Ottimismo, soddisfazione e orgoglio. Ora i punti a Bologna e Cagliari

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TMW Radio, TuttoEntella.com.
 di Diego Anelli  articolo letto 1310 volte
© foto di ALBERTO LINGRIA/PHOTOVIEWS
Ottimismo, soddisfazione e orgoglio. Ora i punti a Bologna e Cagliari

Ne avevamo parlato nel precedente editoriale. Per fare punti contro Roma e Milan potevano non bastare prestazioni ottime, bisognava fare i conti con gli episodi, augurandosi che si rivelassero fortunati nei nostri confronti. Purtroppo così non è avvenuto, alcune decisioni arbitrali sfavorevoli (in primis il penalty nel recupero all'Olimpico) hanno fatto la differenza, talvolta ci siamo complicati maledettamente la vita da soli, l'errore di Skriniar in fase d'impostazione contro il Milan ne è l'emblema.

Tante le recriminazioni, altrettanti i rimpianti, ma, ora come non mai, è giusto, o meglio doveroso guardare il bicchiere mezzo pieno, ciò non significa ignorare dove si sarebbe potuto lavorare in maniera più efficace e tempestiva, sia chiaro. Dinanzi però ad una squadra rivoluzionata in estate e reduce dal cambio alla guida tecnica, abbiamo a che fare con un organico che già presenta una chiara e ben precisa identità, ha un'anima, un cuore, pressa a tutto campo, ha un gioco come non vedevamo da diversi anni, forse, fatta eccezione per alcune gare nella prima parte dell'era Mihajlovic, dalla prima stagione di Mazzarri con la qualificazione in Europa League.

Il merito va a mister Giampaolo, snobbato e visto con scetticismo da buona parte della critica e dell'ambiente calcistico, ma uno degli ultimi casi di tecnici che insegnano calcio, trasmettono una tangibile filosofia di gioco alle proprie squadre. È sempre il campo a decretare sentenze, è vero, ma finora il passaggio del turno in Tim Cup, 6 punti ottenuti nelle due gare di campionato a nostra portata, sconfitte immeritate contro Roma e Milan rappresentano un ottimo biglietto di visita, probabilmente al di là di ogni più rosea aspettativa. Ci si può, anzi ci si deve incavolare quando ci si vede strappare un punto meritatamente conquistato nell'incredibile gara dell'Olimpico caratterizzata da rimonte, contro-rimonte, diluvi universali, oltre un'ora di pausa e un rigore impossibile da restare esente da polemiche infinite. A tratti si dà una lezione di calcio al peggior Milan degli ultimi trent'anni ma ci si vede annullare un altro goal valido seguito dal goal di Bacca, esattamente come l'anno scorso anche se l'errore arbitrale compiuto in occasione del sigillo annullato a Dodò fu ancora più grossolano; non si conquista nessun punto. Ci si incavola e si ha ragione ad incavolarsi.

L'incavolatura dura però per un certo lasso di tempo, poi devono prevalere l'ottimismo, la soddisfazione, l'orgoglio. Ottimismo perchè dopo anni vediamo una squadra giocare, seguire alla lettera le indicazioni di un Allenatore con la A maiuscola, capace di rigenerare talenti e sfruttare al massimo il potenziale a propria disposizione. Ne sa qualcosa Muriel, immarcabile e il primo a sacrificarsi per la squadra, senza scordare Silvestre, unico punto fermo in difesa assieme a Viviano, e Barreto, capace di agire da diga e inserirsi pericolosamente tra gli spazi in fase offensiva. Soddisfazione in quanto la società ha finalmente sposato la linea dei giovani talenti sul mercato, si è aggiudicata elementi del calibro di Torreira e Linetty che hanno già conquistato tutti per qualità, sostanza, personalità e dinamismo, in attesa di vedere con maggiore continuità i vari Praet, Bruno Fernandes e Schick. Provare orgoglio è automatico quando si assiste a prove gagliarde, coraggiose, ricche di maturità della propria squadra, tornata finalmente a correre, inseguire e lottare su ogni pallone come se non ci fosse un domani. Proprio l'esatto contrario di quanto avvenuto nella scorsa stagione.

Ovviamente non è nostra abitudine nascondere i problemi, né far leva su di loro per compiere strumentalizzazioni, il bene della Sampdoria è l'assoluta priorità. Il nostro compito si limita sempre ad analisi e critiche costruttive. Il mercato estivo è stato sicuramente positivo, lo abbiamo detto più volte, basato in primis su due concetti guida: lo scouting e le plusvalenze. Un mercato che sarebbe stato quasi perfetto con la ciliegina sulla torta, ovvero un forte rinforzo difensivo, purtroppo mancato, senza il quale si rischia di vanificare diverse buone prestazioni. La partenza di De Silvestri ha lasciato un buco almeno in termini d'esperienza, copertura e senso tattico, la permanenza di Castan si è conclusa nel giro di un paio di settimane, una volta partito il brasiliano sarebbe servito come un pane un altro elemento di maggiore esperienza capace di guidare l'intero reparto.

Ben vengano il ritrovato Silvestre, il rientrante Pereira subito sul pezzo contro i rossoneri, il Regini in versione difensore centrale non sta assolutamente dispiacendo oltre ad aver fornito una buona prova anche come terzino sinistro contro il Milan, ma serviva in entrata qualche rinforzo di peso. Poche le alternative alla coppia centrale, con Skriniar, da me ritenuto tuttora un ottimo elemento in prospettiva, ma finora sfortunato, ha bisogno di crescere con calma e poter anche sbagliare limitando al massimo i danni. Del resto mi convincono poco anche le corsie esterne, dove Sala, per il quale ci auguriamo un periodo di stop assai breve, è maggiormente portato alla fase di spinta che alla copertura, idem Pavlovic, in sostituzione del quale è stato rivoluzionato l'intero reparto, riposizionando Regini sulla sinistra e dando fiducia dal 1' a Skriniar. Un'alternativa non mancava ed era rappresentata da Dodò, visto venerdì sera in campo al Ferraris soltanto nel chiacchierare con Gabriel nell'intervallo, evidentemente il brasiliano non sta assolutamente convincendo, del resto lo spezzettone disputato all'Olimpico è stato sconcertante per atteggiamento e rendimento. Probabilmente un prestito biennale con obbligo di riscatto dopo lunghe riflessioni del diretto interessato non avrebbe dovuto rappresentare l'unica strada da percorrere per sistemare un reparto in difficoltà e a corto di alternative, contrariamente a tutti gli altri settori.

Dopo gli applausi e i complimenti che non portano ahimè punti ecco due trasferte consecutive assai insidiose; Bologna e Cagliari. Qui non possiamo sbagliare. Diventa vitale limitare al massimo le amnesie difensive e risultare maggiormente cinici sotto porta. Continuiamo a giocare da provinciale con la personalità della grande squadra, abbiamo intrapreso il cammino giusto, basta mantenere fiducia, l'umile ambizione e la consapevolezza nei propri mezzi. I felsinei e i sardi hanno già dimostrato di possedere i mezzi per far male e vantare un'organizzazione ben definita. Toccherà a noi reggere il contraccolpo e contrattaccare facendo leva sulle nostre armi migliori, in primis la completezza del centrocampo e l'asso colombiano, magari da supportare con Budimir, il quale potrebbe offrire alternative tattiche differenti rispetto ad un Quagliarella sempre assai generoso, ma recentemente meno nel vivo del gioco.