San Siro insegna: Bereszynski e l'operazione Djuricic, Samp rafforzata. La furia organizzata e adesso l'ulteriore salto di qualità

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, Tuttoentella.com, Antenna Blu.
05.02.2017 15:45 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS
San Siro insegna: Bereszynski e l'operazione Djuricic, Samp rafforzata. La furia organizzata e adesso l'ulteriore salto di qualità

Le deludenti gare casalinghe terminate 0-0 contro Udinese ed Empoli erano sinonimi di rilevanti passi indietro, mentre la trasferta al San Paolo era stata invece capace di dare forti convinzioni di personalità e forza collettiva nonostante l'ingiusta espulsione di Silvestre. La sconfitta di misura a Bergamo si era rivelata invece l'occasione per comprendere come ci fosse ancora molto da migliorare in fase realizzativa; si era toccata con mano la consapevolezza di aver fatto una buona figura nella tana della principale sorpresa del torneo, ma al tempo stesso gli episodi arbitrali avevano nuovamente inciso.

Due punti in sei gare di campionato, l'eliminazione in Tim Cup e una crescente sterilità offensiva rappresentavano fattori potenzialmente capaci di creare qualche preoccupazione. Con i 3 punti meritatamente ottenuti con il Torino ad inizio dicembre eravamo finalmente passati nella parte sinistra della classifica, si poteva pensare di consolidare quella posizione senza necessariamente sognare voli pindarici, invece sul più bello il meccanismo ben oliato ha conosciuto nuove interruzioni. Il goal a freddo di Bruno Peres avrebbe potuto stendere qualsiasi squadra reduce da un trend di risultati ed episodi simile al nostro, il rischio di perdere il bandolo della matassa, smarrire la consapevolezza nei propri mezzi oltre alle certezze fino a quel momento faticosamente acquisite seguendo alla lettera i dettami della guida tecnica.

Tale scenario non si è assolutamente presentato ai nostri occhi, perchè nel momento di maggiore difficoltà mentale la Sampdoria targata Giampaolo si è confermata una compagine con i veri attributi, si è rimboccata le maniche, non ha perso la propria identità, non ha pensato nemmeno per un attimo a dedicarsi all'improvvisazione, o allo stravolgimento del credo tattico perseguito fin dal ritiro estivo. È rimasta intatta l'autostima, alla quale si sono aggiunti rabbia, voglia di riprendersi quanto banalmente lasciato per strada e quanto invece strappato a causa di variabili esterne. L'11 doriano, nonostante la giovane età media, ha messo sul campo personalità, determinazione, abnegazione, maturità, capacità di leggere i momenti topici della gara oltre ad un miglioramento in zona realizzativa.

Non importa se davanti si abbia il presunto sparring-partner, o la corazzata del torneo, questa Sampdoria va avanti per la propria strada, in settimana studia ovviamente in maniera minuziosa le caratteristiche dell'avversario di turno per poterlo affrontare al meglio e colpirlo laddove si siano palesate certe lacune, ma la propria ideologia non viene cambiata di una virgola. La Roma stava alimentando le speranze di restare il più possibile vicina alla Juventus in chiave scudetto, ma ha dovuto fare i conti con il forte ritorno dei blucerchiati, capaci non soltanto di riportarsi in parità in ben due occasioni, ma compiere il sorpasso al massimo della propria furia organizzata. Il pressing a tutto campo iniziato dagli attaccanti sui portatori di palla ha mandato in tilt i giallorossi, messi inoltre in seria difficoltà quando i potenziali punti deboli difensivi, Vermaelen e Bruno Peres, sono stati intelligentemente presi di mira dai nostri attacchi.

3 punti insperati, ma sicuramente meritati considerando anche il gap tecnico tra le formazioni in campo, non si è trattato di un fuoco di paglia, perchè la Sampdoria ha bissato quel successo andando ad espugnare San Siro, confermando anche in uno dei palcoscenici più prestigiosi la propria filosofia di gioco, cercando di colpire colpo su colpo finchè è stato possibile, soffrendo e tenendo botta nei momenti di maggiore pressione e andando a gonfiare la rete nel momento chiave. Stavolta non ci sono stati né regali da parte nostra, né incertezze dei singoli, né eurogoal degli avversari e nemmeno episodi arbitrali sfortunati; nessuna coronaria fatta saltare nei secondi di recupero, altri 3 punti dall'enorme peso specifico che ci consentono di raggiungere quota 30 e affrontare il doppio turno casalingo, Bologna e Cagliari, al massimo del morale. Proseguire il filotto di successi sarà possibile soltanto confermandosi grande squadra anche contro le formazioni non di primissima fascia, sarebbe quella la possibile svolta in ottica futura.

