R A N I E R I: sette lettere, una parola. Un Uomo da Sampdoria

23.05.2021 09:17 di Diego Anelli   Vedi letture
R A N I E R I: sette lettere, una parola. Un Uomo da Sampdoria
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Rispetto mostrato fin dal primo secondo e ancora prima di firmare il contratto nei confronti dell'intero mondo Sampdoria: storia, tradizione, maglia, tifoseria, obiettivi. Rispetto per la parola data.

Amore: per il proprio lavoro svolto con la massima professionalità e abnegazione, per i propri ragazzi rigenerati, accompagnati, per la causa Sampdoria, prima, durante e dopo il lockdown.

Notizia: è riuscito ad entrare nella testa della squadra in più circostanze chiave. In primis appena arrivato quando era chiamato a rimettere a posto i cocci in una situazione complessivamente disastrosa. Nella seconda stagione ha avuto il merito di trovare continuamente nuovi obiettivi, anche quando potevano non esserci. Ha trasmesso mentalità, saggezza e stimoli fino all'ultimo triplice fischio finale, contrariamente ad ogni suo precedessore nella gestione Ferrero.

Ingegno: da alcuni accusato di essere ancorato ad un calcio vecchio e sorpassato, ha dimostrato di adattarsi a momenti, esigenze, avversari, condizioni della squadra, senza mai temere nessuno, optando per formazioni e moduli spesso variabili. Nessuno è impeccabile, non è vincolato ad un unico schema. Il bel gioco è un valore aggiunto, ovunque conta il risultato. Si nota una bella donna anche se non vestita alla moda, conta la sostanza della persona.

Esperienza: è salito su una nave alla deriva e non l'ha mai abbandonata. Ha deciso di guidarla con saggezza, ridando autostima, motivazioni, tranquillità ad ogni membro dell'equipaggio. I leader si sono ritrovati, i "gregari" sono tornati coinvolti nel progetto tecnico. Emblematici gli esempi di Candreva e Jankto. Ranieri ha avuto il merito di attendere gli elementi di maggiore blasone, non ha caricato di pressione i giovani talenti, alcuni dei quali sono diventati protagonisti, vedi Audero, Augello, Thorsby, Damsgaard.

Reazione: nel bene e nel male la sua Sampdoria non ha mai staccato definitivamente la spina, non ha gettato la spugna nemmeno quando la resistenza pareva improba come la salita del Mortirolo. Le sue urla hanno telecomandato la truppa. La sua Sampdoria può aver perso qualche battaglia, mai la guerra.

Identità: non avrà fatto stropicciare gli occhi di sognatori, inaccontentabili con il perenne gioco champagne, poco importa se arrivano punti, risultati e obiettivi. Durante la sua gestione abbiamo visto una squadra umile, compatta, solida, combattiva, concreta, capace di collezionare numerose vittorie in trasferta e ritrovare il gioco sugli esterni, dando priorità a cross e verticalizzazioni rispetto al tiki taka.