Tessera del tifoso e i mali del giocattolo calcio

Tessera del tifoso e i mali del giocattolo calcioTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Tommaso Sabino
mercoledì 7 luglio 2010, 08:42Una Regina sotto i Riflettori
di Diego Anelli

Nel recente passato qualcuno aveva polemizzato nei confronti dell’U.C. Sampdoria in merito all’entrata in vigore della Samp Card, la versione blucerchiata della tanto famigerata Tessera del Tifoso, ma si era dimenticato di un piccolo dettaglio: il club di Corte Lambruschini si è limitato ad adeguarsi ad una nuova legge del Governo, contro la quale era impossibile controbattere.

I rappresentanti della società, intervistati in merito, non hanno potuto far altro che rispettare le normative, pur evidenziando la propria contrarietà, non nascondendo dubbi e perplessità. In un argomento simile occorre un buon mix di razionalità, buon senso e sensibilità, tutte caratteristiche che la società ha dimostrato di possedere decidendo di offrire ai vecchi abbonati non possessori della tessera del tifoso una sorta di prelazione sulla vendita dei tagliandi.

Sampdorianews.net, almeno in ambito locale, è stata una delle pochissime testate che ha manifestato il proprio disappunto nei confronti della Tessera del tifoso, un provvedimento a parole destinato a combattere la violenza negli stadi, ma forse nella pratica finalizzato ad incrementare in maniera irreversibile il fattore bu$ine$$ nell’ambiente calcistico.

Il vostro portale interamente tinto di blucerchiato probabilmente ha assunto questa presa di posizione per un semplice motivo: chi lo guida non segue l’esempio di chi parla tanto per parlare, di chi criminalizza il mondo ultras senza nemmeno conoscerlo perdendosi in scandalose generalizzazioni, di chi attacca per vedere aumentato il numero di spettatori davanti alle pay-tv.

Il sottoscritto è nato nella Gradinata Sud, da decenni ormai è abbonato nel tempio del tifo blucerchiato, ha superato il centinaio di trasferte in Italia e in Europa, nel suo piccolo ritiene di conoscere almeno un minimo chi segue la propria amata sempre, ovunque, comunque. Si tratta di persone che fanno sacrifici in termini di spesa e tempo, prendono giorni di ferie, macinano km su km, trascorrono intere notti in viaggio sui pullman dei club o sui vagoni di un treno, non mancano mai pur di ammirare, sostenere la Sampdoria, perché vederla, appoggiarla rappresenta un diritto – dovere di ogni vero tifoso, un’escalation di emozioni, sensazioni, gioie, sofferenze, pianti, urla liberatorie, un mix senza prezzo.

Qualche mela marcia, o fanatico si può trovare negli stadi, ma credo come in qualunque altro ambiente, settore, luogo che si possa frequentare nella vita. Lo stadio è lo specchio della nostra società, può rappresentare per qualche soggetto una valvola di sfogo, ma sicuramente non è esclusivamente il ritrovo di teppisti, scalmanati, schegge impazzite, del peggio della società italiana. Sugli spalti la stragrande maggioranza delle persone sono trasportate da sani principi, da una passione infinita, una voglia di socializzazione che resiste anche in un contesto molto lontano dal calcio che amiamo.



Biglietti nominativi, telecamere, cancellate, tornelli, steward, da chi sono stati ideati e a cosa sono serviti? Probabilmente a ben poco se la Tessera del Tifoso sembra talmente irrinunciabile, ma gli altri paesi come fanno a vivere senza? Da loro la giustizia lavora più seriamente e sono stati trovati strumenti davvero efficaci? In Italia esiste da sempre la moda di colpire la massa anziché le minoranze, perché è più facile, più comodo, o più vantaggioso? Se i violenti rappresentano cani sciolti, limitati gruppi di soggetti spesso già conosciuti e facilmente identificabili, perché non puntare su sanzioni penali certe, piuttosto che generalizzare e colpire il fenomeno ultras nella sua completezza?

Non mi pare che settimanalmente in ogni campo d’Italia gli incidenti siano all’ordine del giorno, le tifoserie, con il maggior numero di scalmanati, sono oramai note, anche se recentemente abbiamo assistito all’applicazione di sanzioni in stile “figli e figliastri”, come se fossero le piazze, o i colori a fare la differenza e non gli eventi accaduti sotto gli occhi di tutti. Il fenomeno ultras fa notizia solo per episodi negativi, non se ne parla quando, ad esempio, la tifoseria organizzata blucerchiata porta avanti encomiabili iniziative a scopo benefico in Italia o nel mondo, oppure quando fa riferimento a valori del calcio ormai scomparsi, come l’utilizzo degli striscioni.

I tifosi devono inviare un fax per introdurre gli striscioni nelle proprie curve, fanno salti mortali per acquistare i biglietti per le trasferte, sono banditi tamburi e megafoni, accedono a settori ospiti al limite della decenza, gli stadi italiani sono tra i peggiori in Europa per sicurezza, igiene e ospitalità, ogni estate si allunga il conto dei club che saltano per aria per debiti mentre qualcun altro si salva facendo ricorso a santi in paradiso, oppure sulla Terra, i giocatori bandiera sono esempi sempre più rari, il nostro calcio ha conosciuto recentemente scandali vergognosi come passaporti e fideiussioni false, “Calciopoli”, il livello arbitrale non convince ancora.

Si finge di voler riportare la gente negli stadi quando invece si fa di tutto per tenerla seduta in poltrona con offerte imperdibili su pay-tv e digitale terrestre e innalzando i prezzi dei biglietti ad un livello inaccettabile, ma intanto ci sentiamo raccontare la favoletta del Palazzo volenteroso a rivedere le famiglie allo stadio, come del resto fossero totalmente scomparse ai nostri occhi. In un ambiente con tali caratteristiche, credo che il tifo organizzato non rappresenti l’unico punto nero, anzi, credo che le altre componenti del giocattolo Calcio avrebbero tanto da imparare.

La Tessera del Tifoso rappresenta l’ultimo e più clamoroso esempio di schedatura e limitazione della libertà personale, ma le novità non sono finite qua…si progetta di giocare anche a mezzogiorno. Se ci saremo gli faremo un piacere, se non ci saremo gliene faremo due, allora saremo regolarmente presenti, ma sarebbe ora che tutti, soprattutto chi si perde in moralismi e ipocrisie, si facesse un profondo esame di coscienza.