Prima di concludere soffermiamoci sui singoli. Dopo oltre tre mesi d'assenza non era facile farsi trovare pronto in uno stadio simile e contro un avversario di tale caratura, ma Emiliano Viviano ha risposto presente in ogni occasione, rivelandosi determinante ai fini del risultato. Come sempre del resto, niente di nuovo. Già contro la Roma si era ben disimpegnato limitando il raggio d'azione di un cliente scomodo come Perotti, a San Siro Berenszynski, uno dei rinforzi del mercato di gennaio, ha confermato tutte le proprie doti, in primis senso tattico, invidiabile tecnica di base, dinamismo, capacità di integrarsi alla perfezione nella fondamentale arma dell'offside. Finalmente la corsia destra inizia ad essere di competenza di un elemento di sicuro affidamento. Da non trascurare il recente rendimento di Regini, il quale, dopo aver tenuto botta contro i giallorossi, è riuscito a ben contenere il temibile tandem Suso – Kucka.

Centralmente l'accoppiata Silvestre – Skriniar costituisce un'autentica garanzia, peraltro ben protetta dal lavoro sporco svolto in mediana, dove Torreira, affiancato da Linetty e da un Praet sempre più versatile e incisivo, agisce da diga a protezione della retroguardia. Se da qualche settimana Fernandes sta registrando un leggero calo di rendimento e Alvarez non abbia quasi mai inciso, si sta ritagliando uno spazio crescente Filip Djuricic, acquistato a gennaio a titolo definitivo e rivelatosi il grande Mvp doriano a San Siro. Il serbo, ceduto dal Benfica in cambio di Pedro Pereira, ha letteralmente spaccato la gara; tanta legna in mezzo al campo in termini di contrasti e raddoppi di marcatura, ma altrettanta qualità nel cuore del centrocampo, con dribbling ubriacanti e strappi che hanno tagliato le gambe ai rossoneri sempre più in difficoltà dinanzi alle sue improvvise accelerazioni. Complessivamente un'invidiabile batteria di trequartisti alle spalle dei riferimenti offensivi, con Muriel ritornato a grandi livelli in termini di continuità di rendimento e carica agonistica, Schick un predestinato che gioca da veterano e un Quagliarella non più determinate come un tempo, ma capace in ogni momento di risultare decisivo, come in occasione del rigore di San Siro.

In attesa di vedere con calma Simic, sul quale come dichiarato in esclusiva ai nostri microfoni da Sasa Bjelanovic Vice Ds Hajduk Spalato, sarà importante un determinato periodo di tempo per migliorare l'interessante potenziale del ragazzo sotto il profilo tattico, dall'ultimo mercato la Sampdoria è uscita rafforzata sul campo e nelle proprie convinzioni. Mantenuta la promessa della società di non cedere a questo giro i pezzi pregiati, azzeccato Bereszynski, l'operazione Djuricic sta iniziando a dare grandi frutti, mentre i rinnovi contrattuali e le operazioni anticipate per il futuro (Verre che segue i precedenti casi di Torreira, Capezzi e Palumbo) danno la conferma della continuità. Il campionato è ancora lungo, la Sampdoria potrebbe anche non aver definitivamente perso tutti gli obiettivi stagionali, resta in ogni caso un torneo da proseguire e terminare nel migliore dei modi, cercando di togliersi il maggior numero di soddisfazioni (vedi Roma e Milan) e costruire le basi per un futuro migliore.

L'importante sarà non perdersi nuovamente sul più bello, dimostrando sul campo di aver imparato dagli errori commessi nel recente passato, restando umilmente ambiziosi e mantenere gli occhi della tigre anche contro avversari della stessa portata, o sulla carta inferiori. Questo sarebbe l'ulteriore salto di qualità.