi del goal di Maggio. Il Pazzo non vede l’ora di invitare una gradinata intera a guardarlo negli occhi, a farla tornare a casa con la fotografia di un suo goal, con un ricordo indelebile nella mente, dedicato a chi lo teme già da una settimana. La classifica e i tre recenti pareggi non devono né ingannare, né rilassare qualcuno: stavolta non si accetta più un errato approccio alla partita, nessuno deve sentirsi arrivato, ci sarà da lottare su ogni pallone, da uscire con la maglia sudata per uscire trionfanti. Ci aspetta una battaglia, non bisogna mai dimenticarselo. Lo sa benissimo anche Del Neri, che deve riscattare l'umiliazione dell'andata.
Chi mi conosce sa che il Doria ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà una parte della mia vita, una parte del mio cuore. Si può cambiare tutto, fidanzata, lavoro, amicizie, automobile, ma mai la squadra di calcio, ma il Doria va oltre: non sono soltanto 11 giocatori che scendono in campo, ma una passione immensa, una fede intramontabile che ti porta a viaggiare in Italia e in Europa, a visitare i campetti di periferia quando eravamo con un piede nella fossa, un modo unico per socializzare, far nascere amicizie che durano per sempre. Il derby è anche scaramanzia: gli esperti in materia si affidano ad amuleti, riti particolari, usanze mai accantonate, ad orari precisi, pur di non tradirsi.
Nel mio piccolo ho conosciuto recentemente una persona che desidera assistere al trionfo dei colori blucerchiati, è un altro tabù da sfatare. Non so in quale settore sarà domenica sera, ma di certo avrà la sciarpa del Doria attorno al collo e incrocerà le dita. Non sarà fisicamente al mio fianco, ma i nostri cori, speranze, sguardi, emozioni e sofferenze si incontreranno in campo, trovando il loro habitat naturale, del resto il suo nome ha in comune lo stesso numero di lettere e le medesime vocali della squadra che amerò per sempre. In campo voglio ammirare la nostra Regina sotto i riflettori mentre tocca il cielo con un dito, sugli spalti invece sono convinto che il sorriso di quella persona incanterà anche a distanza. Tra pochi giorni sapremo se il Doria ce l’avrà fatta, per tutto il resto domani è un altro giorno.
Nello stadio rimbomberà il nostro tradizionale Sempre con te Doria, mentre quella persona si è già assicurata il copyright del mio Solo per Te....
